Santino Di Rella e il suo complesso
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Lost Tapes, il jazzista ruvese Santino Di Rella rivive con Livio Minafra

In uscita domani l'album biografico sul clarinettista di Ruvo di Puglia

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A distanza di un mese dalla pubblicazione del primo volume del progetto Lost Tapes, dedicato alla figura di Enzo Lorusso, arriva la seconda uscita il prossimo 4 luglio. Questa volta il cd biografico della collana curata da Livio Minafra, pianista e docente del Conservatorio "N. Piccinni" di Bari, in coproduzione con l'etichetta Angapp Music, salva dall'oblio un altro grande jazzista pugliese dimenticato. Si tratta di Santino Di Rella, figlio del ruvese Pasquale Di Rella trasferitosi a Bari nei primi anni '40 poiché, non avendo la tessera al partito fascista, era spesso vittima di atti di violenza presso la Casa Del Fascio.

Quando il 25 aprile 1945 l'Italia fu libera, a Bari gli americani andavano in cerca di musicisti per la loro orchestrina ed avevano saputo di una famiglia in cui c'era un clarinettista, il giovane Santino. Fu così che Di Rella, nato il 9 gennaio 1927, allora sedicenne e imberbe clarinettista cresciuto anni prima a Ruvo di Puglia alla corte dei fratelli Amenduni, veniva regolarmente prelevato con una camionetta per andare al quartier generale americano in via Sparano, a suonare. Beffardo anello di congiunzione tra padre e figlio, Pasquale e Santino, entrambi prelevati di forza dalle loro abitazioni, l'uno per antifascismo e l'altro per la musica. Ovviamente per Santino fu una fortuna. Conobbe il repertorio americano e imparò a improvvisare; fu in quel periodo che decise di continuare su questa strada intraprendendo la professione. Nel 1957 rifiutò di provare l'audizione nell'Orchestra della Rai di Roma per rimanere libero di suonare in giro.

La carriera di Di Rella annovera collaborazioni stabili con Alberto Rabagliati, Mina, Nicola Arigliano, Milva, Ornella Vanoni, Henghel Gualdi, Jula de Palma, Gino Latilla, Bruno Giannini, Sergio Endrigo e tanti altri, oltre a tournée in tutta Europa, fino a che, con l'arrivo dei Beatles, questo mondo fatto di complessi musicali jazz scomparve come in un sortilegio. Un lavoro all'Inps gli permise di continuare una vita dignitosa ma l'assenza della musica lo consumò giorno dopo giorno. Ed è qui che appare come per magia il secondo anello di congiunzione. Proprio in via Sparano c'era la casa dell'ottico e fotografo Tonino Antonelli, chitarrista e jazzlover, il quale tra gli anni '70 e '80 raccoglieva musicisti e amatori di jazz in appassionate jam session: dal pianista Franz Falanga al trombonista Dino Blasi, dal contrabbassista Armando De Cillis al pianista Nico Esposito. Così Santino trovava pace per qualche ora, in via Sparano, guarda caso a pochi metri dove tutto era nato.

Il volume contenente i brani restaurati da Minafra raccoglie al suo interno dieci tracce che vedono la partecipazione di altri grandi musicisti nostrani fra cui Dino Blasi, il barese che suonò con Armstrong, recentemente scomparso. È possibile ascoltarlo al trombone in tre brani: "Nuages", "Rosetta", "Stars fell on Alabama. Una registrazione effettuata da Gianni Giannotti nel 1973 consente oggi entrare per un momento in Casa Antonelli apprezzando il suono malinconico e lunare di Santino Di Rella.

"Santino Di Rella a Casa Antonelli" è, dunque, il titolo della seconda uscita discografica di Lost Tapes, il progetto firmato da Minafra. Un'idea che nasce in realtà già nel 2017, in seno al lavoro condotto per "Iazz Bann - Storie dimenticate di jazzisti che girarono il mondo" di cui è promotore lo stesso professore del Conservatorio. Ad ispirarlo la voglia di portare sotto i riflettori una classe di sassofonisti jazz di Ruvo di Puglia. Una ricerca che ha portato Livio Minafra a raccogliere video, foto, audio, interviste a protagonisti, sopravvissuti, eredi e persone vicine a questo mondo che fu al fine di realizzarne un DOCUFILM con la regia di Salvatore Magrone e Lorenzo Zitoli. Da qui, dato il buon numero di audio raccolti, Minafra ha pensato di creare una collana di cd biografici.

«È un'emozione indescrivibile dare voce a chi non c'è più, soprattutto se era un numero uno. Io di dischi ne ho pubblicati 30, ma questa volta è diverso e, anche se non ci metto una nota nel cd, lo sento mio. Un misto tra archeologia e misticismo», spiega Livio Minafra in merito al suo intento di divulgare l'opera di grandi musicisti nostrani purtroppo dimenticati.

Il progetto prevede la pubblicazione di altre sette uscite discografiche, nei prossimi mesi, dedicate ad altrettante significative figure del panorama jazzistico internazionale di cui la Puglia vanta i natali.
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