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A 52 anni scopre la verità sulle sue origini e trova un fratello. La storia di Paola

Data in adozione all'insaputa della madre, cercava i suoi genitori naturali dal 2017

Ha cercato per anni di ricostruire le fila della sua vita mettendosi alla ricerca dei genitori naturali e ha scoperto la vera storia della sua nascita e della sua adozione, di sua madre e suo padre e ora ha abbracciato anche il fratello. È la storia di Paola Anselmi, 52 anni, di Ruvo di Puglia che ha ricongiunto tutti i tasselli della sua vita grazie ad un appello pubblicato su La Provincia pavese, che racconta anche gli sviluppi delle sue ricerche.

Tutto nasce dalle uniche due informazioni in suo possesso: il luogo di nascita, l'ex ospedale Sant'Ambrogio a Mortara, in provincia di Pavia, e l'essere stata adottata. Con questi due indizi, nel 2017 Paola ha iniziato a cercare i suoi genitori naturali e si è rivolta anche alla testata La Provincia pavese per rivolgere un appello che ha raggiunto il Varesotto dove qualcuno ricordava la storia della sua nascita e della sua famiglia.

Il padre naturale di Paola era un imprenditore tessile a Cassano Magnago, dove lavorava sua madre, di 28 anni più giovane. Lui era già sposato con figli, ma quello fra i genitori di Paola fu un grande amore, si racconta sulla testata pavese.

Quando nacque Paola, i medici fecero credere a sua mamma di aver dato alla luce una bambina morta, mostrandole anche il corpicino esanime di un'altra bimba. Paola fu invece data in adozione, all'insaputa della madre che fu affidata invece ad un istituto per ragazze madri. Ma non si diede mai per vinta, non aveva mai creduto che sua figlia fosse nata morta, e ogni domenica andava a cercarla negli orfanotrofi della provincia insieme al padre della piccola.

Oggi, a seguito dell'appello di Paola e delle sue ricerche, la famiglia del suo papà naturale si è fatta avanti e Paola ha non solo potuto ricostruire le sue origini, ma ha potuto anche abbracciare il fratello Roberto. «Ci siamo sottoposti al test del Dna per togliere ogni dubbio. Nonostante abbiamo in comune soltanto il padre, abbiamo in comune il 99,9% del Dna: è un caso eccezionale».
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