“L’Arte nel Vento” a Ruvo di Puglia: il rito dei balconi si fa visione contemporanea - LE FOTO
Tra i teli sospesi, l’opera dell’artista ruvese Clitorosso si impone come un varco poetico e cosmico
venerdì 24 aprile 2026
Ci sono immagini che non chiedono di essere guardate, ma attraversate. "L'Arte nel Vento" appartiene a questa categoria, a quella impercettibile condizione dello sguardo.
Dal 21 al 28 aprile, il centro storico di Ruvo di Puglia si sottrae alla sua fissità e diventa superficie vibrante, attraversata da presenze leggere e instabili.
I balconi si aprono e si espongono. Dai loro margini discendono grandi teli dipinti che il vento solleva, piega, talvolta vela. Non c'è frontalità, non c'è distanza di sicurezza tra opera e spettatore, ma tutto accade in una prossimità fluida, dove l'immagine si concede e si sottrae nello stesso gesto.
All'interno di Essere – Festival di Processi, l'installazione recupera una pratica antica, quella delle coperte esposte durante le processioni, ma la priva di ogni nostalgia. Qui la tradizione diviene materia viva, riattivata. Il tessuto non conserva più soltanto la memoria familiare, ma si fa campo di tensione, spazio di interrogazione, dispositivo poetico.
A sposare l'iniziativa è stato il Forum Giovani di Ruvo di Puglia con la sua presidente Alessia Di Terlizzi che, insieme all'artista ruvese Daniela Raffaele (in arte Clitorosso) hanno portato in città il progetto.
Le trenta artiste coinvolte – provenienti da tutta Italia – costituiscono una costellazione. Ogni opera è autonoma, eppure attraversata da una medesima corrente, quella del gesto che si espone, che accetta la vulnerabilità del mostrarsi nello spazio pubblico.
In mostra troviamo le opere di Ajnos, Maria Antonietta Barnaba, Antonella Casazza, Clitorosso D.R., Chiara Coltro, Rossana Comida, Valeria D'Aniello, Rossella De Gregorio, Linda De Zen, Ilaria di Giusti, Maria Ditaranto, Francesca di Vece, Viviana Falcade, Nicoletta Furlan, Maria Letizia Gabriele, Cristina Iotti, LauraBalla, Jara Marzulli, Marisa Merlin, Stefania Ormas, Roberta Pepe, Luna Potenziere, Angela Regina, Concetta Russo, Grazia Salierno, Ersilia Sarrecchia, Michela, Margherita Sarti, Vania Elettra Tam, Luisa Valenzano.
Dopo aver toccato i centri storici di Andria, Padova, Potenza, Presicce, Retorbido e Ceprano, l'iniziativa ribadisce la necessità di ritrovare la bellezza negli spazi comuni.
La scelta di una partecipazione esclusivamente femminile non è un semplice omaggio alla tradizione delle ricamatrici, ma una presa di posizione più sottile: riportare al centro una pratica del fare che tiene insieme corpo, tempo e relazione. Il lenzuolo, in questo senso, è superficie carica di stratificazioni simboliche – nascita, cura, assenza, commiato.
In questo paesaggio di opere fluttuanti spicca il lavoro di Clitorosso, dal titolo "Starseed", che introduce una variazione percettiva netta. "Starseed" non occupa lo spazio urbano, ma lo altera, lo rende più profondo, quasi cavo.
Il termine starseed – letteralmente "seme stellare" – rimanda a una figura liminale: un'anima percepita come antica, non perché appartenga al passato, ma perché eccede il tempo lineare. Una presenza che sembra portare con sé una memoria non localizzata, una forma di conoscenza che non si apprende, ma si riconosce.
Clitorosso illustra questo concetto e lo lascia emergere. Nel suo telo, la luce diventa sostanza, illuminando ciò che accade. Una luminosità diffusa, mai violenta, che non costruisce gerarchie visive ma invita lo sguardo a sostare, a rallentare, a perdere il bisogno di definire.
Il vento diventa parte integrante dell'opera. Ogni increspatura del tessuto modifica la percezione, apre fenditure, nasconde e restituisce. "Starseed" esiste per apparizioni successive, come un pensiero che affiora e subito si ritrae. Ciò che emerge è l'immagine di una presenza che non invade lo spazio, ma lo riequilibra. Non aggiunge, ma sottrae rumore.
È qui che la nozione di "anima antica" trova una traduzione poetica concreta: quella capacità di abitare il presente con una densità diversa, più quieta, più permeabile. "Starseed" apre una possibilità, quella di riconoscere una forma di luce che non proviene dall'esterno, ma si attiva nello sguardo stesso.
Intorno, Ruvo di Puglia partecipa, assorbe, rilancia. "L'Arte nel Vento" lavora proprio su questa soglia tra intenzione e accadimento. Non è un evento da consumare, ma una condizione temporanea in cui il rapporto tra arte e spazio pubblico si ridefinisce.
E forse è proprio qui la sua forza più radicale, nel restituire all'opera una dimensione instabile, esposta, vulnerabile. Come i teli che la compongono, anche il senso resta in movimento.
