Storia Viva - Dall’ambulatorio ai flutti: come la prescrizione del medico ruvese Cotugno inventò la scienza del nuoto
In pieno Illuminismo, una grave crisi di salute portò il canonico pugliese Oronzo De Bernardi a scrivere il primo trattato scientifico sull'arte del galleggiamento.
martedì 21 luglio 2026
7.06
Ci sono momenti nella storia in cui la medicina, la fisica e il caso s'intrecciano in un abbraccio fecondo. È la storia di don Oronzio De Bernardi (1735-1806), sacerdote e canonico originario di Terlizzi, e di un rimedio medico che finì per cambiare per sempre la concezione del corpo umano e del suo rapporto con l'acqua.
Nella Napoli del tardo Settecento, don Oronzio De Bernardi era un uomo di Chiesa e uno studioso instancabile. Tuttavia, le incessanti ore trascorse sui libri, la vita sedentaria e il rigore degli studi portarono il suo fisico a un vero e proprio crollo. Come scrisse lo stesso canonico, l'applicazione continua lo trascinò in un «tanto rovescio di salute, che l'economia fisica della mia macchina ne rimase oltremodo oltraggiata».
Prostrato dalla malattia e dopo tentativi infruttuosi, De Bernardi si rivolse alla massima autorità medica dell'epoca: il medico ruvese Domenico Cotugno, uno dei clinici e anatomisti più famosi dell'Illuminismo napoletano. Cotugno, intuendo prima di molti altri il valore terapeutico dell'elemento naturale, prescrisse al paziente una cura tanto semplice quanto, per l'epoca, insolita: i bagni di mare.
All'epoca, immergersi in mare per motivi ricreativi o curativi era una pratica rara e vista spesso con diffidenza; il nuoto non era una disciplina insegnata, bensì un'abilità empirica o una dote ritenuta appannaggio di pochi dotati di forza straordinaria.
Seguendo la prescrizione di Cotugno, De Bernardi iniziò ad immergersi nei flutti del Golfo di Napoli. Ma la mente del sacerdote, abituata all'analisi rigorosa e alla matematica, non poteva limitarsi al semplice riposo. Invece di cercare nell'acqua solo un passivo sollievo, iniziò a studiare l'acqua stessa e le reazioni del corpo immerso.
L'intuizione fu folgorante: il galleggiamento non dipendeva dalla forza muscolare o da un prodigio, ma da precise leggi fisiche. Essendo il peso specifico del corpo umano inferiore a quello dell'acqua salata, galleggiare era un fatto naturale e spontaneo, a patto di governare i movimenti, il respiro e la postura. Il rimedio medico di Cotugno si trasformò così nell'atto di nascita della scienza del nuoto.
Le teorizzazioni di De Bernardi trovarono presto riscontro pratico. Nel 1790, a Mergellina, il presbitero condusse una dimostrazione pubblica davanti ai vertici della Reale Marina e al ministro John Acton. Gli allievi dell'Accademia Navale, indossando leggeri camici ideati dallo stesso De Bernardi per facilitare la mobilità, eseguirono con precisione le sue tecniche didattiche.
L'entusiasmo della corte dei Borbone fu immenso, al punto che i sovrani Ferdinando IV e Maria Carolina d'Austria finanziarono la stampa delle sue ricerche. Nel 1794 vide la luce presso la Stamperia Reale di Napoli l'opera monumentale: L'uomo galleggiante, o sia l'arte ragionata del nuoto scoperta fisica.
Il volume, corredato da dettagliate ed eleganti tavole anatomiche incise su rame, rappresentò il primo trattato in lingua italiana interamente dedicato alla biomeccanica e alla didattica del nuoto (dal tuffo, alla rana, al dorso, fino al nuoto sul fianco).
Il successo del trattato varcò rapidamente i confini del Regno delle Due Sicilie. Tradotto in francese, tedesco e spagnolo, il libro di De Bernardi divenne il testo base per l'insegnamento dell'educazione fisica e dell'addestramento militare nelle accademie di tutta Europa, valendo al sacerdote pugliese l'ammissione alle più prestigiose accademie scientifiche del continente, da Parigi a Pietroburgo.
