Storia Viva - I Santi Medici a Genova, la devozione operaia dei ruvesi
Una comunità di lavoratori lontana da casa ha esportato la devozione ai Santi Taumaturghi
mercoledì 23 settembre 2026
5.57
Nel secondo dopoguerra, partire dal Sud era spesso l'unica scelta possibile. Le fabbriche scampate ai bombardamenti non assumevano più e la miseria quotidiana toglieva ogni prospettiva. Tra il 1951 e il 1961 Ruvo di Puglia vide partire quasi un decimo dei suoi abitanti: mete principali i grandi poli industriali del Nord, con Genova in prima linea. Nelle valigie di chi saliva su quei treni c'erano pochi vestiti, le fotografie di famiglia e una devozione profonda, che le distanze non avrebbero cancellato.
I primi tempi, il legame con il paese si rinnovava ogni settembre. Una delegazione di lavoratori ruvesi tornava appositamente per la festa dei Santi Medici Cosma e Damiano, con l'onore di portare la statua a spalla. Portavano con sé anche le offerte raccolte tra i colleghi meridionali in terra ligure, denaro che a Ruvo serviva a finanziare i tradizionali fuochi d'artificio dedicati proprio a chi viveva lontano.
Presto, però, nacque il bisogno di un punto di riferimento stabile sotto la Lanterna. Il culto cominciò a riunirsi a Sestri Ponente, nella chiesa di San Giuseppe, attorno a un quadro benedetto con l'immagine dei due santi. Ma ai fedeli una tela non bastava: volevano un simulacro vero, identico nello spirito a quello lasciato in Puglia.
Tra il 1959 e il 1960 un gruppo di compaesani – tra cui Rocco De Venuto, Raniero Margiotta, Cosimo De Leo, Michele Sgarra, Benedetto Scardigno, Antonio Fusaro e Giacomo Gattulli – si mise alla guida di una colletta tra tutti i ruvesi di Genova. Raccolti i fondi necessari, ordinarono una statua a Bari e la fecero salire al Nord. Avere quel gruppo scultoreo significava sentirsi un po' meno soli e dare consistenza a una comunità che cresceva tra officine e banchine portuali.
Nel 1981 la statua trovò la sua sede definitiva a Sampierdarena, nella parrocchia di Santa Maria della Cella. Da quell'anno, l'ultima domenica di settembre divenne una data fissa: fiera di quartiere e processione per le strade, richiamando pugliesi e famiglie originarie del Mezzogiorno anche dalle province vicine.
In questa ricorrenza si è creato col tempo un incontro singolare tra tradizioni diverse: accanto ai canti e alla devozione passionale dei meridionali, sfilano le Casacce liguri con i loro pesanti crocifissi intagliati e le punte dorate. I portatori, i "Cristesanti", avanzano tenendoli in perfetto equilibrio a passi cadenzati, quasi danzando.
Quella custodita da testimoni diretti come Giovanni Fracchiolla è una vicenda semplice e concreta. Racconta come la fede popolare sia servita a costruire una casa comune a centinaia di chilometri dalle Murge, trasformando il senso di sradicamento in solidarietà e appartenenza.
I primi tempi, il legame con il paese si rinnovava ogni settembre. Una delegazione di lavoratori ruvesi tornava appositamente per la festa dei Santi Medici Cosma e Damiano, con l'onore di portare la statua a spalla. Portavano con sé anche le offerte raccolte tra i colleghi meridionali in terra ligure, denaro che a Ruvo serviva a finanziare i tradizionali fuochi d'artificio dedicati proprio a chi viveva lontano.
Presto, però, nacque il bisogno di un punto di riferimento stabile sotto la Lanterna. Il culto cominciò a riunirsi a Sestri Ponente, nella chiesa di San Giuseppe, attorno a un quadro benedetto con l'immagine dei due santi. Ma ai fedeli una tela non bastava: volevano un simulacro vero, identico nello spirito a quello lasciato in Puglia.
Tra il 1959 e il 1960 un gruppo di compaesani – tra cui Rocco De Venuto, Raniero Margiotta, Cosimo De Leo, Michele Sgarra, Benedetto Scardigno, Antonio Fusaro e Giacomo Gattulli – si mise alla guida di una colletta tra tutti i ruvesi di Genova. Raccolti i fondi necessari, ordinarono una statua a Bari e la fecero salire al Nord. Avere quel gruppo scultoreo significava sentirsi un po' meno soli e dare consistenza a una comunità che cresceva tra officine e banchine portuali.
Nel 1981 la statua trovò la sua sede definitiva a Sampierdarena, nella parrocchia di Santa Maria della Cella. Da quell'anno, l'ultima domenica di settembre divenne una data fissa: fiera di quartiere e processione per le strade, richiamando pugliesi e famiglie originarie del Mezzogiorno anche dalle province vicine.
In questa ricorrenza si è creato col tempo un incontro singolare tra tradizioni diverse: accanto ai canti e alla devozione passionale dei meridionali, sfilano le Casacce liguri con i loro pesanti crocifissi intagliati e le punte dorate. I portatori, i "Cristesanti", avanzano tenendoli in perfetto equilibrio a passi cadenzati, quasi danzando.
Quella custodita da testimoni diretti come Giovanni Fracchiolla è una vicenda semplice e concreta. Racconta come la fede popolare sia servita a costruire una casa comune a centinaia di chilometri dalle Murge, trasformando il senso di sradicamento in solidarietà e appartenenza.