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Religioni

Natale 2019, gli auguri di Mons. Cornacchia

La lettera del Vescovo alla comunità diocesana

Carissimi,
la festa del Natale l'associo sempre ai desideri espressi sia dai bambini che dagli adulti, che poi vengono esauditi con i regali, collocati ai piedi dell'albero o del presepe. Penso alle letterine che i bambini scrivono a San Nicola oppure a Babbo Natale affinché i doni sognati possano giungere a destinazione, provocando quello stupore sul volto dei piccoli che tanto emoziona gli adulti. Ci sono però altri desideri che non hanno nulla a che fare col denaro e che sono molto più importanti perché riguardano la vita e la felicità della gente.
Il Natale è la festa di questi desideri più grandi. Non quelli che possono essere esauditi con i soldi. Non i regali che si acquistano nei negozi. È invece desiderio di recuperare la fiducia, la speranza, lo stupore; di ritrovare il gusto della gratuità; di riscoprire la gioia di percepire il bene che fiorisce nel nostro cuore e che si trasferisce nel cuore degli altri.
È voglia di trasparenza che è urgenza di vivere relazioni autentiche, sincere, profonde.
Dio, questi desideri dell'uomo li ha raccolti nel suo cuore e ha deciso di inviarceli come regali, anzi, ci ha donato il regalo: Gesù Bambino, Emmanuele – Dio con noi.
Ho provato una grande gioia nel leggere la lettera apostolica che Papa Francesco ha pubblicato qualche giorno fa per spiegare il significato e il valore del presepe. Ho letto con attenzione tutti i paragrafi e sono rimasto colpito dalla seguente affermazione: «Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell'universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita» (Admirabile signum, 3).
Davanti a Gesù Bambino non possiamo non provare gioia, stupore, commozione, perché Lui è il più grande regalo che Dio ci ha fatto, invitandoci a riconoscere Cristo come unico Salvatore della nostra esistenza, scegliendo di farlo regnare nel cuore delle nostre famiglie, scegliendo di vivere con più essenzialità la nostra giornata di cristiani.
Poi, sempre il Papa, ci ricorda: «Il presepe è un invito a "sentire", a "toccare" la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione.
E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell'umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi» (Admirabile signum, 3).
Ecco, Gesù Bambino ci chiede di aumentare la nostra attenzione nei confronti dei più poveri delle strade delle nostre città, che non sono pochi. Ci esorta ad offrire il nostro tempo per i ragazzi che rischiano di entrare nel tunnel della droga e della delinquenza, perché crescano bene e si innamorino della vita. Ci invita ad allargare i nostri orizzonti per metterci in ascolto delle difficoltà e dei disagi presenti in tanti immigrati che abitano nei quartieri delle nostre comunità parrocchiali.
Coraggio! A Natale i nostri desideri si incrociano con la grande bontà e l'immensa misericordia di Dio. Dio si prende cura di noi, ci viene incontro e ci dona il suo Figlio Gesù che, col suo sorriso, ci invita a vivere la sua nascita come la festa dell'amore che contagia.
Accogliamo il Dono. Accogliamo Gesù!
Buon Natale!
+ Domenico Cornacchia, Vescovo
  • Natale
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