Amministrative 2027: Saulle corre, il centrosinistra fa le sue proposte e le civiche preparano il terreno

A Ruvo di Puglia dopo vent’anni di governo progressista, la città si avvia verso una partita elettorale ancora tutta da scrivere

lunedì 5 ottobre 2026
A cura di Teresa Fiore
La politica, a Ruvo, sembra essersi rimessa in cammino. Non è ancora campagna elettorale, almeno non formalmente. Ma la stagione delle amministrative del 2027 è già cominciata nei fatti, nei conciliaboli, nelle riunioni, nelle dichiarazioni pubbliche e soprattutto nelle inquietudini che attraversano i partiti e i movimenti.

È una partita che arriva al termine di una lunga stagione politica. Dal 2006, quando Michele Stragapede riportò il centrosinistra alla guida della città, Ruvo ha conosciuto una sostanziale continuità di governo progressista. Stragapede, poi Vito Ottombrini nel 2011 e, dal 2016, Pasquale Chieco, riconfermato nel 2021. Una continuità che Rifondazione Comunista stessa ha recentemente indicato come un elemento da sottoporre a bilancio; vent'anni di amministrazione, con coalizioni, uomini, sensibilità e programmi differenti, ma dentro un perimetro politico prevalentemente di centrosinistra.

Il 2027, dunque, sarà inevitabilmente, anche un giudizio politico su questa lunga stagione. E per la prima volta da tempo la successione a Palazzo Avitaja appare tutt'altro che scontata.

La prima mossa l'ha compiuta il centrodestra.

Il 27 aprile la coalizione ha ufficializzato Orazio Saulle quale candidato sindaco, rivendicando l'unità tra Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega e la componente civica Alleanza Civica. Una scelta compiuta con largo anticipo rispetto al voto e presentata come una precisa opzione di metodo, quella di arrivare alla competizione con un candidato già individuato e con un percorso politico definito.

Saulle non è un volto estraneo alla storia politica ruvese. La sua candidatura si colloca dentro una presenza consolidata nel centrodestra locale e viene proposta dalla coalizione come sintesi fra esperienza amministrativa, radicamento territoriale e rinnovamento.

La sua campagna ha già cominciato a delineare alcuni assi programmatici: centro storico, commercio, zona industriale, periferie, viabilità, parcheggi, turismo e valorizzazione del patrimonio culturale. Il centrodestra ha inoltre avviato i tavoli programmatici destinati alla costruzione della proposta elettorale.

Negli ultimi mesi Saulle ha portato il confronto anche sul terreno della gestione amministrativa, intervenendo, tra le altre cose, sulla vicenda Ruvo Servizi e sulla destinazione delle risorse pubbliche, ponendo l'accento sulla necessità di una diversa gerarchia delle priorità. Si tratta, naturalmente, di una lettura politica della situazione proposta dal candidato e dalla sua coalizione, non di un giudizio amministrativo acquisito.

Dall'altra parte, il quadro è assai più articolato. Il centrosinistra deve fare i conti non soltanto con la scelta del candidato, ma con una questione più profonda: quale centrosinistra vuole presentarsi agli elettori nel 2027? È una domanda tutt'altro che marginale.

Nel 2016 Pasquale Chieco conquistò il Comune al ballottaggio alla guida di una coalizione nella quale convivevano Partito Democratico, Sinistra Ruvese, Ruvo Futura e Movimento Politico Schittulli. Cinque anni più tardi, nel 2021, quella esperienza venne confermata al ballottaggio con una coalizione comprendente PD, Sinistra Ruvese, Con Ninni Chieco Sindaco, Popolari con Emiliano e Rifondazione Ruvese. Chieco ottenne il 51,90% contro il 48,10% di Luciano Lorusso.

Sono numeri che raccontano una città politicamente contendibile.

Il centrosinistra ha vinto, ma non sempre ha avuto davanti a sé una strada priva di ostacoli. E la coalizione che si prepara al 2027 dovrà misurarsi con una trasformazione dell'elettorato, con il peso dell'astensione e con la necessità di dare un significato politico alla propria esperienza amministrativa.

Nel maggio 2025 la stessa amministrazione Chieco ha attraversato una fase di verifica che ha portato a una nuova Giunta, con l'ingresso di Anna Lobosco e Donato Saulle e la conferma di altri assessori. Il sindaco parlò allora di una coalizione più larga e di una maggioranza più coesa, pur riconoscendo l'esistenza di criticità nelle relazioni fiduciarie con parte della maggioranza.

Ora, però, quella stessa coalizione deve immaginare il proprio dopo-Chieco. Ed è qui che la questione del candidato diventa una questione di linea politica.

Il primo elemento di novità è arrivato dai Popolari con. Il 19 settembre il direttivo del movimento ha chiesto formalmente al consigliere comunale Giovanni Mazzone di rendersi disponibile alla candidatura a sindaco. Mazzone ha accettato, definendo la propria disponibilità un atto di responsabilità e spirito costruttivo.

