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Il lavoro nella fase 2. Intervista col prof. Giulio D'Imperio

Alcune domande per comprendere gli aspetti del decreto Cura Italia

Il cosiddetto Decreto "Cura Italia" è una misura senza precedenti adottata dallo Stato Italiano per far fronte all'emergenza economica derivata dall'inedita emergenza sanitaria che il nostro Paese sta attraversando, con gravi difficoltà. Misure che, a detta di molti, possono sembrare non sufficienti e contenere delle criticità. Da oggi ha inizio la fase 2: molte attività proveranno a ripartire, a rimettersi in moto per superare la fase di stallo. Una ripartenza che si prevede stentata per molti settori.

Per comprendere più nello specifico alcuni aspetti del decreto abbiamo discusso con il prof. Giulio D'Imperio, docente di Diritto del lavoro comunitario ed internazionale nell'Università Guglielmo Marconi di Roma ed esperto in materia di lavoro.

Alla luce dell'approvazione definitiva del Decreto "Cura Italia" ritiene che si sarebbe potuto fare di più in termini di misure adottate per quanto attiene il rapporto di lavoro?
Onestamente ritengo che per quanto attiene le misure adottate dal governo è stato fatto tutto il possibile, anzi in alcuni casi anche di più.

Si spieghi meglio
Un esempio è quello della "indennità una tantum" (i famosi €600), riservata ai lavoratori agricoli che come unico requisito devono avere quello di aver svolto 50 giornate lavorate nel 2019. Specifico che tale indennità non rappresenta reddito e non possono richiederla i titolari di pensione e chi sta percependo il reddito di cittadinanza. Vorrei evidenziare che per richiedere la "indennità una tantum", non viene richiesto ad esempio di essere attualmente disoccupati, o di risiedere attualmente in Italia. Inoltre vorrei evidenziare che per richiedere la indennità di disoccupazione agricola occorre aver svolto 102 giornate lavorate nel biennio costituito dall'anno in cui si riferisce l'indennità e dall'anno precedente. Spero di essere stato chiaro

Con questo vuol dire che c'è stato un occhio particolare per le aziende del comparto agricolo
Mi dica lei: a quale tipologia di azienda nel periodo del COVID-19 è stato permesso di beneficiare di prestazioni gratuite di parenti fino al 6° grado? Se poi ci riferiamo alla legge di conversione del Decreto Cura Italia (L.27 del 24 aprile 2020) le aziende agricole ubicate nei territori definiti montani potranno beneficiare, per tutto il periodo di emergenza epidemiologica, di prestazioni gratuite da parte di chiunque intende aiutarle.

Non crede che dietro le prestazioni gratuite, possano celarsi prestazioni lavorative in nero
Certo. Il rischio è proprio questo

Il terzo settore di cui lei tanto si interessa quali attenzioni ha ricevuto?
Al di là della proroga al 31 ottobre 2020 dell'adeguamento dello statuto alle norme del Codice del Terzo Settore per le Onlus ODV ed APS, e la proroga per l'approvazione dei bilanci per le realtà del terzo settore, quello che mi ha colpito è stata la possibilità di poter assumere propri volontari, in deroga a quanto previsto dal Codice del Terzo Settore. Questa opportunità è stata vigore fino al 29 aprile 2020 in quanto con la legge di conversione del Decreto Cura Italia, entrata in vigore il 30 aprile 2020, è stato abrogato il D.L.14/2020 che aveva introdotto questa misura attraverso l'articolo 6.

Per ripartire quali soluzioni consiglierebbe?
Intanto occorre capire quanti saranno in grado di ripartire. Sicuramente subito occorrerà riorganizzare un po'tutta l'attività aziendale valutando, ad esempio, di sottoscrivere contratti di rete con altre realtà aziendali che potrebbero portare anche benefici in termini di costi relativi, soprattutto, al personale attraverso le assunzioni congiunte che proprio nel settore agricolo sono state meglio normate. Mi permetto, infine, di suggerire all'attuale esecutivo di riflettere sulla reintroduzione del contratto ripartito che ritengo in questo momento un'ottima occasione per ridurre la cassa integrazione e soprattutto per favorire il ricambio generazionale di cui molte aziende hanno necessità.

Infine non posso non evidenziare, parlando con lei, che in questo periodo tutte le università sono diventate telematiche.
Questo è un dato che mi ha fatto molto piacere, perché vorrei che tutti capissero che le università telematiche rappresentano il futuro accademico, anche per l'assenza di infrastrutture capaci di ospitare in modo dignitoso i ragazzi. Ora più che mai con le restrizioni attuali occorre riflettere molto su questo punto in modo particolare sulle lezioni a distanza. E poi sia ben chiaro una università è valida se ha programmi e docenti validi e preparati e regole ferree da rispettare sia per docenti che per studenti, a prescindere se sia statale o telematica.
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