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Vita di città
Antonio Marinelli racconta la Pietà di Ruvo di Puglia: un capolavoro di fede e passione
La storia della Madonna della Pietà e della Confraternita del Purgatorio, cuore della Settimana Santa ruvese
Ruvo - venerdì 13 marzo 2026
La Settimana Santa di Ruvo di Puglia è uno dei momenti più intensi della vita religiosa e culturale della comunità. Tra riti antichi, confraternite e tradizioni tramandate di generazione in generazione, spiccano simboli che nel tempo sono diventati autentici segni identitari per i ruvesi.
Tra questi, un posto speciale è occupato dalla statua della Madonna della Pietà custodita dalla Confraternita del Purgatorio, protagonista della suggestiva processione del Sabato Santo.
L'appassionato ruvese di tradizioni e storia locale Antonio Marinelli ricostruisce le vicende legate alla nascita di questo gruppo statuario, realizzato nella celebre bottega leccese del maestro Giuseppe Manzo, raccontando come devozione popolare, memoria confraternale e arte della cartapesta si siano intrecciate fino a dar vita a una delle immagini più amate della pietà ruvese.
Segue integralmente il suo contributo.
Il racconto di Antonio Marinelli restituisce una storia che nel corso dei decenni ha saputo rinnovare la propria devozione. La statua della Pietà, nata dalla maestria di Giuseppe Manzo e dal desiderio dei confratelli della Confraternita del Purgatorio, continua ancora oggi a rappresentare uno dei momenti più toccanti della Settimana Santa di Ruvo di Puglia.
Quando il simulacro attraversa lentamente le strade della città nel pomeriggio del Sabato Santo, portato a spalla dai confratelli, la memoria di un popolo che si manifesta, tra fede, arte e identità. In questo senso, la Pietà ruvese rimane davvero — come suggerisce il titolo del contributo — una "meravigliosa" testimonianza di devozione e storia locale.
Tra questi, un posto speciale è occupato dalla statua della Madonna della Pietà custodita dalla Confraternita del Purgatorio, protagonista della suggestiva processione del Sabato Santo.
L'appassionato ruvese di tradizioni e storia locale Antonio Marinelli ricostruisce le vicende legate alla nascita di questo gruppo statuario, realizzato nella celebre bottega leccese del maestro Giuseppe Manzo, raccontando come devozione popolare, memoria confraternale e arte della cartapesta si siano intrecciate fino a dar vita a una delle immagini più amate della pietà ruvese.
Segue integralmente il suo contributo.
LA MERAVIGLIOSA STATUA DELLA MADONNA DELLA PIETÀ A RUVO DI PUGLIA"Mi raccontavano i confratelli più anziani, quando ero ancora un confratello bambino, che verso la fine dell'Ottocento gli amministratori della Confraternita del Purgatorio di Ruvo rimasero profondamente affascinati dalla suggestiva processione della Pietà di Molfetta. Quella visione così intensa e carica di devozione li segnò nel cuore, al punto da desiderare di donare alla propria comunità qualcosa che potesse custodire la stessa emozione e lo stesso spirito di fede.Fu così che decisero di intraprendere un viaggio fino a Lecce, dove si trovava la rinomata bottega del maestro Giuseppe Manzo. Lì, tra mani sapienti e profumo di cartapesta, nacque un'opera destinata non solo ad essere una statua, ma un segno vivo di tradizione, devozione e appartenenza.La festa della Madonna della Pietà" ebbe origine durante la "Tornata della Congrega" del 23 Aprile 1897.Così scriveva il Segretario della Confraternita del Purgatorio sig. Francesco Boccuzzi:"La Congrega, su proposta dell'Amministrazione, a voti unanimi delibera solennizzarsi in ogni Sabato Santo a cominciare dall'anno venturo, la festa alla Madonna della Pietà, uscendo in processione la mattina di detto giorno la statua che sarà fatta con le oblazioni volontarie dei Confratelli e delle Consorelle.Priore Antonio Zanni, Rettore Teologo don Salvatore Ruta".Il gruppo statuario, completato e migliorato in fasi successive per quanto riguarda i dettagli (volto e mani della Madonna e Gesù Morto), fu scolpito nella bottega del maestro Giuseppe Manzo in Lecce e fu mandato a Ruvo nel 1898.Esso rappresenta la Madonna in gramaglie seduta ai piedi della Croce con gli occhi rivolti al cielo e sulle ginocchia e con le braccia aperte sorregge il corpo di Gesù schiodato dalla Croce.Sul petto della Madonna si legge "Mauro Minafra fu Antonio 1901", il che ci informa non solo del devoto che dovette generosamente contribuire alla realizzazione dell'opera, ma ci dice pure che il gruppo statuario dovette essere completato in quell'anno pur essendo stato mandato a Ruvo tre anni prima.Infatti la testa della Madonna fu mandata a Ruvo dal maestro Manzo dopo il 1898 dopo essere tornata dall'esposizione nella mostra di Torino dove lo scultore conseguì un pregevole riconoscimento.Infatti, sotto il collo della Madonna si legge la seguente attestazione di merito: "Al cav. G. Manzo Medaglia d'oro esposizione di Torino 1898".Fino a quell'anno la testa e le mani furono sostitute da quelle di una vecchia Addolorata che si venerava in chiesa.Anche il Gesù Morto fu provvisorio e solo nel 1928 lo scultore terminò e mandò alla Confraternita del Purgatorio l'opera stupenda che oggi ammiriamo.Il simulacro della Pietà è molto venerato a Ruvo e dal 1958 fu portato in processione non più nelle prime ore del mattino bensì nel pomeriggio del Sabato Santo.Portata a spalle da 38 portatori a passo lento e cadenzato, la processione di questa statua chiude i riti penitenziali della Settimana Santa di Ruvo".
Il racconto di Antonio Marinelli restituisce una storia che nel corso dei decenni ha saputo rinnovare la propria devozione. La statua della Pietà, nata dalla maestria di Giuseppe Manzo e dal desiderio dei confratelli della Confraternita del Purgatorio, continua ancora oggi a rappresentare uno dei momenti più toccanti della Settimana Santa di Ruvo di Puglia.
Quando il simulacro attraversa lentamente le strade della città nel pomeriggio del Sabato Santo, portato a spalla dai confratelli, la memoria di un popolo che si manifesta, tra fede, arte e identità. In questo senso, la Pietà ruvese rimane davvero — come suggerisce il titolo del contributo — una "meravigliosa" testimonianza di devozione e storia locale.

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