Annibale D’Elia, la Puglia si raccoglie nel suo ricordo: oggi l’ultimo saluto a Bari

Il sindaco di Ruvo, Ninni Chieco: «La nostra terra perde una delle sue intelligenze più preziose»

giovedì 22 ottobre 2026 10.51
A cura di Teresa Fiore
Oggi, giovedì 22 ottobre, alle ore 15, nell'Agorà del Consiglio regionale della Puglia, a Bari, si terrà la cerimonia di commiato per Annibale D'Elia, il dirigente pubblico la cui improvvisa scomparsa ha suscitato profonda commozione nel mondo istituzionale e culturale pugliese.

La sua morte, tanto repentina quanto dolorosa, interrompe un percorso professionale e umano animato da una costante tensione verso l'innovazione, la valorizzazione dei talenti e la costruzione di nuove opportunità per le persone e i territori. Resta, tuttavia, l'eredità di un pensiero che concepiva la politica non come mera amministrazione dell'esistente, bensì come strumento generativo, in grado di mettere in moto energie, alimentare aspirazioni e dare forma a prospettive innovative.

D'Elia, 56 anni, è morto il 20 ottobre in un incidente stradale avvenuto alla periferia sud di Bari, lungo la strada della Marina, tra San Giorgio e Torre a Mare. Secondo le prime ricostruzioni, mentre viaggiava in moto avrebbe perso il controllo del mezzo, finendo contro un muro. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori del 118, le gravi lesioni riportate nell'impatto si sono rivelate fatali. Le circostanze dell'accaduto sono state oggetto di accertamenti.

Una tragedia che ha sottratto prematuramente alla Puglia una figura di riferimento nel campo delle politiche pubbliche, proprio nel momento in cui il suo ritorno nella terra in cui aveva maturato esperienze e relazioni significative si stava traducendo in un nuovo, importante impegno istituzionale.

Dalla stagione di "Bollenti Spiriti" alla guida delle politiche culturali
Il nome di Annibale D'Elia è indissolubilmente legato alla stagione di "Bollenti Spiriti", il programma regionale che, negli anni Duemila, contribuì a promuovere il protagonismo giovanile, sostenendo iniziative, progettualità e percorsi di innovazione sociale. Un'esperienza che ha rappresentato un laboratorio di partecipazione, un tentativo di riconoscere nelle nuove generazioni una risorsa essenziale per il rinnovamento della società.

In quegli anni D'Elia aveva lavorato al fianco di Guglielmo Minervini, condividendone una concezione della politica fondata sulla partecipazione, sulla fiducia nelle persone e sulla capacità delle istituzioni di generare cambiamento. Una visione che avrebbe continuato a permeare il suo percorso, accompagnandolo anche nelle successive responsabilità dirigenziali.

Dal 2017 al 2025 aveva ricoperto importanti incarichi presso il Comune di Milano, operando in ambiti quali l'innovazione economica, l'impresa, l'economia urbana, la moda e il design. Un'esperienza maturata in un contesto dinamico e complesso, che aveva ulteriormente consolidato il suo approccio trasversale allo sviluppo territoriale e alla valorizzazione delle risorse culturali e creative.

Nel 2026 il ritorno in Puglia, chiamato da Antonio Decaro alla guida del Dipartimento regionale Cultura, Istruzione, Turismo e Diritti civili. Un incarico che si inseriva coerentemente nel solco del suo impegno, quello di mettere in relazione cultura, identità territoriale, crescita economica e coesione sociale, nella convinzione che il patrimonio di una comunità non sia soltanto ciò che essa custodisce, ma anche ciò che riesce a immaginare e costruire per il proprio futuro.

L'ultima relazione nell'Agorà, il disegno di una politica culturale
Assume un significato particolarmente intenso il fatto che il commiato odierno si svolga proprio nell'Agorà del Consiglio regionale, lo stesso luogo che, appena tredici giorni fa, aveva accolto una sua articolata riflessione sulle politiche culturali della Regione Puglia.

Lo scorso 9 ottobre, D'Elia aveva illustrato un disegno strategico nel quale visione, analisi del contesto, obiettivi e azioni concorrevano a delineare una prospettiva organica per il settore culturale. Una relazione seguita e applaudita da quanti vi avevano riconosciuto non soltanto una proposta programmatica, ma anche la manifestazione di un metodo e di una precisa idea di intervento pubblico.

È proprio a quell'intervento che il sindaco di Ruvo di Puglia, Ninni Chieco, affida una parte essenziale del proprio ricordo. Nelle sue parole, la relazione del 9 ottobre si trasforma oggi, alla luce della morte improvvisa del suo autore, in una sorta di testamento intellettuale e civile: un patrimonio di idee che supera la contingenza dell'incarico e si consegna alla responsabilità di chi resta.

«Un disegno che oggi con la sua morte improvvisa, ingiusta e straziante diventa un manifesto di Politica Culturale Pubblica, il suo lascito per tutti noi che restiamo», scrive Chieco.
Parole che restituiscono la misura di una perdita che non riguarda soltanto gli affetti più prossimi o l'amministrazione regionale, ma investe una comunità più ampia, legata a D'Elia da esperienze condivise, percorsi professionali e comuni orizzonti ideali.

Il ricordo di Ninni Chieco: «Una politica che fosse generativa»
Nel messaggio affidato ai social, il sindaco di Ruvo di Puglia rievoca il rapporto umano e professionale nato negli anni delle politiche giovanili, quando entrambi avevano condiviso con Guglielmo Minervini la stagione di "Bollenti Spiriti" e altre esperienze di innovazione civica.

Un legame che, come sottolinea Chieco, non si era dissolto con la distanza geografica né con il susseguirsi degli incarichi. Anche durante gli anni trascorsi a Milano, D'Elia aveva continuato a seguire le vicende pugliesi, mantenendo vivo il rapporto con le persone e le realtà culturali del territorio.

Il sindaco ricorda, in particolare, l'attenzione riservata da D'Elia alle iniziative di Ruvo di Puglia e il suo ritorno in città, nella primavera di quest'anno, per assistere da vicino al festival "Le Danzatrici". Una visita che assume oggi il valore di una testimonianza del legame mai reciso con la sua terra.

Chieco restituisce così il ritratto di un uomo che aveva fatto della progettualità e della passione due elementi inscindibili del proprio impegno. E, nel passaggio più doloroso del suo messaggio, consegna a tutti una constatazione che è insieme espressione di cordoglio e riconoscimento del valore umano e professionale di D'Elia: «La nostra terra perde una delle sue intelligenze più preziose».

Un pensiero colmo di affetto è rivolto infine alla moglie, destinataria dell'abbraccio del sindaco in queste ore di indicibile dolore.

Un'eredità che non si esaurisce con l'assenza
Così oggi, nell'Agorà del Consiglio regionale, il saluto ad Annibale D'Elia sarà anche un momento di riflessione sul valore di una politica intesa come qualcosa di grande che lascia tracce ben oltre la durata degli incarichi e delle singole esperienze.

La sua voce si è spenta improvvisamente, ma le idee che ha contribuito a elaborare e le relazioni che ha saputo coltivare restano parte di un patrimonio intenso. Un'eredità che chiama ora istituzioni, amministratori e comunità a proseguire quel lavoro, affinché la cultura continui a essere non soltanto un bene da tutelare, ma una forza viva attraverso cui immaginare e realizzare il futuro.