Il maestro Vincenzo Anselmi firma l’inno per l’ingresso del vescovo Domenico Basile

“Spes non confundit”, la musica che accoglie il nuovo cammino della Diocesi

martedì 21 aprile 2026
A cura di Teresa Fiore
Ci sono momenti, nella vita di una comunità ecclesiale, in cui le parole non bastano e la musica diventa linguaggio universale che esprime attesa, accoglienza e speranza. È ciò che accade in occasione dell'ingresso del nuovo vescovo Domenico Basile, evento che segna l'inizio di un cammino pastorale e umano.
Ad accompagnare questo passaggio, un inno inedito composto dal maestro Vincenzo Anselmi, che con sensibilità e rigore ha trasformato il motto episcopale in una partitura che sa parlare al cuore dei fedeli. Una composizione liturgica e un gesto artistico che si inserisce nella tradizione, rinnovandola.

In questa intervista, il maestro racconta il percorso creativo, le scelte tecniche e il significato più autentico di un'opera pensata per essere cantata, vissuta e condivisa.

Maestro Vincenzo Anselmi, come è nata la proposta di comporre il nuovo inno per il vescovo Domenico Basile?
Ci stavo pensando da quando ho appreso della sua nomina ma ero in attesa che scegliesse il suo motto. La prima volta che ho scritto un inno per un vescovo è stato in occasione del 10° anniversario di episcopato di Mons. Nicola Girasoli con "Nuntiare cum jubilo" al quale ha fatto seguito "Servire Domino in laetitia" di Mons. Domenico Cornacchia. È un mio personale modo di rendere omaggio alla persona che rappresenta l'unità della chiesa locale.

Quali caratteristiche deve avere, secondo lei, un inno episcopale efficace e coinvolgente per la comunità?
In genere gli Inni religiosi devono essere processionali, devono introdurre alla cerimonia religiosa con solennità ma conservando un'atmosfera raccolta.

Il testo, già approvato, da chi è stato scritto? E lei come ha lavorato musicalmente su queste parole?
Il testo è stato scritto da Nicola Minafra, un giovane studente di Lettere classiche presso l'università di Bari. Non è stato facile perché il motto "Spes non confundit" è tratto dalla lettera di San Paolo ai Romani. Quindi bisognava rendere in forma poetica il testo in prosa. Inoltre ho espressamente chiesto di scrivere dei versi ottonari perché si prestano al movimento processionale dell'ingresso in chiesa e quindi abbiamo adattato di volta in volta anche la singola sillaba dei versi.

In cosa questo nuovo inno si differenzierà rispetto a quello del precedente vescovo?
Entrambi gli inni aprono con un ritornello solenne e grandioso basato esclusivamente sul testo del motto in lingua latina. All'interno del ritornello vi è un canone in cui le quattro voci corali si inseguono rappresentando così la diffusione della parola di Dio. Le strofe, ambedue con versi ottonari, sono in lingua italiana e vogliono esprimere il senso teologico del motto. Anche se schematicamente simili, musicalmente sono completamente diversi.

Che atmosfera o messaggio spirituale desidera trasmettere attraverso la musica?
Cerco di scrivere una musica il più possibile fedele al testo mettendo in evidenza le parole del motto, fulcro della missione episcopale. Mi piace evidenziare alcune sezioni dell'Inno "Spes non confundit" alle quali ci tengo tanto. In corrispondenza delle parole "Amor Dei" (Amore di Dio) la tessitura corale si estende (i soprani si aprono verso l'acuto e i bassi verso il grave) a rappresentare in senso figurato l'abbraccio del Padre misericordioso e il Suo amore incommensurabile. Allo stesso tempo, sulla parola "Dei" (di Dio), il coro raggiunge il suo punto culminante, il climax, volutamente non superato in nessun altro momento della composizione. Subito dopo, in corrispondenza di "in nobis est" (è in noi), tutte le voci si "richiudono" bruscamente raggiungendo un intervallo musicale piccolissimo rappresentando così l'amore di Dio che dobbiamo custodire in noi. Questa tecnica, chiamata "madrigalismo", vuole descrivere musicalmente e anche visivamente il testo cantato. Rappresenta lo stretto legame tra musica e testo.

Quanto è importante che l'inno sia facilmente cantabile dall'assemblea dei fedeli?
Il Concilio Vaticano II ha dato molta importanza alla partecipazione dell'assemblea. Per questo motivo è stata utilizzata la lingua nazionale locale ed è passata in secondo piano la lingua latina. Essa rimane comunque nelle celebrazioni solenni. In quest'ottica la mia scelta di lasciare il ritornello in lingua latina con il motto episcopale e le strofe in lingua italiana. Altro elemento, però tecnico, riguarda l'estensione vocale e la cantabilità nelle strofe. In esse infatti l'ambito vocale è ridimensionato in modo che sia cantabile da tutti.

Che significato personale ha per lei contribuire a questo momento importante per la Diocesi?
Come ho detto poco fa è un mio personale e semplice dono. Esso viene dal cuore e vuole essere di augurio affinché possa lavorare per il bene comune di tutti gli uomini e donne delle nostre comunità.


Nel solco di una tradizione che affida alla musica il compito di conservare e trasmettere la fede, l'inno firmato dal maestro Vincenzo Anselmi si propone come una sintesi di teologia, arte e partecipazione. Le sue note, costruite attorno al motto del vescovo Domenico Basile, diventano così un invito corale a camminare insieme, a riconoscersi comunità e a rinnovare, attraverso il canto, un impegno condiviso.
Un inno si offre come un gesto semplice e solenne, radicato nella tradizione ma che parla al presente, destinato a risuonare ben oltre il giorno dell'ingresso, accompagnando nel tempo il percorso della Diocesi.