Caterina Ciraselli, dalla biologia alla tricologia: il benessere parte dall’equilibrio - L'INTERVISTA
Dalla formazione scientifica all’esperienza personale, la dottoressa Caterina Ciraselli racconta il suo approccio integrato alla salute dei capelli, tra nutrizione, attenzione alla persona e percorsi personalizzati
mercoledì 14 ottobre 2026
Prendersi cura dei capelli significa, talvolta, imparare ad ascoltare il proprio corpo e a comprenderne i segnali. È da questa consapevolezza che nasce il percorso professionale della dottoressa Caterina Ciraselli, biologa e consulente tricologica, che ha scelto di coniugare le proprie competenze scientifiche con un approccio attento alla persona nella sua interezza. Una scelta maturata anche attraverso un'esperienza personale, che ha trasformato una difficoltà vissuta in prima persona in un'occasione di studio, ricerca e crescita professionale. In questa intervista ci racconta la sua formazione, la passione per la tricologia e l'importanza di un percorso costruito sulle esigenze di ciascuno.
Dottoressa, il suo profilo unisce biologia, nutrizione e tricologia. Chi è oggi dal punto di vista professionale?
Mi sono laureata in Biologia all'Università di Bari e ho conseguito un corso di alta formazione post-laurea in Nutrizione umana. Nel 2025 mi sono formata come consulente tricologica e continuo tuttora il mio percorso di aggiornamento e specializzazione nei campi della tricologia e della nutrizione.
Non considero il benessere come un insieme di compartimenti stagni: i capelli, la pelle e l'energia del corpo possono riflettere ciò che accade dentro di noi. Oggi accompagno le persone nella ricerca di una maggiore salute ed equilibrio, partendo dall'interno e unendo la conoscenza scientifica a un approccio olistico, per dare vita a un modo diverso di intendere la tricologia.
Come è nata la sua specializzazione in tricologia? C'è una storia personale dietro questa scelta?
Sì, c'è una storia personale, anche se non è stato un percorso immediato. Grazie a una persona per me importante dal punto di vista lavorativo, ho avuto l'opportunità di avvicinarmi a questo mondo.
Io stessa ho vissuto il disagio della caduta dei capelli durante il post-partum e l'allattamento. Vedere i propri capelli indebolirsi in un momento così delicato può essere destabilizzante. Ho sperimentato in prima persona la frustrazione di non trovare risposte complete. È stato proprio grazie a una nuova esperienza lavorativa e all'opportunità che mi è stata offerta che ho iniziato a studiare, ad approfondire le possibili cause e a conoscere meglio le soluzioni disponibili.
Quella sofferenza personale si è trasformata nella mia più grande passione e in una motivazione profonda: aiutare gli altri ad affrontare le proprie difficoltà con maggiore consapevolezza.
Cosa significa lavorare con un «approccio olistico» e in che modo la fitoterapia supporta il suo metodo?
Significa non soffermarsi mai sul singolo capello o su un sintomo isolato. Quando una persona si rivolge a me per un problema tricologico, prendo in considerazione diversi aspetti: lo stile di vita, i livelli di stress, l'equilibrio ormonale, l'alimentazione e molto altro.
La fitoterapia può rappresentare, quando appropriato, uno degli strumenti di supporto all'interno di un percorso personalizzato. Il suo eventuale impiego richiede sempre una valutazione attenta delle caratteristiche della persona, delle terapie in corso e delle possibili controindicazioni.
Lei parla di un metodo personalizzato. In cosa consiste?
Non credo nei protocolli uguali per tutti. Due persone possono presentare un diradamento apparentemente simile, ma avere storie e condizioni completamente differenti.
Il mio metodo parte dall'analisi della persona nel suo insieme e si sviluppa attraverso un percorso strutturato: comprendere cosa sta accadendo, individuare i possibili fattori coinvolti, intervenire sugli aspetti modificabili e monitorare nel tempo l'evoluzione dei capelli e del cuoio capelluto. È un lavoro che richiede metodo, costanza e, soprattutto, personalizzazione.
Per me, lavorare seriamente significa anche conoscere i limiti della propria professione. Se durante l'analisi emergono elementi che richiedono una diagnosi medica o ulteriori approfondimenti, indirizzo la persona a un dermatologo o al professionista competente. Credo molto nel lavoro multidisciplinare: l'obiettivo non deve essere trattenere il cliente, ma accompagnarlo verso il percorso più appropriato alle sue esigenze.
Dopo aver vissuto personalmente la caduta dei capelli, cosa dice oggi a una persona che si rivolge a lei preoccupata?
Le dico che comprendo quella paura. Perdere i capelli può sembrare un problema esclusivamente estetico, ma per molte persone significa non riconoscersi più allo specchio e perdere sicurezza in sé stesse.
