
Attualità
Il compleanno di Nicola Catalano, il sognatore che continua a vivere nei suoi ragazzi
A un mese dalla sua scomparsa, Confabulare ricorda Nicola nel giorno del suo primo compleanno “a distanza”
Ruvo - mercoledì 14 ottobre 2026
Nicola Catalano, scomparso un mese fa a Ruvo di Puglia, dopo una lunga malattia, in questi giorni avrebbe festeggiato il suo compleanno. Un momento che, quest'anno, assume il significato struggente di un primo compleanno "a distanza", come lo definisce il gruppo Confabulare, affidando alla memoria e all'affetto il compito di colmare, almeno in parte, il vuoto della sua assenza.
«Non hai mai lasciato nulla al caso, neanche in questa occasione», esordisce il messaggio condiviso dal gruppo. Parole che racchiudono, con una punta di dolce malinconia, l'essenza di Nicola: un uomo che viveva ogni progetto con intensità assoluta, che inseguiva le proprie idee con ostinazione, che metteva il cuore in ogni cosa e riconosceva negli altri possibilità ancora inesplorate.
A parlare per lui sono soprattutto le voci delle sue ragazze e dei suoi ragazzi, quelle che Nicola aveva tanto desiderato far emergere e che, nel giorno del suo funerale, hanno trovato il coraggio di trasformare il dolore in un ultimo, commovente saluto. Un testo senza artifici, nel quale riaffiora l'uomo dietro il suo instancabile operare, il sognatore inquieto, l'innamorato dell'arte e della vita, il perfezionista che sapeva essere ovunque, ma anche l'amico attento, il confidente, il difensore delle fragilità altrui.
Nicola era colui che sapeva riconoscere in ciascuno un talento da coltivare, una voce da liberare, una storia ancora da raccontare. Dietro ogni lettura, ogni incontro, ogni progetto, c'era il desiderio di costruire qualcosa che andasse oltre sé stesso. E, forse, proprio in questo risiede la grandezza più autentica del suo lascito: aver saputo generare bellezza e condividerla, trasformando un'esperienza culturale in una comunità di affetti.
I suoi ragazzi lo ricordano come il loro «vecchio saggio», un uomo dalle molte sfumature, che non amava gli elogi e che probabilmente, anche oggi, si schermirebbe davanti a tanto affetto, fingendo di lamentarsi per l'eccessiva commozione. Ma dietro quell'ironia, loro sanno bene quanto amore abbia saputo donare.
«Ora invece è il nostro turno», scrivono i ragazzi. E in questa frase c'è tutta la forza di un'eredità che non si esaurisce nella memoria, ma si fa promessa, impegno, futuro.
L'ultimo saluto affidato a Nicola è semplice e immenso: «Vai Nico, guardaci da sopra, da qui in poi andiamo avanti noi».
È la voce di chi soffre, ma non vuole arrendersi all'assenza. Di chi sa che certe persone non possono essere trattenute, eppure non smettono di accompagnarci. Perché la morte interrompe una presenza, ma non cancella ciò che quella presenza ha saputo generare.
E così, nel giorno del suo compleanno, Nicola torna a essere ciò che è sempre stato. Quell'uomo di sogni, di arte e di storie. Un uomo che ha insegnato ai suoi ragazzi a trovare la propria voce e che, proprio attraverso quelle voci, continuerà a parlare.
Buon compleanno, Nicola.
I tuoi sogni hanno ancora chi li farà camminare.
«Non hai mai lasciato nulla al caso, neanche in questa occasione», esordisce il messaggio condiviso dal gruppo. Parole che racchiudono, con una punta di dolce malinconia, l'essenza di Nicola: un uomo che viveva ogni progetto con intensità assoluta, che inseguiva le proprie idee con ostinazione, che metteva il cuore in ogni cosa e riconosceva negli altri possibilità ancora inesplorate.
A parlare per lui sono soprattutto le voci delle sue ragazze e dei suoi ragazzi, quelle che Nicola aveva tanto desiderato far emergere e che, nel giorno del suo funerale, hanno trovato il coraggio di trasformare il dolore in un ultimo, commovente saluto. Un testo senza artifici, nel quale riaffiora l'uomo dietro il suo instancabile operare, il sognatore inquieto, l'innamorato dell'arte e della vita, il perfezionista che sapeva essere ovunque, ma anche l'amico attento, il confidente, il difensore delle fragilità altrui.
Nicola era colui che sapeva riconoscere in ciascuno un talento da coltivare, una voce da liberare, una storia ancora da raccontare. Dietro ogni lettura, ogni incontro, ogni progetto, c'era il desiderio di costruire qualcosa che andasse oltre sé stesso. E, forse, proprio in questo risiede la grandezza più autentica del suo lascito: aver saputo generare bellezza e condividerla, trasformando un'esperienza culturale in una comunità di affetti.
I suoi ragazzi lo ricordano come il loro «vecchio saggio», un uomo dalle molte sfumature, che non amava gli elogi e che probabilmente, anche oggi, si schermirebbe davanti a tanto affetto, fingendo di lamentarsi per l'eccessiva commozione. Ma dietro quell'ironia, loro sanno bene quanto amore abbia saputo donare.
«Ora invece è il nostro turno», scrivono i ragazzi. E in questa frase c'è tutta la forza di un'eredità che non si esaurisce nella memoria, ma si fa promessa, impegno, futuro.
L'ultimo saluto affidato a Nicola è semplice e immenso: «Vai Nico, guardaci da sopra, da qui in poi andiamo avanti noi».
È la voce di chi soffre, ma non vuole arrendersi all'assenza. Di chi sa che certe persone non possono essere trattenute, eppure non smettono di accompagnarci. Perché la morte interrompe una presenza, ma non cancella ciò che quella presenza ha saputo generare.
E così, nel giorno del suo compleanno, Nicola torna a essere ciò che è sempre stato. Quell'uomo di sogni, di arte e di storie. Un uomo che ha insegnato ai suoi ragazzi a trovare la propria voce e che, proprio attraverso quelle voci, continuerà a parlare.
Buon compleanno, Nicola.
I tuoi sogni hanno ancora chi li farà camminare.


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