Carro. <span>Foto Foto del 1931 di Fortunato Tempesta</span>
Carro. Foto Foto del 1931 di Fortunato Tempesta
Vita di città

Storia Viva - Il contributo di due ruvesi all'evoluzione del Carro Trionfale di Terlizzi nell'Ottocento

Giuseppe Villari e Michele Pellegrini vincono la gara per la costruzione della macchina da festa, prima dell'edizione definitiva del de Napoli

L'evoluzione architettonica e decorativa del Carro Trionfale di Terlizzi, prima della sua definitiva cristallizzazione formale avvenuta nel 1868 su progetto di Michele de Napoli, è stata caratterizzata da un continuo sperimentalismo strutturale. In questo processo di trasformazione, un ruolo di primissimo piano è stato ricoperto da artisti e artigiani provenienti dalla vicina città di Ruvo di Puglia, i quali hanno segnato il superamento della fase puramente localistica della festa.

Fino agli anni Trenta dell'Ottocento, la progettazione e la costruzione della macchina da festa erano state un monopolio quasi esclusivo di artisti locali, in particolare della famiglia Quercia (come Gioacchino Quercia, documentato già in un rendiconto del 1773). Il punto di rottura di questa consuetudine si registrò nel 1834, quando il Decurionato di Terlizzi ravvisò la necessità di riformare la struttura carro. L'appalto, per la prima volta nella storia della documentazione superstite, fu vinto da un artista non terlizzese: il pittore ruvese Giuseppe Villari.

La figura di Villari si distingueva per un profilo accademico di alto livello, essendo egli il direttore della scuola di disegno di Ruvo di Puglia. Questa sua statura istituzionale e artistica anticipava, di fatto, il ruolo di leadership culturale che in seguito assumerà Michele de Napoli nella stessa Terlizzi. Il contratto stipulato con Villari ebbe una durata di tre anni.

L'impatto dell'operato di Villari fu tale da modificare l'intero impianto normativo della festa: per l'edizione del 1837 vennero stabilite nuove modalità di appalto, con l'obiettivo specifico di normare e incoraggiare l'apertura della gara ai "forestieri". Le nuove regole prevedevano che l'appaltatore dovesse presentare ogni anno un disegno dettagliato, specificando forme e colori per la valutazione del Decurionato.

L'interscambio artistico tra Ruvo e Terlizzi si consolidò intorno alla metà del secolo grazie a un altro pittore ruvese, Michele Pellegrini. Inserendosi in una fase in cui la macchina processionale era soggetta a continui incrementi in altezza e a mutamenti decorativi, Pellegrini si aggiudicò un primo appalto nel 1849, affiancato nell'impresa dal terlizzese Gaetano Quercia per una spesa complessiva di centoventidue ducati.

Il lavoro di Pellegrini riscosse un notevole e duraturo apprezzamento da parte dell'amministrazione e della cittadinanza terlizzese. L'artista ruvese, infatti, tornò a guidare il cantiere vincendo la gara d'appalto per il triennio successivo al 1855 e, successivamente, confermandosi vincitore anche per le edizioni del 1860 e del 1861, nel delicato periodo di transizione politica dell'Unità d'Italia.

In conclusione, l'apporto dei maestri ruvesi come Villari e Pellegrini risulta fondamentale per comprendere la storicizzazione del Carro Trionfale. Il loro intervento introdusse competenze specialistiche ed elevò la competizione tecnica, preparando il terreno per quella sintesi in stile neoclassico e barocco che Michele de Napoli, a partire dal 1868, renderà l'assetto definitivo e immutabile della macchina da festa terlizzese.

Fonte: D. Confetti, Il Carro Trionfale, in Translatio. La Madonna di Sovereto Arte, culto, devozione, a cura di F. Picca, Terlizzi 2015
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