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Attualità

Pale eoliche sulla murgia ruvese, la giunta si oppone: «Progetto dannoso»

Un'attenta analisi del progetto ha evidenziato numerose importanti criticità

«Questo progetto è sbagliato e dannoso. La nostra Amministrazione è da sempre sostenitrice della necessità di attivare fonti di energia rinnovabile, l'autonomia energetica è in tutti i nostri progetti e siamo disponibili a valutare progetti che ci aiutino nella transizione energetica, non però violentando il nostro territorio, che consideriamo il nostro patrimonio e che rappresenta una parte sempre più importante e qualificante della nostra economia».

Con queste parole il sindaco Pasquale Chieco ha motivato l'opposizione della giunta comunale alla realizzazione di un grande impianto eolico nell'agro di Ruvo di Puglia.

Il progetto prevede la realizzazione di otto pale eoliche dell'altezza di 200 metri ognuna (potenza unitaria 7,2 MW, potenza complessiva di 57,6 MW) nel cuore della Murgia ruvese e due passi da Calendano e dal Parco Nazionale dell'Alta Murgia. L'intervento, del valore di circa 150 milioni di euro, è stato presentato al Ministero dell'Ambiente dalla RDP Srl, una giovane società milanese.

Un'attenta analisi del progetto da parte dell'Area Sviluppo Sostenibile e Governo del Territorio del Comune ha evidenziato diverse importanti criticità.

Innanzitutto il mancato rispetto delle prescrizioni del PRG: la zona individuata per le istallazioni riguarda non una semplice area agricola, ma una zona rurale vincolata a forte valenza ambientale, a vocazione agricola e compresa in un sistema ricco di valori paesaggistici e culturali in cui è vietato alterare e modificare il territorio e il suo equilibrio botanico, e in cui le visuali paesaggistiche sono particolarmente tutelate, tanto che è possibile realizzare solo edifici non più alti di quattro metri.

Il progetto proposto inoltre, non rispetta quanto disposto dalla legge sulla "promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili", per la quale le "aree idonee" a ospitare impianti eolici non devono essere ricomprese nella fascia di rispetto di beni sottoposti a tutela; gli 8 aerogeneratori previsti ricadono invece proprio nelle fasce di rispetto di beni sottoposti a tutela come il Parco Nazionale dell'Alta Murgia, rete Natura 2000, Area di bellezza naturale tutelata.

Un'ulteriore e rilevante criticità è costituita poi dal fatto che alcuni aerogeneratori sono molto vicini (appena un chilometro) a Calendano, il borgo residenziale che in estate supera le 2000 persone residenti; una distanza davvero esigua che rappresenterebbe un serio problema sia visivo che acustico e deprimerebbe fortemente le potenzialità turistiche di un borgo in espansione.

Alle problematiche di tipo geografico si aggiungono questioni di tipo logistico: il trasporto in sito dei materiali necessari all'innalzamento e al montaggio delle pale richiederebbe la costruzione di un'adeguata infrastruttura viaria in grado di consentire il transito di carichi speciali, una strada nuova la cui realizzazione comporterebbe la demolizione (pur con impegno di rimontaggio) di chilometri di muretti a secco inclusi dal 2018 nella lista dei beni immateriali "patrimonio dell'umanità" dall'UNESCO e l'eradicazione (seppur con impegno di reimpianto) di ettari di coltivazioni pregiate.

Insomma, dal punto di vista ambientale l'innalzamento degli aerogeneratori, del tutto estranei all'ambiente e totalmente fuori scala rispetto al contesto, determinerebbe una netta frattura con la ricchezza storica, culturale, ambientale e paesaggistica delle aree inquinando il panorama apprezzabile dai tanti belvedere presenti nell'area della pre-murgia ruvese e nel vicino Parco dell'Alta Murgia. Di più, il progetto interferirebbe distruttivamente con alcune progettazioni pubbliche già attive e oggetto di investimenti pubblici, infatti entra nel pieno del Bio-distretto delle Lame, interseca la straordinaria Ciclovia dei Borboni che collega Bari a Napoli attraversando la Basilicata, interferisce con la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese.

La giunta comunale, nel recepire le osservazioni degli uffici, ha anche espresso in delibera grande preoccupazione per le caratteristiche della micro impresa che propone il progetto del valore di circa 150 milioni di euro. Si tratta, infatti, di una piccola società a responsabilità limitata, con unico socio ungherese, nata a luglio 2023 (pochi mesi prima della presentazione al ministero del progetto) e dotata di un capitale sociale di soli € 10.000, a dir poco irrisorio in relazione agli enormi costi e alle gravi responsabilità verso il territorio e i suoi abitanti derivanti da costruzione, gestione e dismissione di strutture così rilevanti.

«La nostra opposizione al progetto – conclude il sindaco - è frutto di uno studio accurato e non è solo un provvedimento di giunta, ma è condiviso da tutte le forze politiche cittadine che sostengono l'Amministrazione.

Quello che non possiamo assolutamente accettare è che un intervento così impattante su un territorio delicato come quello murgiano, foriero di conseguenze negative per molte aziende ruvesi che lavorano nell'agricoltura di qualità e nel turismo e complessivamente decisivo per le sorti di un'intera comunità arrivi dall'esterno, sulla nostra testa, senza possibilità di confronto e di ascolto delle nostre esigenze.

Le rinnovabili sono decisive per il nostro sviluppo, ma gli impianti che le producono devono essere compatibili con i territori e non stravolgerli: per questo la legge impone l'attenta valutazione dell'impatto ambientale. Siamo perciò pronti a continuare ciò che stiamo già in parte facendo grazie al PNRR, mettendo a disposizione tutti i nostri molti edifici comunali per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Auspichiamo che anche il Ministero dell'Ambiente ci aiuti ad crescere in questa direzione».
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