
Vita di città
Storia Viva - Palazzo Avitaya, da palazzo nobiliare a sede del Comune di Ruvo di Puglia
Architettura, nobiltà e vicende storiche della dimora simbolo della cittadinanza ruvese
Ruvo - martedì 20 ottobre 2026
5.50
Palazzo Avitaya, situato nella parte occidentale del centro storico di Ruvo di Puglia in piazza Matteotti (storicamente nota come Porta Castello per la vicinanza a una delle antiche porte d'accesso alla città), rappresenta una delle dimore patrizie più importanti della città e oggi ospita la sede del Municipio.
La famiglia Avitaya (o de Avitabulo), originaria di Castellamare di Stabia in Campania, affonda le sue radici nell'epoca angioina. La nobiltà della casata fu sancita nel 1414 dalla regina Giovanna II a favore di Masello Avitaya.
Il ramo ruvese ebbe inizio nel 1533 con Prospero Avitaya (1506-1584), giunto a Ruvo dopo aver sposato la nobile ruvese Giovannella Pepe. I due costruirono il loro primo palazzo nell'attuale via Avitaya, a pochi passi da Piazza Menotti Garibaldi ove al primo piano è ancora presente un'iscrizione dedicatoria.
Alla sua morte Prospero, e suo figlio Antonio senior, furono sepolti nella loro cappella di patronato posta all'interno della quattrocentesca Chiesa di Sant'Angelo.
Dalla stessa chiesa di Sant'Angelo proveniva la celebre tela dell'Adorazione dei Magi commissionata a Gaspar Hovic nel 1612 proprio dalla famiglia stabiense.
Alla chiesa di Sant'Angelo e alla comune provenienza campana risalgono i legami con la famiglia Carafa. Nel corso del XVII secolo, Giuseppe Carafa (Marchese di Baranelli) donò ad Antonio Avitaya la cappella della Madonna degli Angeli nella chiesa dei Minori Osservanti e, nel 1654, gli vendette per 2430 ducanti l'ampio palazzo di proprietà del suocero Flaminio Carafa posto in Ruvo in strata de Porta Castri, consistente in aula magna, camere, cortili, magazzini, cellario, rimessa, con l'uscita fatta ad arcata e con un gaifo dentro la chiesa di S. Rocco attaccata a detto Palazzo.
Si tratterebbe di una porzione del Palazzo Avitaya (in particolare l'attuale parte prospicente la Piazza) che probabilmente andò a integrarsi a un nucleo più antico già di proprietà della famiglia stabiense. Sull'ingresso principale del Palazzo è infatti presente lo stemma della famiglia Avitaya accompagnato dall'anno 1584 (anno di morte di Prospero) forse lì ricollocato in occasione dell'acquisto del nuovo quarto del Palazzo. Accanto all'arma è presente anche un motto "BENE FAC E VIVES" che è lessicalmente molto vicino alla citazione biblica (Lc, 10:28) che i Carafa della Stadera scelsero per la loro famiglia "HOC FAC ET VIVES". Potrebbe trattarsi, quindi, di una iscrizione proveniente dall'originario Palazzo Carafa e riadattatata per la nuova proprietà.
Alla fine del XVII secolo, estintasi la famiglia con la morte di Silvia Avitaya (1699), il Palazzo passò per disposizione testamentaria al Monte di Beneficenza fondato da Domenico Zaza (poi denominato Zaza-Avitaya). Tra i primi decenni dell'Ottocento e la metà del secolo, l'edificio fu acquisito dalla municipalità ruvese, che lo restaurò e lo adattò a nuova sede della pubblica amministrazione. Tra gli eventi drammatici che segnarono la storia del palazzo si ricorda il tumulto dell'8 gennaio 1894, durante il quale l'edificio fu dato alle fiamme e l'archivio comunale andò distrutto. Nel 1984, in seguito al terremoto del 1980, l'immobile è stato sottoposto a interventi di restauro.
Il palazzo si sviluppa su tre piani, conclusi da un cornicione con decorazione ad ovuli di gusto classico. Il prospetto principale (su piazza Matteotti) presenta una tripartizione orizzontale scandita da cornici marcapiano e finestre architravate. Sulla fascia divisoria tra il piano terra e il piano nobile corre un'epigrafe datata 1654 in onore di Antonio Avitaya. Sullo spigolo prospicente Via De Gasperi, si trova un'arma gentilizia bipartita con lo stemma Avitaya (tre colli con tralci avviluppati) e uno stemma con leoni rampanti, probabile rimando a un legame matrimoniale con la famiglia Leone. La data del 1630 posta subito sotto lo stemma potrebbe rimandare a queste nozze o comunque a una prima fase di risistemazione del Palazzo precedente all'atto di acquisto con il Marchese Carafa.
