L’ultimo accordo di Margherita: se il clavicembalo suona ancora, è per l'eternità del suo sogno
Si è concluso a Terlizzi il "Wanda Landowska Festival". A poco più di un anno dalla scomparsa della fondatrice ruvese Margherita Porfido
mercoledì 27 maggio 2026
Se oggi, a tre giorni dalla conclusione della dodicesima edizione della Wanda Landowska Harpsichord Competition, camminando nei pressi della Pinacoteca de Napoli di Terlizzi sembra ancora di sentire nell'aria il pizzico metallico e struggente del clavicembalo, il merito è di una promessa mantenuta. Quella fatta a Margherita Porfido.
La straordinaria clavicembalista e docente ruvese, che ha speso l'intera vita a ridare voce alla musica antica, ci ha lasciati prematuramente poco più di un anno fa. Ma dal 21 al 24 maggio, in quei quattro giorni di audizioni, concerti e sguardi lucidi, è stato chiaro a tutti che Margherita non se n'è mai andata davvero. Era lì. Nella precisione millimetrica delle dita dei giovani concorrenti, nel silenzio sacro del pubblico, nell'ostinazione d'amore di chi ha voluto che il suo festival continuasse a vivere.
Il festival di quest'anno ha rappresentato un rito di gratitudine, un mosaico emotivo dove ogni tassello parlava di lei:
Domenica sera, la Serata di Premiazione ha spento le luci sulla dodicesima edizione. I giovani talenti arrivati da ogni parte d'Europa hanno ritirato i loro premi, ma la sensazione profonda, condivisa da tutti i presenti, è che a vincere sia stata proprio lei, Margherita.
La sua "ideazione storica" – come si legge ancora, con doveroso rispetto, in cima ai manifesti – non è un cimelio del passato. È un'eredità viva, pulsante, che graffia l'anima e accende la passione di nuove generazioni di musicisti.
Margherita Porfido ha creato qualcosa di più grande del tempo. E finché ci sarà un clavicembalo pronto a suonare nel Nord Barese, le sue mani invisibili continueranno a sfiorare i tasti, e il suo sorriso continuerà a illuminare la platea. Il festival è finito, ma la sua musica resta eterna.
La straordinaria clavicembalista e docente ruvese, che ha speso l'intera vita a ridare voce alla musica antica, ci ha lasciati prematuramente poco più di un anno fa. Ma dal 21 al 24 maggio, in quei quattro giorni di audizioni, concerti e sguardi lucidi, è stato chiaro a tutti che Margherita non se n'è mai andata davvero. Era lì. Nella precisione millimetrica delle dita dei giovani concorrenti, nel silenzio sacro del pubblico, nell'ostinazione d'amore di chi ha voluto che il suo festival continuasse a vivere.
Il festival di quest'anno ha rappresentato un rito di gratitudine, un mosaico emotivo dove ogni tassello parlava di lei:
- Il futuro negli occhi dei bambini: Giovedì 21 maggio, il festival è iniziato con le Matinée per le Scuole. Vedere i bambini incantati davanti al clavicembalo di Michele Visaggi, alla tiorba di Diego Cantalupi e al violino barocco di Gioacchino Visaggi è stato il primo, grandioso miracolo: Margherita credeva fermamente che la musica fosse un diritto dei più piccoli, un seme da piantare nel futuro.
- La sera delle lacrime e della bellezza: Il momento in cui il cuore ha tremato più forte è stato la sera di venerdì 22, durante il Concerto per Margherita Porfido. Le note di Albinoni, Handel e Veracini sono volate alte, quasi a voler raggiungere la sponda del cielo in cui Margherita oggi suona. Sul palco, gli stessi musicisti hanno faticato a trattenere la commozione, regalando un'esecuzione che è andata ben oltre la tecnica: è stata una preghiera laica di struggente bellezza.
- Un ponte di solidarietà: Sabato 23, con il concerto per Don Gino Samarelli, il festival ha aperto le braccia al mondo, unendo il talento della clavicembalista Svitlana Shabaltina a quello della fisarmonicista ucraina Eugenia Cherkazova, dimostrando come la musica antica sia, da sempre, una terra senza confini né guerre.
Domenica sera, la Serata di Premiazione ha spento le luci sulla dodicesima edizione. I giovani talenti arrivati da ogni parte d'Europa hanno ritirato i loro premi, ma la sensazione profonda, condivisa da tutti i presenti, è che a vincere sia stata proprio lei, Margherita.
La sua "ideazione storica" – come si legge ancora, con doveroso rispetto, in cima ai manifesti – non è un cimelio del passato. È un'eredità viva, pulsante, che graffia l'anima e accende la passione di nuove generazioni di musicisti.
Margherita Porfido ha creato qualcosa di più grande del tempo. E finché ci sarà un clavicembalo pronto a suonare nel Nord Barese, le sue mani invisibili continueranno a sfiorare i tasti, e il suo sorriso continuerà a illuminare la platea. Il festival è finito, ma la sua musica resta eterna.