Uscimmo a riveder le stelle, quando la musica si fa cielo e il ricordo diventa luce
Un concerto–rito a Villa Fenicia, in memoria di Margherita Porfido
venerdì 9 gennaio 2026
Villa Fenicia si è fatta, per una sera, soglia simbolica tra la terra e il cielo, luogo eletto di un'esperienza artistica di rara intensità emotiva e spirituale.
Uscimmo a riveder le stelle: dalla terra al cielo è stato un evento musicale e un rito contemporaneo, concepito come omaggio intimo e solenne alla memoria di Margherita Porfido, figura amatissima, il cui ricordo continua a vivere nel tessuto affettivo della comunità.
Avvolto da un silenzio partecipe e da un pubblico numeroso e profondamente coinvolto, il concerto ha dato vita a un dialogo musicale di straordinaria suggestione. La Cappella Musicale Corradiana, conservatrice di una tradizione sacra di alto profilo, ha intessuto trame armoniche di luminosa purezza sotto la direzione ispirata di Antonio Magarelli, con Gaetano Magarelli all'organo, voce antica e solenne capace di evocare la verticalità del sacro.
A questa dimensione liturgica e contemplativa si sono innestate, con sorprendente naturalezza, le sonorità primigenie e visionarie di Pino Minafra al didjeridoo e di Michel Godard al serpentone. Strumenti ancestrali e al contempo modernissimi, capaci di spalancare orizzonti timbrici inattesi, hanno arricchito il tessuto musicale di vibrazioni profonde, quasi telluriche, creando un ponte ideale tra memoria arcaica e sensibilità contemporanea.
Ne è scaturita una narrazione acustica sospesa nel tempo, in cui passato e presente, materia e spirito, si sono fusi in un unico respiro. La musica si è fatta linguaggio dell'indicibile, veicolo di una memoria che non si limita al ricordo, ma si trasforma in esperienza, in atto di comunione emotiva.
In questo scenario, Villa Fenicia è stata spazio sacralizzato dall'ascolto, teatro di un incontro in cui l'arte ha riaffermato la propria funzione più alta: custodire, trasfigurare, unire. Chi ha preso parte alla serata ha avuto la percezione netta di attraversare una soglia, di sostare in un tempo altro, dove il dolore si sublima in bellezza e il ricordo diventa luce.
Una notte, dunque, in cui Ruvo di Puglia ha potuto davvero "riveder le stelle", affidando alla musica il compito nobile di tenere vivo ciò che merita di non essere dimenticato.
Foto di copertina di Massimiliano Alongi
Uscimmo a riveder le stelle: dalla terra al cielo è stato un evento musicale e un rito contemporaneo, concepito come omaggio intimo e solenne alla memoria di Margherita Porfido, figura amatissima, il cui ricordo continua a vivere nel tessuto affettivo della comunità.
Avvolto da un silenzio partecipe e da un pubblico numeroso e profondamente coinvolto, il concerto ha dato vita a un dialogo musicale di straordinaria suggestione. La Cappella Musicale Corradiana, conservatrice di una tradizione sacra di alto profilo, ha intessuto trame armoniche di luminosa purezza sotto la direzione ispirata di Antonio Magarelli, con Gaetano Magarelli all'organo, voce antica e solenne capace di evocare la verticalità del sacro.
A questa dimensione liturgica e contemplativa si sono innestate, con sorprendente naturalezza, le sonorità primigenie e visionarie di Pino Minafra al didjeridoo e di Michel Godard al serpentone. Strumenti ancestrali e al contempo modernissimi, capaci di spalancare orizzonti timbrici inattesi, hanno arricchito il tessuto musicale di vibrazioni profonde, quasi telluriche, creando un ponte ideale tra memoria arcaica e sensibilità contemporanea.
Ne è scaturita una narrazione acustica sospesa nel tempo, in cui passato e presente, materia e spirito, si sono fusi in un unico respiro. La musica si è fatta linguaggio dell'indicibile, veicolo di una memoria che non si limita al ricordo, ma si trasforma in esperienza, in atto di comunione emotiva.
In questo scenario, Villa Fenicia è stata spazio sacralizzato dall'ascolto, teatro di un incontro in cui l'arte ha riaffermato la propria funzione più alta: custodire, trasfigurare, unire. Chi ha preso parte alla serata ha avuto la percezione netta di attraversare una soglia, di sostare in un tempo altro, dove il dolore si sublima in bellezza e il ricordo diventa luce.
Una notte, dunque, in cui Ruvo di Puglia ha potuto davvero "riveder le stelle", affidando alla musica il compito nobile di tenere vivo ciò che merita di non essere dimenticato.
Foto di copertina di Massimiliano Alongi