I Popolari rivendicano così un ruolo paritario all'interno della coalizione; nessuno, nelle parole del movimento, può essere considerato una comparsa. È una richiesta di riconoscimento politico che si intreccia inevitabilmente con la discussione sulla successione a Chieco.

Mazzone, dunque, non è semplicemente "un candidato in più". È la manifestazione concreta di una parte della coalizione che chiede di partecipare alla definizione della futura leadership e che, davanti ai tempi dilatati del confronto interno, ha deciso di mettere un nome sul tavolo.

Resta da vedere se quel nome sarà destinato a diventare il punto di convergenza dell'intera coalizione oppure se rappresenterà l'apertura di un confronto più ampio.

Il Partito Democratico, nel frattempo, dopo un lungo confronto interno che è ruotato principalmente attorno ai nomi di Michele Scardigno e Nico Curci, con l'ipotesi di un profilo alternativo qualora nessuno dei due sarebbe riuscito a catalizzare il consenso necessario, ieri ha sciolto la riserva a favore del Presidente del Consiglio Comunale Scardigno.

Il lungo tempo della discussione interna, che si è protratto dall'inizio dell'estate, ha rischiato di trasformarsi nel tempo della competizione tra le diverse componenti della coalizione. Lo ha sottolineato Rifondazione Comunista che ha scelto di intervenire con particolare nettezza.

A giugno il PRC aveva proposto una riflessione di più ampio respiro, quello di non limitarsi alle segreterie dei partiti, ma aprire il confronto alla città.

La ragione è esplicita: dopo vent'anni di amministrazioni di centrosinistra, secondo Rifondazione occorre fare un bilancio di ciò che è stato realizzato e di ciò che è rimasto incompiuto, interrogandosi su una Ruvo profondamente cambiata dal punto di vista demografico, urbanistico e produttivo. Il partito ha chiesto quindi un rinnovamento della coalizione senza disperdere il patrimonio amministrativo accumulato.

È una posizione politicamente significativa perché pone una questione che accompagnerà inevitabilmente la campagna elettorale: la continuità può essere sufficiente oppure il centrosinistra deve presentarsi come una nuova fase politica?

A settembre, pochi giorni prima dell'annuncio del PD, la posizione del PRC si è fatta ancora più esplicita. Il segretario del circolo "Dino Frisullo", Pierdomenico Di Terlizzi, ha denunciato lo stallo del tavolo del centrosinistra, sostenendo che la coalizione si sarebbe riunita soltanto due volte da giugno e attribuendo la paralisi alle divisioni interne al PD.

È stato, in sostanza, un avvertimento politico: il tempo delle liturgie di partito non poteva diventare il tempo della città.

Liturgie che hanno portato all'annuncio di ieri. Annuncio che, più che porsi a conclusione di un percorso, è un vero e proprio punto di partenza per una riflessione generale a livello di centrosinistra cittadino, per provare a fare la quadra e chiudere il cerchio.

Poi c'è un altro capitolo, forse il più difficile da decifrare. Quello delle civiche. Il civismo, a Ruvo, non è una novità. Le stesse elezioni degli ultimi decenni hanno mostrato quanto le liste civiche siano state capaci di incidere sulla composizione delle coalizioni e sulla costruzione delle candidature.

Nel 2027, però, qualcosa potrebbe essere nuovamente in movimento. Alcune realtà civiche stanno lavorando alla possibilità di presentare una propria proposta e, secondo le ricostruzioni più recenti, potrebbe emergere a breve anche un candidato espressione di questo mondo.

Dentro questo fermento si colloca anche il movimento "Ruvo di Puglia. Liberi Forti Insieme", che continua a riunirsi e a discutere.
Per ora, tuttavia, è prudente fermarsi qui.

Le riunioni sono un fatto politico. Una candidatura, un accordo elettorale o una lista sono un'altra cosa.

Non è ancora possibile dire, sulla base degli elementi pubblicamente disponibili, se quelle riunioni condurranno alla nascita di un vero soggetto elettorale, a una candidatura autonoma oppure a un progetto destinato a dialogare con uno degli schieramenti già in campo. Ma sarebbe altrettanto imprudente ignorare il fenomeno. Perché quando una parte della politica si muove fuori dai luoghi tradizionali della rappresentanza, significa quantomeno che esiste uno spazio di discussione che i partiti devono osservare con attenzione.

La vera partita del 2027 potrebbe allora non essere semplicemente Saulle contro il candidato del centrosinistra.

Potrebbe essere una competizione fra differenti idee di città e, soprattutto, fra differenti modi di intendere la politica.

È cambiata la sua struttura produttiva. È cambiato il rapporto fra centro e periferie. È cambiato il modo di vivere il centro storico. Sono cambiate le aspettative sul turismo, sulla cultura, sulla mobilità, sui servizi e sulla qualità urbana.

Ruvo arriva dunque alle amministrative con una storia politica recente che pesa, ma che non necessariamente determina il futuro. Il voto è lontano. La partita, invece, è già cominciata.