Santissimo Salvatore
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Vita di città

Storia Viva - Il Santissimo Salvatore: un ponte di fede, arte e devozione tra Andria e Ruvo di Puglia

Pellegrinaggi, arte sacra e storia di una festa popolare nella chiesa dei Santi Medici

Le radici della devozione popolare spesso si intrecciano con la storia locale, l'arte sacra e le vicissitudini umane, creando tradizioni capaci di attraversare i secoli. Un esempio emblematico, che unisce indissolubilmente le comunità di Andria e Ruvo di Puglia, è il culto del Santissimo Salvatore.

Il fulcro di questa secolare devozione risiede ad Andria. Fin dal 1694, durante la visita pastorale del vescovo Triveri, le cronache documentavano già la presenza di una venerata tela raffigurante il Redentore flagellato nell'antica chiesa di Santa Maria di Trimoggia. La crescente fede del popolo portò, nel 1816, all'edificazione di una cappella dedicata, successivamente ampliata e impreziosita da un altare marmoreo nel 1872.

L'attaccamento a questa immagine – invocata specialmente nei periodi di grave siccità per implorare la pioggia sui campi – era tale che nel Novecento si decise di erigere il grandioso santuario attuale. I miracoli e le grazie attribuiti al SS. Salvatore diffusero la devozione ben oltre i confini andriesi, portati nei paesi vicini dai pellegrini che, facendo ritorno a casa, portavano con sé immaginette sacre e racconti prodigiosi.

A Ruvo di Puglia, il culto si radicò profondamente agli inizi del Novecento. La scintilla fu un miracolo concesso ai coniugi ruvesi, tali Gino e Angelamaria. Per sciogliere il voto, i due intrapresero un pellegrinaggio annuale al Santuario di Andria nel Venerdì di Passione; una pratica privata che si trasformò ben presto in un rito collettivo. I pellegrinaggi avvenivano inizialmente a bordo di calessi e, in seguito, sui primi treni a carbone della tratta Bari-Barletta. A circa due chilometri dal Santuario, i fedeli lasciavano i mezzi di trasporto e proseguivano a piedi recitando intensamente la Via Crucis.

Particolarmente devoti al pellegrinaggio divennero i membri della Confraternita Purificazione-Addolorata. Per loro, recarsi ad Andria il Venerdì di Passione assumeva, e assume tutt'oggi, un significato spirituale profondissimo, in preparazione alla processione della Vergine Desolata: si diceva, infatti, che "al mattino si andava a salutare il Figlio mentre la sera si consolava la Madre".

Nel 1957, la devozione dei ruvesi trovò una propria dimora cittadina. Nella chiesa di Santa Maria di San Luca (oggi santuario dei Santi Medici), giunse una maestosa statua lignea del Cristo legato alla colonna, scolpita dal celebre artista Giuseppe Stuflesser di Ortisei e donata da Giuseppe Caputi-Jambrenghi. La scelta del pregiato legno della Val Gardena non fu affatto casuale: in quegli anni infuriava infatti una forte polemica ecclesiastica contro l'uso della cartapesta leccese, ritenuta un materiale meno "nobile".

Pochi anni dopo, nel 1963, a memoria di Giuseppe De Tommaso, fu commissionata al pittore andriese Carmine Conversano una fedele riproduzione pittorica della tela originaria di Andria, oggi amorevolmente custodita nel presbiterio della chiesa ruvese.

La festa in onore del SS. Salvatore fu fissata al 6 agosto, giorno della Trasfigurazione. Sotto il rettorato di don Franceschino Caldarola, nominato nel giugno del 1963, le celebrazioni raggiunsero l'apice dello sfarzo con luminarie, esibizioni bandistiche e grandiosi toselli. In quell'occasione il rettore invitò anche il vescovo dell'epoca, Mons. Aurelio Marena, che officiò il basso pontificale nella giornata festiva.

Questa ricca tradizione, tuttavia, non ebbe lunga vita. Negli anni i festeggiamenti si ridussero a un più intimo e sobrio novenario, finché nel 2015 l'allora rettore, don Giuseppe Tambone, insieme al presidente della Pia Unione Santi Medici Michele Pellicani, volle ripristinare le celebrazioni esterne, restituendo alla città una pagina luminosa della sua storia comunitaria.

Quest'anno, a suggellare questo percorso secolare, la festa assumerà un significato ancora più importante: a presiedere le celebrazioni sarà infatti il vescovo Domenico Basile. Di origini andriesi, Monsignor Basile avrà così la gioia di onorare il "suo" Salvatore non solo nella terra natia, ma anche nella Diocesi a lui affidata, divenendo egli stesso un ponte vivente tra la devozione di Andria e la fede della comunità di Ruvo.
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