Oggi, guardando a quel trattato settecentesco, non si può che celebrare la geniale intuizione di Domenico Cotugno: prescrivendo un bagno di mare a un paziente debilitato, il celebre medico non solo guarì un uomo, ma fornì la scintilla da cui nacque la moderna scienza natatoria.
Nella Napoli del tardo Settecento, don Oronzio De Bernardi era un uomo di Chiesa e uno studioso instancabile. Tuttavia, le incessanti ore trascorse sui libri, la vita sedentaria e il rigore degli studi portarono il suo fisico a un vero e proprio crollo. Come scrisse lo stesso canonico, l'applicazione continua lo trascinò in un «tanto rovescio di salute, che l'economia fisica della mia macchina ne rimase oltremodo oltraggiata».
Prostrato dalla malattia e dopo tentativi infruttuosi, De Bernardi si rivolse alla massima autorità medica dell'epoca: il medico ruvese Domenico Cotugno, uno dei clinici e anatomisti più famosi dell'Illuminismo napoletano. Cotugno, intuendo prima di molti altri il valore terapeutico dell'elemento naturale, prescrisse al paziente una cura tanto semplice quanto, per l'epoca, insolita: i bagni di mare.
All'epoca, immergersi in mare per motivi ricreativi o curativi era una pratica rara e vista spesso con diffidenza; il nuoto non era una disciplina insegnata, bensì un'abilità empirica o una dote ritenuta appannaggio di pochi dotati di forza straordinaria.
Seguendo la prescrizione di Cotugno, De Bernardi iniziò ad immergersi nei flutti del Golfo di Napoli. Ma la mente del sacerdote, abituata all'analisi rigorosa e alla matematica, non poteva limitarsi al semplice riposo. Invece di cercare nell'acqua solo un passivo sollievo, iniziò a studiare l'acqua stessa e le reazioni del corpo immerso.
L'intuizione fu folgorante: il galleggiamento non dipendeva dalla forza muscolare o da un prodigio, ma da precise leggi fisiche. Essendo il peso specifico del corpo umano inferiore a quello dell'acqua salata, galleggiare era un fatto naturale e spontaneo, a patto di governare i movimenti, il respiro e la postura. Il rimedio medico di Cotugno si trasformò così nell'atto di nascita della scienza del nuoto.
Le teorizzazioni di De Bernardi trovarono presto riscontro pratico. Nel 1790, a Mergellina, il presbitero condusse una dimostrazione pubblica davanti ai vertici della Reale Marina e al ministro John Acton. Gli allievi dell'Accademia Navale, indossando leggeri camici ideati dallo stesso De Bernardi per facilitare la mobilità, eseguirono con precisione le sue tecniche didattiche.
L'entusiasmo della corte dei Borbone fu immenso, al punto che i sovrani Ferdinando IV e Maria Carolina d'Austria finanziarono la stampa delle sue ricerche. Nel 1794 vide la luce presso la Stamperia Reale di Napoli l'opera monumentale: L'uomo galleggiante, o sia l'arte ragionata del nuoto scoperta fisica.
Il volume, corredato da dettagliate ed eleganti tavole anatomiche incise su rame, rappresentò il primo trattato in lingua italiana interamente dedicato alla biomeccanica e alla didattica del nuoto (dal tuffo, alla rana, al dorso, fino al nuoto sul fianco).
Il successo del trattato varcò rapidamente i confini del Regno delle Due Sicilie. Tradotto in francese, tedesco e spagnolo, il libro di De Bernardi divenne il testo base per l'insegnamento dell'educazione fisica e dell'addestramento militare nelle accademie di tutta Europa, valendo al sacerdote pugliese l'ammissione alle più prestigiose accademie scientifiche del continente, da Parigi a Pietroburgo.
Oggi, guardando a quel trattato settecentesco, non si può che celebrare la geniale intuizione di Domenico Cotugno: prescrivendo un bagno di mare a un paziente debilitato, il celebre medico non solo guarì un uomo, ma fornì la scintilla da cui nacque la moderna scienza natatoria.