L'ingresso secondario, che si apre su Vico I Modesti, ha un arco a tutto sesto fiancheggiato da paraste bugnate ed è sormontato da un'iscrizione che nuovamente attesta la proprietà del Palazzo ad Antonio Avitaya e la data del 1654.
L'interno si impernia attorno a un imponente androne con volte a botte unghiate e a un cortile interno che conduce allo scalone monumentale. Sulle scale e nell'atrio sono murati importanti reperti storici, tra cui una stele sepolcrale romana del II secolo d.C. e tre rilievi di pietra recanti motivi vegetali e una sirena a doppia coda forse provenienti dalla finestra oggi murata prospicente la chiesa di San Rocco.
Il piano nobile ospita gli ambienti di rappresentanza dell'amministrazione comunale: Sala del Consiglio, Sala della Giunta e Gabinetto del Sindaco.
La Sala del Consiglio Comunale è un vasto ambiente rettangolare coperto da una volta a padiglione decorata con tempere dei primi del Novecento, al cui centro trionfa l'antico stemma cittadino (l'anfora con i rovi). La sala accoglie i pregevoli busti marmorei ottocenteschi del medico Domenico Cotugno e del giurista Giovanni Jatta senior, oltre ai ritratti pittorici dello stesso Cotugno e del parlamentare Giovanni Bovio realizzati da Angelo Brando.
La Sala della Giunta è invece caratterizzata da tempere in stile pompeiano risalenti agli anni Trenta del Novecento, con raffigurazioni delle Ore del Giorno e della Notte, vedute di rovine romane e del Vesuvio fumante. Già nella veste settecentesca del Palazzo questa sala, aveva la volta decorata con elegante pittura, come si desume dalla lettura della Platea del Monte Zaza Avitaya conservata in Biblioteca Comunale.
Il Gabinetto del Sindaco, con significativi arredi opera di valenti ebanisti, ha ospitato per lungo tempo il noto Crocifisso (1959) del maestro ruvese Domenico Cantatore, oggi collocato nella Pinacoteca Comunale come da precisa indicazione del Maestro.
Palazzo Avitaya rappresenta dunque il fulcro della vita cittadina e oggi si appresta, al termine di lunghi restauri, a riaccogliere i ruvesi nelle sue sale, all'ombra di secoli di storia cittadina.
Fonti: Cleto Bucci, Carmelo Cipriani, Palazzo Avitaya a Ruvo di Puglia da residenza nobiliare a sede municipale (Ruvo di Puglia, 2007). F. Lauciello, Madonne di famiglia. Intrecci familiari e devozionali nella chiesa di sant'Angelo (Ruvo di Puglia, 2016).
La famiglia Avitaya (o de Avitabulo), originaria di Castellamare di Stabia in Campania, affonda le sue radici nell'epoca angioina. La nobiltà della casata fu sancita nel 1414 dalla regina Giovanna II a favore di Masello Avitaya.
Il ramo ruvese ebbe inizio nel 1533 con Prospero Avitaya (1506-1584), giunto a Ruvo dopo aver sposato la nobile ruvese Giovannella Pepe. I due costruirono il loro primo palazzo nell'attuale via Avitaya, a pochi passi da Piazza Menotti Garibaldi ove al primo piano è ancora presente un'iscrizione dedicatoria.
Alla sua morte Prospero, e suo figlio Antonio senior, furono sepolti nella loro cappella di patronato posta all'interno della quattrocentesca Chiesa di Sant'Angelo.
Dalla stessa chiesa di Sant'Angelo proveniva la celebre tela dell'Adorazione dei Magi commissionata a Gaspar Hovic nel 1612 proprio dalla famiglia stabiense.
Alla chiesa di Sant'Angelo e alla comune provenienza campana risalgono i legami con la famiglia Carafa. Nel corso del XVII secolo, Giuseppe Carafa (Marchese di Baranelli) donò ad Antonio Avitaya la cappella della Madonna degli Angeli nella chiesa dei Minori Osservanti e, nel 1654, gli vendette per 2430 ducanti l'ampio palazzo di proprietà del suocero Flaminio Carafa posto in Ruvo in strata de Porta Castri, consistente in aula magna, camere, cortili, magazzini, cellario, rimessa, con l'uscita fatta ad arcata e con un gaifo dentro la chiesa di S. Rocco attaccata a detto Palazzo.
