Storia Viva - L'economia della morte nella Ruvo nel Settecento

Ricchezza, Povertà e Riti Funebri, uno spaccato delle disuguaglianze sociali

martedì 3 novembre 2026 6.18
A cura di Francesco Lauciello
Nella Ruvo di Puglia del XVIII secolo, il rito funebre non rappresentava soltanto il momento del commiato religioso, ma costituiva uno specchio fedele delle rigide gerarchie sociali e delle profonde disuguaglianze economiche del tempo. Attraverso l'analisi dei registri parrocchiali e degli strumenti notarili dell'epoca, in particolare un atto di concordia del 1713 a firma del notaio D. Giuseppe Simia, emerge un quadro dettagliato di come la comunità ruvese affrontava il passaggio estremo.

In quel periodo storico, il Capitolo della Cattedrale deteneva in via esclusiva la cura delle anime e, di conseguenza, il diritto di "funerare" (privative quoad alios). Questa prerogativa generò non poche tensioni con gli ordini Regolari presenti sul territorio, i quali rivendicavano spazi di autonomia. Le dispute giunsero fino alle Congregazioni Romane, che finirono per confermare e blindare i diritti del Capitolo ruvese.

La società di Ruvo era rigidamente divisa in classi, e la morte non azzerava queste distanze. I registri mortuari dell'epoca classificano i funerali in tre rigide categorie.
More nobilium era il rito riservato ai nobili, ai possidenti, ai sacerdoti, ai loro genitori e ai chierici. Prevedeva la partecipazione dell'intero clero, che accompagnava la salma cantando salmi, culminando con un rito solenne all'interno del Duomo.
More communi era il rito destinato alla classe media o agli artigiani e vedeva la partecipazione del Parroco (il Sacrista Major) affiancato dai chierici o da una rappresentanza ridotta di sacerdoti.
More pauperum era il funerale dei poveri, celebrato gratuitamente. In questo caso, il peso dell'accompagnamento ricadeva in gran parte sulle Confraternite locali, che avevano tra i loro doveri statutari proprio l'obbligo di accompagnare i defunti indigenti "per l'amor di Dio".

Un documento straordinario per comprendere l'economia funeraria del tempo è la "Tassa avuta col Pubblico di Ruvo", che regolamentava minuziosamente i costi per chi poteva permettersi di pagare. Le tariffe variavano in base a innumerevoli fattori: la sepoltura all'interno o all'esterno della Cattedrale, il possesso di un sepolcro proprio, l'essere "figli di famiglia" o "forestieri", e persino l'età ("grandi o piccoli"). Il lusso maggiore era rappresentato dall'uso della "cera doppia" rispetto alla "cera semplice". Un funerale in Cattedrale in sepolcro proprio a cera doppia costava 9.80 carlini, suddivisi tra diritti di "Ufficio", "Benedictus", "Decime defraudate", la "Croce del Capitolo" e l'ingente costo di 28 libbre di cera bianca. I bambini (chiamati "Morticielli" o "Angioli") pagavano tariffe ridotte, con un costo fisso di 25 grana per il suono della campana e 5 per il sepolcro. Questa tassa, peraltro, non includeva gli emolumenti extra dovuti al Monsignore, ai Sagristani e al Padre Spirituale.

Nonostante il minuzioso tariffario, il documento rivela indirettamente una realtà drammatica. Visti i costi ingenti, la stragrande maggioranza della popolazione veniva seppellita gratis. Gran parte delle famiglie non era, infatti, in grado di sostenere nemmeno le spese per una sepoltura semplice a cera semplice. Per ottenere l'esenzione, i familiari del defunto dovevano presentare una supplica scritta al Capitolo. L'autorità ecclesiastica concedeva il funerale gratuito solo cognita paupertate oratoris, ovvero dopo aver accertato l'effettiva miseria del richiedente. Questo dato storico dimostra in modo lampante il grave disagio economico che affliggeva le classi popolari di Ruvo. In questo contesto di povertà diffusa, l'appartenenza a una Confraternita rappresentava una forma essenziale di previdenza sociale: gli ascritti, infatti, avevano sempre garantiti funerali e sepoltura gratuiti, assicurandosi così un minimo di dignità nel momento dell'addio.

Fonti: V. Amenduni, La «Dioecesis rubensis» nella metà del secolo XVIII (1735-1765), Napoli 1958; Platea del Capitolo Cattedrale di Ruvo pubblicata sul sito www.donsalvatoresummosempreoltre.it