Antonio Marinelli e la Madonna del Vento: fede e leggenda a Ruvo di Puglia

La Desolata raccontata tra storia, devozione popolare e suggestioni del Venerdì di Passione

sabato 21 marzo 2026
A cura di Teresa Fiore
Nel cuore della tradizione pasquale di Ruvo di Puglia, tra riti antichi e devozione popolare, si inserisce la riflessione dello studioso locale Antonio Marinelli, che con sensibilità e profondità restituisce il significato di una delle immagini più toccanti della religiosità cittadina: la Madonna Desolata.
Il suo scritto si muove tra storia e leggenda, tra osservazione artistica e sentimento, offrendo al lettore una descrizione della statua e un'esperienza viva, quasi partecipata, di ciò che essa rappresenta per la comunità. In queste righe, la fede si tesse con la memoria e con il mistero, dando voce a una tradizione che continua a rinnovarsi.

LA MADUONNE DU VINDE
(La Madonna del vento)
TRA LEGGENDA E REALTÀ, LA STATUA DELLA DESOLATA DI RUVO
"C'è un silenzio particolare che avvolge le strade di Ruvo di Puglia nel Venerdì di Passione. È un silenzio che non è vuoto, ma colmo di attesa, di memoria, di fede antica. In quel silenzio, quando i passi si fanno lenti e i cuori si raccolgono, appare Lei: la Madonna desolata, bellissima e profondamente commovente.
Questa statua, voluta nel 1907 dalla Confraternita della Purificazione Addolorata e scolpita dalle mani sapienti del molfettese Corrado Binetti, non è soltanto un'opera d'arte. È una presenza viva, capace di parlare senza voce. Il suo volto, così intensamente bello nella sua sofferenza, racconta una pena che tocca il cuore di chiunque la guardi: quella di una madre davanti al Figlio sulla croce.
L'iconografia è essenziale e profondissima: Maria è vestita di nero, colore del lutto e del raccoglimento, e si trova ai piedi della croce. È l'immagine fedele del Vangelo, che la descrive proprio lì, sotto il legno del sacrificio, in piedi, forte nel suo dolore. Non cade, non si dispera: resta. E in quel restare c'è tutta la grandezza del suo amore. Le mani, lo sguardo, il velo che incornicia il volto: ogni dettaglio contribuisce a rendere questa figura di una bellezza struggente, capace di commuovere profondamente l'anima.
E poi c'è quella leggenda, tramandata con affetto e stupore dal popolo: la "Madonan du Vinde", la Madonna del vento. Si racconta che, e tante volte proprio così è stato, durante la sua processione, il vento si sia alzato improvviso, forte, quasi a voler accompagnare il suo passaggio. Non un vento qualsiasi, ma un segno, un respiro misterioso che sembra dare voce al suo dolore, che scuote le anime e rende ancora più intensa e toccante la sua presenza.
E così, ogni anno, quando il vento torna a sfiorare i volti e a muovere i veli, la gente riconosce in quel soffio qualcosa di più: un richiamo, una carezza, un segno antico che continua a vivere. La Madonna del vento non è solo una leggenda, ma un simbolo: di fede che resiste, di dolore che unisce e di una bellezza così profonda da rimanere impressa nel cuore di chi la incontra."



Lo scritto di Antonio Marinelli ci consegna una testimonianza preziosa, che lascia il senso più autentico di una tradizione che va oltre il rito. La Madonna del Vento diventa così emblema di un'identità cittadina in cui il sacro si manifesta anche attraverso i segni più impalpabili, come il soffio del vento. Tra storia documentata e narrazione popolare, emerge una verità più profonda, quella di una comunità che continua a riconoscersi nei propri simboli, rinnovando ogni anno un legame fatto di fede ed emozione.