Storia Viva - 9 giugno 1912, Ruvo inaugura la sua “Dante”

La nascita del comitato ruvese con la prolusione di Amy Bernardy sull’emigrazione italiana.

martedì 3 marzo 2026
A cura di Francesco Lauciello
Il 9 giugno 1912 Ruvo di Puglia visse una giornata di intensa partecipazione civile e culturale: nel cortile addobbato a festa dell'allora edificio scolastico, l'attuale ex Convento dei Domenicani, fu inaugurata la sezione ruvese della Società Dante Alighieri, alla presenza di autorità, professionisti, insegnanti, studenti e di una folta rappresentanza del mondo operaio. A rendere ancora più solenne l'evento fu la presenza di Amy Bernardy, protagonista di una applauditissima prolusione dedicata al tema dell'emigrazione italiana.

Le cronache dell'epoca descrivono un cortile ornato di festoni e bandiere, con il tricolore a campeggiare sull'ingresso e un busto del Sommo Poeta a suggellare simbolicamente la missione dell'associazione: difendere e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo.

Fondata a Roma nel 1889 su impulso di Giosuè Carducci e di un gruppo di intellettuali patrioti, la Società Dante Alighieri nacque con uno scopo preciso: "tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo".
Nel contesto post-unitario e nel pieno delle tensioni legate alle terre irredente, la Dante divenne uno strumento fondamentale di diplomazia culturale. Promosse scuole italiane all'estero, corsi di lingua, biblioteche, circoli culturali e il sostegno alle comunità di emigrati.

Nel 1912, anno dell'inaugurazione ruvese, l'Italia era impegnata nella guerra italo-turca e il dibattito sull'identità nazionale e sull'emigrazione era particolarmente acceso. La "Dante" si proponeva come presidio culturale contro panslavismo e pangermanesimo, ma soprattutto come punto di riferimento per milioni di italiani emigrati.
La giornata inaugurale a Ruvo vide un'intensa partecipazione trasversale: il "fior fiore dell'intelligenza ruvese", ma anche rappresentanti del mondo popolare. Dopo i saluti istituzionali, fu sottolineato il valore della Dante come baluardo dell'italianità e come strumento di educazione civile.

Particolarmente significativo fu il richiamo agli italiani sparsi "dalle Alpi al Caucaso" e nelle Americhe, un'eco potente in un territorio, quello pugliese, segnato da forti flussi migratori verso gli Stati Uniti e l'America Latina.

Il momento culminante fu la conferenza di Amy Bernardy sull'emigrazione italiana negli Stati Uniti: un tema di stringente attualità nel 1912 e centrale per la missione della Dante.
Amy Bernardy (1879–1959) fu una figura di primo piano nel panorama culturale italiano del primo Novecento. Scrittrice, docente, pubblicista, fu tra le prime donne italiane a imporsi nel dibattito pubblico nazionale. Studiosa dei fenomeni migratori, si dedicò con particolare attenzione alla condizione degli emigrati italiani negli Stati Uniti, analizzandone problemi sociali, culturali e identitari. Le sue conferenze, come quella tenuta a Ruvo, univano rigore documentario e passione civile.

Nel suo intervento ruvese, secondo le cronache pubblicate dal Corriere delle Puglie, esordì con un accorato omaggio ai soldati italiani impegnati in Libia, per poi entrare nel vivo del tema dell'emigrazione. Il suo sguardo era lucido: l'emigrazione non era solo una questione economica, ma un problema di identità e di tutela culturale. Senza lingua e senza istruzione, l'italiano all'estero rischiava di perdere il legame con la madrepatria. In questo senso, la Dante diventava uno strumento di "protezione morale" dell'emigrato. In una Puglia segnata dall'emigrazione, l'adesione alla Dante rappresentava infatti anche un gesto di responsabilità verso i propri concittadini partiti oltreoceano.

A oltre un secolo di distanza, quell'inaugurazione del 9 giugno 1912 testimonia la vitalità culturale della Ruvo di primo Novecento e il ruolo delle associazioni come strumenti di crescita collettiva.
La presenza di Amy Bernardy, donna colta e moderna, aggiunge a quella giornata un valore simbolico ulteriore: l'intreccio tra identità nazionale, educazione, emancipazione femminile e attenzione ai fenomeni migratori.

A distanza di oltre un secolo, quell'inaugurazione non appare soltanto come un episodio della storia associativa ruvese, ma come un frammento significativo del più ampio percorso di costruzione dell'identità culturale italiana.
Una pagina di storia locale che dialoga ancora oggi con i grandi temi contemporanei: lingua, migrazioni, appartenenza, cultura come ponte tra i popoli.