A Ruvo di Puglia la musica entra a Casa Spada e restituisce senso al welfare culturale
La Corale “Michele Cantatore” porta emozioni e diritti alla RSA Spada
lunedì 12 gennaio 2026
Non tutte le persone possono raggiungere un teatro. Non tutte possono sedersi in platea, spegnere il cellulare e lasciarsi avvolgere dalla musica.
Ma la cultura, quando è davvero tale, sa trovare altre strade. Sa farsi prossima, entrare nelle case, bussare piano e chiedere permesso. È quanto accaduto sabato scorso a Ruvo di Puglia, dove la musica ha superato le distanze trasformandosi in incontro, cura e relazione.
Il tema dell'accessibilità e delle pari opportunità era stato al centro del confronto svoltosi venerdì al Teatro Comunale, un momento di riflessione su cosa significhi oggi parlare di welfare culturale. Una domanda tanto necessaria quanto urgente: chi resta escluso dai luoghi della cultura? E come può una comunità colmare queste distanze?
La risposta è arrivata il giorno dopo, sotto forma di canto. I coristi dell'Associazione Corale Polifonica "Michele Cantatore", diretti dal maestro Angelo Anselmi, hanno scelto di ribaltare il punto di vista: non aspettare il pubblico, ma raggiungerlo. Così le voci del coro sono entrate a Casa Spada, portando la musica lì dove il teatro non può arrivare, ma dove l'ascolto è forse ancora più profondo.
È stato un momento di condivisione, in cui le armonie si sono accordate con i ricordi, le emozioni, gli sguardi degli ospiti. La musica ha risvegliato memorie lontane, intercettato sentimenti nascosti, creato una sintonia rara, unendo cuore e anima.
«La musica che unisce, che guarisce, che sintonizza»: così è stata raccontata l'esperienza da chi l'ha vissuta in prima persona. Un dono prezioso, accolto con gratitudine, che ha trasformato un pomeriggio qualunque in un evento straordinario, fatto di presenza, ascolto e bellezza.
L'incontro tra la Corale "Michele Cantatore" e gli ospiti di Casa Spada è la dimostrazione che il welfare culturale non è un concetto astratto, ma un'azione concreta. È la scelta di portare la cultura fuori dai suoi confini tradizionali, rendendola accessibile, inclusiva, umana.
Perché il diritto alla musica, all'arte e all'emozione non dovrebbe mai dipendere da una distanza da percorrere, ma dalla volontà di una comunità di prendersi cura di tutti.
Ma la cultura, quando è davvero tale, sa trovare altre strade. Sa farsi prossima, entrare nelle case, bussare piano e chiedere permesso. È quanto accaduto sabato scorso a Ruvo di Puglia, dove la musica ha superato le distanze trasformandosi in incontro, cura e relazione.
Il tema dell'accessibilità e delle pari opportunità era stato al centro del confronto svoltosi venerdì al Teatro Comunale, un momento di riflessione su cosa significhi oggi parlare di welfare culturale. Una domanda tanto necessaria quanto urgente: chi resta escluso dai luoghi della cultura? E come può una comunità colmare queste distanze?
La risposta è arrivata il giorno dopo, sotto forma di canto. I coristi dell'Associazione Corale Polifonica "Michele Cantatore", diretti dal maestro Angelo Anselmi, hanno scelto di ribaltare il punto di vista: non aspettare il pubblico, ma raggiungerlo. Così le voci del coro sono entrate a Casa Spada, portando la musica lì dove il teatro non può arrivare, ma dove l'ascolto è forse ancora più profondo.
È stato un momento di condivisione, in cui le armonie si sono accordate con i ricordi, le emozioni, gli sguardi degli ospiti. La musica ha risvegliato memorie lontane, intercettato sentimenti nascosti, creato una sintonia rara, unendo cuore e anima.
«La musica che unisce, che guarisce, che sintonizza»: così è stata raccontata l'esperienza da chi l'ha vissuta in prima persona. Un dono prezioso, accolto con gratitudine, che ha trasformato un pomeriggio qualunque in un evento straordinario, fatto di presenza, ascolto e bellezza.
L'incontro tra la Corale "Michele Cantatore" e gli ospiti di Casa Spada è la dimostrazione che il welfare culturale non è un concetto astratto, ma un'azione concreta. È la scelta di portare la cultura fuori dai suoi confini tradizionali, rendendola accessibile, inclusiva, umana.
Perché il diritto alla musica, all'arte e all'emozione non dovrebbe mai dipendere da una distanza da percorrere, ma dalla volontà di una comunità di prendersi cura di tutti.