Storia Viva - La tela della Candelora nella chiesa di San Domenico

Dalle radici gesuitiche al rocambolesco ritrovamento: cronaca e devozione di un capolavoro ritrovato

martedì 27 gennaio 2026
A cura di Francesco Lauciello
Il 2 febbraio, la Chiesa celebra la Presentazione di Gesù al Tempio, una ricorrenza che la devozione popolare ha ribattezzato Candelora. A Ruvo di Puglia questa data è occasione propizia per ritrovare la propria identità attorno a un capolavoro del Settecento che ha rischiato di sparire per sempre.

La storia del culto ruvese per la Purificazione affonda le radici nelle missioni gesuitiche di fine Seicento. Proprio da questo fervore nacque, nel 1719, una confraternita inizialmente dedicata a Sant'Ignazio di Loyola. La congrega ebbe la sua prima dimora nella chiesa di San Carlo, per poi trasferirsi pochi anni dopo in quella della Madonna di San Luca, oggi Santuario dei Santi Medici.
L'importanza di questo culto è sancita dai documenti storici: nel Catasto Onciario del 1752, la "Congregazione Secolare del Glorioso S. Ignazio" risulta titolare di un capitale di venti docati sopra i beni di Bartolomeo Riccardi. Questo fondo, che fruttava venti carlini aveva una particolarità fiscale: "non si portava in tassa" poiché era stato lasciato dal benefattore specificamente per accrescere il decoro della festività della Purificazione che si svolgeva ogni anno nella chiesa di S. Luca dove era venerata la tela raffigurante l'episodio evangelico della Presentazione del Bambino Gesù al Tempio.

L'opera venerata in questa ricorrenza ha una storia attributiva complessa: a lungo ritenuta di Corrado Giaquinto, è stata successivamente accostata a Paolo de Matteis e infine al pennello di Giuseppe Mastroleo. L'opera seguì i confratelli nel 1859 quando la sede definitiva divenne la chiesa di San Domenico.

Proprio qui, la tela è stata protagonista di una pagina scura della cronaca locale. Nella notte tra il 30 e il 31 luglio 1991, approfittando della chiusura della chiesa per restauri, dei malviventi asportarono con un taglio netto la tela della Purificazione e un'altra opera raffigurante San Vincenzo. Il furto, probabilmente su commissione, lasciò la comunità parrocchiale nello sbigottimento per quello che fu definito un duro colpo al patrimonio artistico-religioso della città.

La speranza dei fedeli trovò risposta in un'operazione lampo della Polizia. Grazie all'azione congiunta delle Squadre Mobili e della Criminalpol di Modena, Bologna e Bari, le tele furono rinvenute in Emilia nel novembre dello stesso anno. Nonostante i danni subiti a causa del trasporto e del taglio brutale operato con una lametta, le opere tornarono a casa e, in occasione della festa della Candelora del 1992, vennero esposte solennemente presso l'oratorio Pio XII alla presenza del vescovo don Tonino Bello.

L'opera riproduce fedelmente la narrazione dell'episodio riportato nel Vangelo di Luca. Al centro del dipinto campeggia la figura del vecchio Simeone che tiene tra le braccia il Bambino Gesù: dal piccolo, raffigurato in un movimento vitale, irradia la luce divina che rischiara l'intera scena. Maria osserva il figlio con mani protese e sguardo amorevole, mentre San Giuseppe sorregge una candela accesa, elemento che richiama simbolicamente la festività odierna.

L'ambientazione del tempio è suggerita con eleganza da una colonna e da un panneggio in alto, mentre alle spalle dei protagonisti una donna reca un cesto con le tortore, l'offerta rituale prescritta dalla legge. A suggellare il profondo legame con la storia della congrega, la parte inferiore della tela ospita le figure di due grandi santi gesuiti: Sant'Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio, entrambi rappresentati nel tradizionale abito scuro.

In conclusione, la tela della Purificazione rappresenta per Ruvo di Puglia ben più di una preziosa testimonianza del XVIII secolo. Essa è il fulcro di una memoria collettiva che è stata capace di resistere all'oblio del tempo e alla violenza del furto.