Storia Viva - La tenacia di Giulia Viesti, la donna che salvò la Collezione Jatta e plasmò il museo di Ruvo
La storia dimenticata della donna che fece edificare il palazzo del 1842 e salvò il celebre patrimonio di antichità.
martedì 6 ottobre 2026
Bellezza e tenacia: sono questi i due volti che hanno segnato l'esistenza e l'anima di Giulia Viesti. Nata a Bari nel 1795 in una famiglia borghese, Giulia unì il proprio destino a quello della dinastia Jatta sposando, nel 1815, il giovane Giulio Jatta, fratello del celebre giureconsulto e appassionato di antichità Giovanni senior.
La sua profonda inclinazione per il bello si espresse fin da giovanissima attraverso l'arte raffinata dei ricami, caratterizzati da una straordinaria maestria e da un perfetto accostamento di colori. Un talento e una sensibilità che ben presto si tradussero in un ruolo guida e attivo all'interno della famiglia.
A seguito dei lutti che colpirono la famiglia — la scomparsa del suocero e del marito —, Giulia non si arrese al dolore, ma scelse di dedicarsi anima e corpo alla preservazione della Collezione Jatta. Fu un'intuizione straordinaria la sua: fece edificare appositamente il palazzo di famiglia, inaugurato nel 1842, per custodire e valorizzare i reperti archeologici.
Questo gesto visionario ha decretato la fortuna del museo di Ruvo di Puglia. L'allestimento originale voluto da Giulia si è conservato pressoché integro fino ai giorni nostri, rappresentando un unicum nel panorama culturale italiano.
La dedizione di Giulia emerse chiaramente nelle parole con cui il figlio la descrisse nel catalogo del museo:
«La mia buona madre, trasportata dalla sua passione per quell'oggetti di belle arti antiche e confidando nella munificenza del Sovrano, supplicò il Re affinché avesse lasciata alla famiglia quella Raccolta che era frutto di tante cure risparmi e fatiche».
Non si limitò a custodire l'esistente: Giulia promosse direttamente campagne di scavo e si impegnò nell'acquisizione di nuovi vasi e reperti di inestimabile valore, tra cui i celebri Rhyta che ancora oggi impreziosiscono la collezione.
Giulia Viesti si spense nel suo palazzo il 13 luglio 1848, senza poter vedere formalmente coronato il suo ultimo sogno. Tuttavia, la sua tenacia portò i suoi frutti: pochi mesi dopo, il 2 settembre 1848, la preziosa raccolta di antichità passò ufficialmente in possesso della famiglia e del figlio Giovanni Jatta junior.
Grazie alla sua determinazione, il Museo Archeologico Jatta è diventato un patrimonio inestimabile per la città, per i cittadini e per le cittadine di Ruvo di Puglia.
Ancora oggi, ogni sala e ogni reperto continuano a raccontarci l'intelligenza, la lungimiranza e l'amore immortale per la bellezza di una straordinaria donna del XIX secolo.
(in foto elaborazione digitale con AI del ritratto di Giulia Viesti e di alcuni reperti della collezione Jatta)
La sua profonda inclinazione per il bello si espresse fin da giovanissima attraverso l'arte raffinata dei ricami, caratterizzati da una straordinaria maestria e da un perfetto accostamento di colori. Un talento e una sensibilità che ben presto si tradussero in un ruolo guida e attivo all'interno della famiglia.
A seguito dei lutti che colpirono la famiglia — la scomparsa del suocero e del marito —, Giulia non si arrese al dolore, ma scelse di dedicarsi anima e corpo alla preservazione della Collezione Jatta. Fu un'intuizione straordinaria la sua: fece edificare appositamente il palazzo di famiglia, inaugurato nel 1842, per custodire e valorizzare i reperti archeologici.
Questo gesto visionario ha decretato la fortuna del museo di Ruvo di Puglia. L'allestimento originale voluto da Giulia si è conservato pressoché integro fino ai giorni nostri, rappresentando un unicum nel panorama culturale italiano.
La dedizione di Giulia emerse chiaramente nelle parole con cui il figlio la descrisse nel catalogo del museo:
«La mia buona madre, trasportata dalla sua passione per quell'oggetti di belle arti antiche e confidando nella munificenza del Sovrano, supplicò il Re affinché avesse lasciata alla famiglia quella Raccolta che era frutto di tante cure risparmi e fatiche».
Non si limitò a custodire l'esistente: Giulia promosse direttamente campagne di scavo e si impegnò nell'acquisizione di nuovi vasi e reperti di inestimabile valore, tra cui i celebri Rhyta che ancora oggi impreziosiscono la collezione.
Giulia Viesti si spense nel suo palazzo il 13 luglio 1848, senza poter vedere formalmente coronato il suo ultimo sogno. Tuttavia, la sua tenacia portò i suoi frutti: pochi mesi dopo, il 2 settembre 1848, la preziosa raccolta di antichità passò ufficialmente in possesso della famiglia e del figlio Giovanni Jatta junior.
Grazie alla sua determinazione, il Museo Archeologico Jatta è diventato un patrimonio inestimabile per la città, per i cittadini e per le cittadine di Ruvo di Puglia.
Ancora oggi, ogni sala e ogni reperto continuano a raccontarci l'intelligenza, la lungimiranza e l'amore immortale per la bellezza di una straordinaria donna del XIX secolo.
(in foto elaborazione digitale con AI del ritratto di Giulia Viesti e di alcuni reperti della collezione Jatta)