Ancora oggi, quando noto una maggiore caduta dei capelli, soprattutto durante i cambi di stagione, riaffiora quella sensazione. Oggi, però, riesco ad affrontarla con gli strumenti della biologia e della tricologia: prima di promettere una soluzione, bisogna capire, osservare e approfondire.
È esattamente ciò che cerco di fare con ogni persona che incontro: ascoltarla, valutarne la situazione e accompagnarla con competenza e consapevolezza nella ricerca del percorso più adatto.
Dottoressa, il suo profilo unisce biologia, nutrizione e tricologia. Chi è oggi dal punto di vista professionale?
Mi sono laureata in Biologia all'Università di Bari e ho conseguito un corso di alta formazione post-laurea in Nutrizione umana. Nel 2025 mi sono formata come consulente tricologica e continuo tuttora il mio percorso di aggiornamento e specializzazione nei campi della tricologia e della nutrizione.
Non considero il benessere come un insieme di compartimenti stagni: i capelli, la pelle e l'energia del corpo possono riflettere ciò che accade dentro di noi. Oggi accompagno le persone nella ricerca di una maggiore salute ed equilibrio, partendo dall'interno e unendo la conoscenza scientifica a un approccio olistico, per dare vita a un modo diverso di intendere la tricologia.
Come è nata la sua specializzazione in tricologia? C'è una storia personale dietro questa scelta?
Sì, c'è una storia personale, anche se non è stato un percorso immediato. Grazie a una persona per me importante dal punto di vista lavorativo, ho avuto l'opportunità di avvicinarmi a questo mondo.
Io stessa ho vissuto il disagio della caduta dei capelli durante il post-partum e l'allattamento. Vedere i propri capelli indebolirsi in un momento così delicato può essere destabilizzante. Ho sperimentato in prima persona la frustrazione di non trovare risposte complete. È stato proprio grazie a una nuova esperienza lavorativa e all'opportunità che mi è stata offerta che ho iniziato a studiare, ad approfondire le possibili cause e a conoscere meglio le soluzioni disponibili.
Quella sofferenza personale si è trasformata nella mia più grande passione e in una motivazione profonda: aiutare gli altri ad affrontare le proprie difficoltà con maggiore consapevolezza.
Cosa significa lavorare con un «approccio olistico» e in che modo la fitoterapia supporta il suo metodo?
Significa non soffermarsi mai sul singolo capello o su un sintomo isolato. Quando una persona si rivolge a me per un problema tricologico, prendo in considerazione diversi aspetti: lo stile di vita, i livelli di stress, l'equilibrio ormonale, l'alimentazione e molto altro.
La fitoterapia può rappresentare, quando appropriato, uno degli strumenti di supporto all'interno di un percorso personalizzato. Il suo eventuale impiego richiede sempre una valutazione attenta delle caratteristiche della persona, delle terapie in corso e delle possibili controindicazioni.
Lei parla di un metodo personalizzato. In cosa consiste?
Non credo nei protocolli uguali per tutti. Due persone possono presentare un diradamento apparentemente simile, ma avere storie e condizioni completamente differenti.
Il mio metodo parte dall'analisi della persona nel suo insieme e si sviluppa attraverso un percorso strutturato: comprendere cosa sta accadendo, individuare i possibili fattori coinvolti, intervenire sugli aspetti modificabili e monitorare nel tempo l'evoluzione dei capelli e del cuoio capelluto. È un lavoro che richiede metodo, costanza e, soprattutto, personalizzazione.
Per me, lavorare seriamente significa anche conoscere i limiti della propria professione. Se durante l'analisi emergono elementi che richiedono una diagnosi medica o ulteriori approfondimenti, indirizzo la persona a un dermatologo o al professionista competente. Credo molto nel lavoro multidisciplinare: l'obiettivo non deve essere trattenere il cliente, ma accompagnarlo verso il percorso più appropriato alle sue esigenze.
Dopo aver vissuto personalmente la caduta dei capelli, cosa dice oggi a una persona che si rivolge a lei preoccupata?
Le dico che comprendo quella paura. Perdere i capelli può sembrare un problema esclusivamente estetico, ma per molte persone significa non riconoscersi più allo specchio e perdere sicurezza in sé stesse.
Ancora oggi, quando noto una maggiore caduta dei capelli, soprattutto durante i cambi di stagione, riaffiora quella sensazione. Oggi, però, riesco ad affrontarla con gli strumenti della biologia e della tricologia: prima di promettere una soluzione, bisogna capire, osservare e approfondire.
È esattamente ciò che cerco di fare con ogni persona che incontro: ascoltarla, valutarne la situazione e accompagnarla con competenza e consapevolezza nella ricerca del percorso più adatto.