Trionfa la commedia dialettale “Natale a casa Campanale” a Ruvo di Puglia
Dieci repliche e una comunità protagonista: negli spazi parrocchiali della Concattedrale va in scena un’esperienza culturale e umana che lascia il segno
venerdì 9 gennaio 2026
Non è stato un semplice spettacolo teatrale, ma un autentico percorso comunitario tra cultura, memoria e partecipazione.
Natale a casa Campanale, la commedia dialettale andata in scena negli spazi parrocchiali della Concattedrale, ha chiuso il suo percorso il 6 gennaio 2026 dopo dieci repliche consecutive, tutte caratterizzate da una presenza calorosa e partecipe del pubblico.
Dal debutto del 7 novembre, lo spettacolo ha registrato serate affollate e applausi sinceri, accompagnando gli spettatori in un racconto che, replica dopo replica, ha saputo parlare alle famiglie e alle diverse generazioni. In molti, seduti in platea, si sono riconosciuti nei personaggi e nelle dinamiche familiari messe in scena, confermando la forza di un teatro popolare che sa raccontare la vita quotidiana con leggerezza e profondità.
Come ha sottolineato don Pietro Rubini, che ha ospitato e sostenuto l'iniziativa, Natale a casa Campanale «non è stata solo una commedia natalizia, ma un tempo "abitato" dal gruppo degli adulti della Comunità, che ha scelto di ritrovarsi attorno al teatro». Una scelta che ha dato senso al lavoro di un intero anno e che ha trovato nel pubblico una risposta entusiasta e costante.
La presenza delle istituzioni cittadine, a partire dal sindaco avv. Pasquale Chieco, ha rappresentato un segnale concreto di attenzione verso le proposte culturali promosse dalla comunità parrocchiale della Concattedrale, da sempre attenta a coniugare fede, socialità e impegno educativo.
Alla base dello spettacolo vi è stata una vera e propria scommessa: «valorizzare gli adulti, offrendo loro uno spazio creativo in cui mettersi in gioco, riscoprire talenti nascosti e costruire insieme qualcosa di bello», ha spiegato don Pietro. Una scommessa vinta grazie a un gruppo di attrici e attori che, con entusiasmo e costanza, ha portato sul palco non solo battute e personaggi, ma anche «pezzi di vita vera», frutto di mesi di prove serali, dopo il lavoro e gli impegni quotidiani.
Fondamentale anche il contributo di quanti hanno operato dietro le quinte; un "esercito" silenzioso che ha curato scenografie, costumi, luci, audio, trucco e logistica, permettendo alla macchina teatrale di funzionare con precisione e discrezione. Un lavoro corale che ha reso possibile, replica dopo replica, la riuscita dello spettacolo.
Sotto la guida del regista Dario Ziffarelli, ringraziato per la «professionalità, pazienza e creatività», la commedia ha saputo mantenere un equilibrio efficace tra comicità e riflessione. Il richiamo ideale a Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo ha offerto una chiave di lettura più ampia, riportando al centro il tema del dialogo tra le generazioni e della trasmissione dei valori. «È una domanda che interpella anche noi oggi», ha osservato don Rubini, richiamando il celebre interrogativo eduardiano come simbolo della fatica – ma anche della necessità – di continuare a raccontare e costruire legami.
Con l'ultima replica dell'Epifania si è chiuso il sipario su Natale a casa Campanale, ma non l'esperienza che l'ha generata. «Quando una Comunità sceglie di stare insieme, di raccontarsi e di creare bellezza, il Natale non finisce. Cambia solo scena», ha concluso don Pietro Rubini, rilanciando l'auspicio di nuove esperienze teatrali che coinvolgono, raccontano e fanno crscere ancora la comunità.
Natale a casa Campanale, la commedia dialettale andata in scena negli spazi parrocchiali della Concattedrale, ha chiuso il suo percorso il 6 gennaio 2026 dopo dieci repliche consecutive, tutte caratterizzate da una presenza calorosa e partecipe del pubblico.
Dal debutto del 7 novembre, lo spettacolo ha registrato serate affollate e applausi sinceri, accompagnando gli spettatori in un racconto che, replica dopo replica, ha saputo parlare alle famiglie e alle diverse generazioni. In molti, seduti in platea, si sono riconosciuti nei personaggi e nelle dinamiche familiari messe in scena, confermando la forza di un teatro popolare che sa raccontare la vita quotidiana con leggerezza e profondità.
Come ha sottolineato don Pietro Rubini, che ha ospitato e sostenuto l'iniziativa, Natale a casa Campanale «non è stata solo una commedia natalizia, ma un tempo "abitato" dal gruppo degli adulti della Comunità, che ha scelto di ritrovarsi attorno al teatro». Una scelta che ha dato senso al lavoro di un intero anno e che ha trovato nel pubblico una risposta entusiasta e costante.
La presenza delle istituzioni cittadine, a partire dal sindaco avv. Pasquale Chieco, ha rappresentato un segnale concreto di attenzione verso le proposte culturali promosse dalla comunità parrocchiale della Concattedrale, da sempre attenta a coniugare fede, socialità e impegno educativo.
Alla base dello spettacolo vi è stata una vera e propria scommessa: «valorizzare gli adulti, offrendo loro uno spazio creativo in cui mettersi in gioco, riscoprire talenti nascosti e costruire insieme qualcosa di bello», ha spiegato don Pietro. Una scommessa vinta grazie a un gruppo di attrici e attori che, con entusiasmo e costanza, ha portato sul palco non solo battute e personaggi, ma anche «pezzi di vita vera», frutto di mesi di prove serali, dopo il lavoro e gli impegni quotidiani.
Fondamentale anche il contributo di quanti hanno operato dietro le quinte; un "esercito" silenzioso che ha curato scenografie, costumi, luci, audio, trucco e logistica, permettendo alla macchina teatrale di funzionare con precisione e discrezione. Un lavoro corale che ha reso possibile, replica dopo replica, la riuscita dello spettacolo.
Sotto la guida del regista Dario Ziffarelli, ringraziato per la «professionalità, pazienza e creatività», la commedia ha saputo mantenere un equilibrio efficace tra comicità e riflessione. Il richiamo ideale a Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo ha offerto una chiave di lettura più ampia, riportando al centro il tema del dialogo tra le generazioni e della trasmissione dei valori. «È una domanda che interpella anche noi oggi», ha osservato don Rubini, richiamando il celebre interrogativo eduardiano come simbolo della fatica – ma anche della necessità – di continuare a raccontare e costruire legami.
Con l'ultima replica dell'Epifania si è chiuso il sipario su Natale a casa Campanale, ma non l'esperienza che l'ha generata. «Quando una Comunità sceglie di stare insieme, di raccontarsi e di creare bellezza, il Natale non finisce. Cambia solo scena», ha concluso don Pietro Rubini, rilanciando l'auspicio di nuove esperienze teatrali che coinvolgono, raccontano e fanno crscere ancora la comunità.