
Religioni
“Donna del terzo giorno”: il Papa risveglia la speranza con le parole di don Tonino Bello
Dalla Domenica delle Palme un messaggio che attraversa il dolore del mondo: la Croce non è l’ultima parola, ma l’alba della pace possibile
Ruvo - domenica 29 marzo 2026
14.16
Nel cuore della Domenica delle Palme 2026, mentre la liturgia introduce al mistero della Passione, Papa Leone XIV ha scelto di affidarsi alla voce limpida e profetica di don Tonino Bello.
Lo ha fatto con parole che hanno toccato corde profonde: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che la morte non avrà più presa su di noi».
Un varco aperto nella coscienza dei fedeli. In quelle parole vibra tutto il cristianesimo essenziale, la Croce non come punto di arrivo, ma come passaggio. Non come sconfitta, ma come grembo di una speranza che resiste, che attende, che già intravede la luce del "terzo giorno".
Il Papa ha rilanciato con forza il rifiuto della violenza, indicando nel Vangelo una strada concreta e urgente. E proprio per questo il richiamo a don Tonino appare oggi più attuale che mai.
Nato ad Alessano nel 1935, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi dal 1982 fino alla sua morte nel 1993, don Tonino ha incarnato un modo radicale di essere Chiesa. Scelse la semplicità contro il potere, la prossimità contro la distanza; volle essere chiamato "don Tonino" e fece della sua casa episcopale un rifugio per gli ultimi. Non parole, ma scelte.
Profeta di pace, presidente di Pax Christi, fu tra le voci più coraggiose contro ogni logica di guerra. Indimenticabile il suo viaggio a Sarajevo nel 1992, nel pieno del conflitto, quel gesto disarmato e potentissimo, che ancora oggi interpella le coscienze.
Al centro della sua eredità, l'immagine di una "Chiesa del grembiule": una Chiesa che si china, che serve, che si sporca le mani nella storia degli uomini. Una Chiesa che non teme la Croce, perché sa che oltre di essa c'è già una promessa.
Ed è proprio questa promessa che Papa Leone XIV ha voluto consegnare nuovamente al mondo. Quella fede che non è illusione, ma certezza ostinata: la morte non avrà l'ultima parola.
Per le comunità di Ruvo e per l'intera diocesi che don Tonino ha amato e guidato, quel richiamo risuona come qualcosa di più di un ricordo. È una chiamata viva, urgente.
Continuare a credere nel "terzo giorno", anche mentre si attraversa il Venerdì Santo della storia.
Perché, come insegnava don Tonino, è proprio lì — nel punto più oscuro — che Dio prepara l'alba.
Buona Domenica delle Palme da VivaNetwork.
Lo ha fatto con parole che hanno toccato corde profonde: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che la morte non avrà più presa su di noi».
Un varco aperto nella coscienza dei fedeli. In quelle parole vibra tutto il cristianesimo essenziale, la Croce non come punto di arrivo, ma come passaggio. Non come sconfitta, ma come grembo di una speranza che resiste, che attende, che già intravede la luce del "terzo giorno".
Il Papa ha rilanciato con forza il rifiuto della violenza, indicando nel Vangelo una strada concreta e urgente. E proprio per questo il richiamo a don Tonino appare oggi più attuale che mai.
Nato ad Alessano nel 1935, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi dal 1982 fino alla sua morte nel 1993, don Tonino ha incarnato un modo radicale di essere Chiesa. Scelse la semplicità contro il potere, la prossimità contro la distanza; volle essere chiamato "don Tonino" e fece della sua casa episcopale un rifugio per gli ultimi. Non parole, ma scelte.
Profeta di pace, presidente di Pax Christi, fu tra le voci più coraggiose contro ogni logica di guerra. Indimenticabile il suo viaggio a Sarajevo nel 1992, nel pieno del conflitto, quel gesto disarmato e potentissimo, che ancora oggi interpella le coscienze.
Al centro della sua eredità, l'immagine di una "Chiesa del grembiule": una Chiesa che si china, che serve, che si sporca le mani nella storia degli uomini. Una Chiesa che non teme la Croce, perché sa che oltre di essa c'è già una promessa.
Ed è proprio questa promessa che Papa Leone XIV ha voluto consegnare nuovamente al mondo. Quella fede che non è illusione, ma certezza ostinata: la morte non avrà l'ultima parola.
Per le comunità di Ruvo e per l'intera diocesi che don Tonino ha amato e guidato, quel richiamo risuona come qualcosa di più di un ricordo. È una chiamata viva, urgente.
Continuare a credere nel "terzo giorno", anche mentre si attraversa il Venerdì Santo della storia.
Perché, come insegnava don Tonino, è proprio lì — nel punto più oscuro — che Dio prepara l'alba.
Buona Domenica delle Palme da VivaNetwork.
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