E mentre il vento continua a fare il suo lavoro invisibile, qualcosa cambia – impercettibilmente – nella postura di chi passa; lo sguardo si solleva, si trattiene un istante in più. E in quell'istante, minimo e irripetibile, l'arte accade davvero.
Dal 21 al 28 aprile, il centro storico di Ruvo di Puglia si sottrae alla sua fissità e diventa superficie vibrante, attraversata da presenze leggere e instabili.
I balconi si aprono e si espongono. Dai loro margini discendono grandi teli dipinti che il vento solleva, piega, talvolta vela. Non c'è frontalità, non c'è distanza di sicurezza tra opera e spettatore, ma tutto accade in una prossimità fluida, dove l'immagine si concede e si sottrae nello stesso gesto.
All'interno di Essere – Festival di Processi, l'installazione recupera una pratica antica, quella delle coperte esposte durante le processioni, ma la priva di ogni nostalgia. Qui la tradizione diviene materia viva, riattivata. Il tessuto non conserva più soltanto la memoria familiare, ma si fa campo di tensione, spazio di interrogazione, dispositivo poetico.
A sposare l'iniziativa è stato il Forum Giovani di Ruvo di Puglia con la sua presidente Alessia Di Terlizzi che, insieme all'artista ruvese Daniela Raffaele (in arte Clitorosso) hanno portato in città il progetto.
Le trenta artiste coinvolte – provenienti da tutta Italia – costituiscono una costellazione. Ogni opera è autonoma, eppure attraversata da una medesima corrente, quella del gesto che si espone, che accetta la vulnerabilità del mostrarsi nello spazio pubblico.
In mostra troviamo le opere di Ajnos, Maria Antonietta Barnaba, Antonella Casazza, Clitorosso D.R., Chiara Coltro, Rossana Comida, Valeria D'Aniello, Rossella De Gregorio, Linda De Zen, Ilaria di Giusti, Maria Ditaranto, Francesca di Vece, Viviana Falcade, Nicoletta Furlan, Maria Letizia Gabriele, Cristina Iotti, LauraBalla, Jara Marzulli, Marisa Merlin, Stefania Ormas, Roberta Pepe, Luna Potenziere, Angela Regina, Concetta Russo, Grazia Salierno, Ersilia Sarrecchia, Michela, Margherita Sarti, Vania Elettra Tam, Luisa Valenzano.
Dopo aver toccato i centri storici di Andria, Padova, Potenza, Presicce, Retorbido e Ceprano, l'iniziativa ribadisce la necessità di ritrovare la bellezza negli spazi comuni.
La scelta di una partecipazione esclusivamente femminile non è un semplice omaggio alla tradizione delle ricamatrici, ma una presa di posizione più sottile: riportare al centro una pratica del fare che tiene insieme corpo, tempo e relazione. Il lenzuolo, in questo senso, è superficie carica di stratificazioni simboliche – nascita, cura, assenza, commiato.
In questo paesaggio di opere fluttuanti spicca il lavoro di Clitorosso, dal titolo "Starseed", che introduce una variazione percettiva netta. "Starseed" non occupa lo spazio urbano, ma lo altera, lo rende più profondo, quasi cavo.
Il termine starseed – letteralmente "seme stellare" – rimanda a una figura liminale: un'anima percepita come antica, non perché appartenga al passato, ma perché eccede il tempo lineare. Una presenza che sembra portare con sé una memoria non localizzata, una forma di conoscenza che non si apprende, ma si riconosce.
Clitorosso illustra questo concetto e lo lascia emergere. Nel suo telo, la luce diventa sostanza, illuminando ciò che accade. Una luminosità diffusa, mai violenta, che non costruisce gerarchie visive ma invita lo sguardo a sostare, a rallentare, a perdere il bisogno di definire.
Il vento diventa parte integrante dell'opera. Ogni increspatura del tessuto modifica la percezione, apre fenditure, nasconde e restituisce. "Starseed" esiste per apparizioni successive, come un pensiero che affiora e subito si ritrae. Ciò che emerge è l'immagine di una presenza che non invade lo spazio, ma lo riequilibra. Non aggiunge, ma sottrae rumore.
È qui che la nozione di "anima antica" trova una traduzione poetica concreta: quella capacità di abitare il presente con una densità diversa, più quieta, più permeabile. "Starseed" apre una possibilità, quella di riconoscere una forma di luce che non proviene dall'esterno, ma si attiva nello sguardo stesso.
Intorno, Ruvo di Puglia partecipa, assorbe, rilancia. "L'Arte nel Vento" lavora proprio su questa soglia tra intenzione e accadimento. Non è un evento da consumare, ma una condizione temporanea in cui il rapporto tra arte e spazio pubblico si ridefinisce.
E forse è proprio qui la sua forza più radicale, nel restituire all'opera una dimensione instabile, esposta, vulnerabile. Come i teli che la compongono, anche il senso resta in movimento.
E mentre il vento continua a fare il suo lavoro invisibile, qualcosa cambia – impercettibilmente – nella postura di chi passa; lo sguardo si solleva, si trattiene un istante in più. E in quell'istante, minimo e irripetibile, l'arte accade davvero.