Si tratterebbe di una porzione del Palazzo Avitaya (in particolare l'attuale parte prospicente la Piazza) che probabilmente andò a integrarsi a un nucleo più antico già di proprietà della famiglia stabiense. Sull'ingresso principale del Palazzo è infatti presente lo stemma della famiglia Avitaya accompagnato dall'anno 1584 (anno di morte di Prospero) forse lì ricollocato in occasione dell'acquisto del nuovo quarto del Palazzo. Accanto all'arma è presente anche un motto "BENE FAC E VIVES" che è lessicalmente molto vicino alla citazione biblica (Lc, 10:28) che i Carafa della Stadera scelsero per la loro famiglia "HOC FAC ET VIVES". Potrebbe trattarsi, quindi, di una iscrizione proveniente dall'originario Palazzo Carafa e riadattatata per la nuova proprietà.
Alla fine del XVII secolo, estintasi la famiglia con la morte di Silvia Avitaya (1699), il Palazzo passò per disposizione testamentaria al Monte di Beneficenza fondato da Domenico Zaza (poi denominato Zaza-Avitaya). Tra i primi decenni dell'Ottocento e la metà del secolo, l'edificio fu acquisito dalla municipalità ruvese, che lo restaurò e lo adattò a nuova sede della pubblica amministrazione. Tra gli eventi drammatici che segnarono la storia del palazzo si ricorda il tumulto dell'8 gennaio 1894, durante il quale l'edificio fu dato alle fiamme e l'archivio comunale andò distrutto. Nel 1984, in seguito al terremoto del 1980, l'immobile è stato sottoposto a interventi di restauro.
Il palazzo si sviluppa su tre piani, conclusi da un cornicione con decorazione ad ovuli di gusto classico. Il prospetto principale (su piazza Matteotti) presenta una tripartizione orizzontale scandita da cornici marcapiano e finestre architravate. Sulla fascia divisoria tra il piano terra e il piano nobile corre un'epigrafe datata 1654 in onore di Antonio Avitaya. Sullo spigolo prospicente Via De Gasperi, si trova un'arma gentilizia bipartita con lo stemma Avitaya (tre colli con tralci avviluppati) e uno stemma con leoni rampanti, probabile rimando a un legame matrimoniale con la famiglia Leone. La data del 1630 posta subito sotto lo stemma potrebbe rimandare a queste nozze o comunque a una prima fase di risistemazione del Palazzo precedente all'atto di acquisto con il Marchese Carafa.
L'ingresso secondario, che si apre su Vico I Modesti, ha un arco a tutto sesto fiancheggiato da paraste bugnate ed è sormontato da un'iscrizione che nuovamente attesta la proprietà del Palazzo ad Antonio Avitaya e la data del 1654.
L'interno si impernia attorno a un imponente androne con volte a botte unghiate e a un cortile interno che conduce allo scalone monumentale. Sulle scale e nell'atrio sono murati importanti reperti storici, tra cui una stele sepolcrale romana del II secolo d.C. e tre rilievi di pietra recanti motivi vegetali e una sirena a doppia coda forse provenienti dalla finestra oggi murata prospicente la chiesa di San Rocco.
Il piano nobile ospita gli ambienti di rappresentanza dell'amministrazione comunale: Sala del Consiglio, Sala della Giunta e Gabinetto del Sindaco.
La Sala del Consiglio Comunale è un vasto ambiente rettangolare coperto da una volta a padiglione decorata con tempere dei primi del Novecento, al cui centro trionfa l'antico stemma cittadino (l'anfora con i rovi). La sala accoglie i pregevoli busti marmorei ottocenteschi del medico Domenico Cotugno e del giurista Giovanni Jatta senior, oltre ai ritratti pittorici dello stesso Cotugno e del parlamentare Giovanni Bovio realizzati da Angelo Brando.
La Sala della Giunta è invece caratterizzata da tempere in stile pompeiano risalenti agli anni Trenta del Novecento, con raffigurazioni delle Ore del Giorno e della Notte, vedute di rovine romane e del Vesuvio fumante. Già nella veste settecentesca del Palazzo questa sala, aveva la volta decorata con elegante pittura, come si desume dalla lettura della Platea del Monte Zaza Avitaya conservata in Biblioteca Comunale.
Il Gabinetto del Sindaco, con significativi arredi opera di valenti ebanisti, ha ospitato per lungo tempo il noto Crocifisso (1959) del maestro ruvese Domenico Cantatore, oggi collocato nella Pinacoteca Comunale come da precisa indicazione del Maestro.
Palazzo Avitaya rappresenta dunque il fulcro della vita cittadina e oggi si appresta, al termine di lunghi restauri, a riaccogliere i ruvesi nelle sue sale, all'ombra di secoli di storia cittadina.
Fonti: Cleto Bucci, Carmelo Cipriani, Palazzo Avitaya a Ruvo di Puglia da residenza nobiliare a sede municipale (Ruvo di Puglia, 2007). F. Lauciello, Madonne di famiglia. Intrecci familiari e devozionali nella chiesa di sant'Angelo (Ruvo di Puglia, 2016).



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