Vito e Marina, il segno che resta: a Ruvo di Puglia un cammino di fede che diventa memoria
“Come Giuseppe – La responsabilità di una scelta”: due giornate di spiritualità e ricordo nel nome di San Giuseppe
mercoledì 17 giugno 2026
"Come Giuseppe – La responsabilità di una scelta", promosso dalla realtà Kairos di Ruvo di Puglia, ha attraversato due giornate intense dedicate alla figura di San Giuseppe, uomo del silenzio e della presenza discreta, simbolo di responsabilità, cura e amore concreto.
Al centro della riflessione, la figura di San Giuseppe è stata proposta come provocazione attuale: la capacità di conservare senza possedere, di scegliere il bene anche quando è difficile da comprendere, di esserci davvero nella vita degli altri con discrezione e fedeltà.
In questo cammino, però, il pensiero e il cuore dei partecipanti sono tornati più volte a Vito e Marina, giovani che avevano creduto profondamente in questo progetto e che a San Giuseppe avevano legato la propria visione di vita. Nelle parole condivise dalla comunità, il loro ricordo appare come una presenza che continua ad attraversare ciò che è stato costruito.
"Vito amava profondamente San Giuseppe", si legge nel messaggio diffuso al termine dell'evento. In quella figura evangelica, egli riconosceva l'immagine di un uomo capace di responsabilità silenziosa: come sposo, come padre, come amico, come figlio. Un modo di abitare la vita fatto di attenzione, dedizione e scelte coerenti.
Il progetto stesso, oggi, viene raccontato come un segno che porta anche la sua impronta; tempo, entusiasmo, idee e cuore donati senza riserve a un'idea che aveva il desiderio di aiutare gli uomini a riscoprire la bellezza della propria vocazione e la forza delle proprie decisioni quotidiane.
Accanto al ricordo di Vito, la comunità ha voluto rendere omaggio anche a Granello di Senape e al dottor Ignazio Floriano, amico fraterno, per aver creduto nel progetto e averlo sostenuto con perseveranza, trasformando un'intuizione condivisa in un'esperienza concreta.
Un ringraziamento sentito è stato rivolto a don Nicolò Tempesta e don Giacomo Berardi per l'accoglienza presso la parrocchia Santa Lucia, e al professor Alfredo Altomonte e a monsignor Carmelo Pellegrino per le testimonianze e le riflessioni offerte, capaci di arricchire il cammino con profondità e prospettive di crescita.
Nel messaggio conclusivo, emerge una sintesi semplice e radicale, che sembra raccogliere il senso dell'intero percorso: scegliere ogni giorno di amare, custodire ed esserci.
Ed è forse proprio qui che questa esperienza trova il suo significato, nel modo in cui alcune vite, anche quando si interrompono troppo presto, continuano a generare legami, pensieri e responsabilità. Come semi che non smettono di crescere.
Al centro della riflessione, la figura di San Giuseppe è stata proposta come provocazione attuale: la capacità di conservare senza possedere, di scegliere il bene anche quando è difficile da comprendere, di esserci davvero nella vita degli altri con discrezione e fedeltà.
In questo cammino, però, il pensiero e il cuore dei partecipanti sono tornati più volte a Vito e Marina, giovani che avevano creduto profondamente in questo progetto e che a San Giuseppe avevano legato la propria visione di vita. Nelle parole condivise dalla comunità, il loro ricordo appare come una presenza che continua ad attraversare ciò che è stato costruito.
"Vito amava profondamente San Giuseppe", si legge nel messaggio diffuso al termine dell'evento. In quella figura evangelica, egli riconosceva l'immagine di un uomo capace di responsabilità silenziosa: come sposo, come padre, come amico, come figlio. Un modo di abitare la vita fatto di attenzione, dedizione e scelte coerenti.
Il progetto stesso, oggi, viene raccontato come un segno che porta anche la sua impronta; tempo, entusiasmo, idee e cuore donati senza riserve a un'idea che aveva il desiderio di aiutare gli uomini a riscoprire la bellezza della propria vocazione e la forza delle proprie decisioni quotidiane.
Accanto al ricordo di Vito, la comunità ha voluto rendere omaggio anche a Granello di Senape e al dottor Ignazio Floriano, amico fraterno, per aver creduto nel progetto e averlo sostenuto con perseveranza, trasformando un'intuizione condivisa in un'esperienza concreta.
Un ringraziamento sentito è stato rivolto a don Nicolò Tempesta e don Giacomo Berardi per l'accoglienza presso la parrocchia Santa Lucia, e al professor Alfredo Altomonte e a monsignor Carmelo Pellegrino per le testimonianze e le riflessioni offerte, capaci di arricchire il cammino con profondità e prospettive di crescita.
Nel messaggio conclusivo, emerge una sintesi semplice e radicale, che sembra raccogliere il senso dell'intero percorso: scegliere ogni giorno di amare, custodire ed esserci.
Ed è forse proprio qui che questa esperienza trova il suo significato, nel modo in cui alcune vite, anche quando si interrompono troppo presto, continuano a generare legami, pensieri e responsabilità. Come semi che non smettono di crescere.