“Dove vanno i Santi?” - Il progetto di Cinzia Cantatore presentato a Ruvo di Puglia

Fotografia in bianco e nero e una mostra diffusa riscrivono il paesaggio della memoria

venerdì 27 marzo 2026
A cura di Teresa Fiore
Non è un libro che si limita a raccontare. È, piuttosto, un dispositivo di attraversamento, dei luoghi, delle persone, dei tempi. "Dove vanno i Santi?", il volume della fotografa Cinzia Cantatore, presentato mercoledì presso la libreria L'Agorà di Ruvo di Puglia, si colloca in una zona di confine tra documentazione e restituzione emotiva, tra indagine e appartenenza.

Nella presentazione è emersa con chiarezza la natura processuale del progetto; una costruzione lenta, maturata nell'ascolto e nella frequentazione. Per anni, Cinzia ha raccolto storie e immagini senza forzarle, lasciando che fossero le relazioni a generare il racconto.

Il cuore del volume non risiede nei momenti più visibili del rito, ma in ciò che li precede e li sostiene. Le storie raccolte — Antonio, Anna, Giuseppe, Simone, Marianna, Aldo, Rocco — non costruiscono un elenco, ma una trama. Sono traiettorie individuali che si intersecano in uno spazio fatto di gesti ripetuti, apprendimenti informali, eredità non dichiarate.

Nel corso della presentazione si è insistito su questo aspetto: la scelta di restituire ciò che solitamente resta ai margini. Non la rappresentazione della devozione, ma il suo farsi quotidiano. Non l'evento, ma la sua preparazione.

Il titolo agisce come una soglia interpretativa. "Dove vanno i Santi?" è una domanda che non cerca una risposta univoca, ma apre uno scarto. Nella sua apparente semplicità, introduce un movimento, invita a interrogare non tanto la destinazione, quanto il senso del cammino.

Durante l'incontro, è stato sottolineato come questa espressione — radicata nel linguaggio popolare — contenga una stratificazione di significati: memoria infantile, appartenenza, continuità. Una domanda che orienta lo sguardo, ma allo stesso tempo lo destabilizza.

La scelta del bianco e nero si inserisce coerentemente in questa logica. Privando l'immagine del colore, Cinzia riduce il rumore visivo e concentra l'attenzione su elementi strutturali, come le mani, i volti, le superfici, le relazioni tra luce e ombra. Ne deriva una percezione sospesa, in cui il tempo non è annullato, ma reso poroso.

A completare il progetto, la mostra diffusa nelle attività commerciali del centro cittadino introduce un ulteriore livello di lettura. Le immagini abbandonano lo spazio espositivo tradizionale e si distribuiscono lungo un percorso non dichiarato, innestandosi nella quotidianità.

Non c'è un inizio né una fine prestabilita. Il visitatore diventa passante, e viceversa. Le fotografie emergono tra le vetrine, interrompono lo sguardo abituato, chiedono una sospensione.

"Dove vanno i Santi?" non offre una sintesi, né pretende di chiudere il discorso. Piuttosto, apre una possibilità, quella di guardare diversamente ciò che si crede di conoscere.

E forse è proprio in questo scarto, minimo ma decisivo, che il lavoro di Cinzia Cantatore trova la sua necessità.