L'arresto di Giuseppe Magno
L'arresto di Giuseppe Magno
Cronaca

Tentò l'assalto ad un bancomat di Ruvo, latitante arrestato dai Carabinieri

Giuseppe Magno, di Andria, si nascondeva a Diso. Nel 2018 tentò il colpo al bancomat dell'Unicredit di corso Carafa

Si nascondeva a Marittima, una frazione del comune di Diso, in provincia di Lecce, il 54enne andriese Giuseppe Magno, latitante dal 4 dicembre 2018, autore, assieme ad altri complici, del tentato assalto allo sportello bancomat della filiale Unicredit di Ruvo di Puglia.

Nella notte di sabato scorso, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, coadiuvati da quelli del Comando Provinciale di Lecce, hanno messo la parola fine alla sua latitanza, durata circa 500 giorni: il 6 ottobre 2018, infatti, l'uomo s'è reso protagonista del tentato colpo, unitamente ad altri complici e con l'utilizzo di artifizi esplosivi (congegni denominati "marmotte", ndr), dello sportello bancomat della filiale Unicredit di corso Carafa di Ruvo di Puglia.

Nella circostanza, l'attività dei malfattori fu interrotta dall'arrivo sul posto di una guardia giurata dell'istituto di vigilanza Metronotte s.r.l. di Ruvo di Puglia «che - si legge in un comunicato stampa dell'Arma - era stata prima minacciata con armi da fuoco da Magno e dai suoi sodali, quindi fatto oggetto, fortunatamente senza conseguenze, di una proditoria azione di fuoco». Insomma, si arrivò al vero e proprio conflitto a fuoco.

Nonostante la fuga dei criminali, le indagini sviluppate dai Carabinieri della Compagnia di Trani, «attraverso il puntuale riconoscimento della guardia giurata - si legge ancora nel testo diramato in mattinata - hanno consentito di identificare in Giuseppe Magno uno degli autori dell'azione di fuoco, nonché colui il quale aveva finanche minacciato la guardia».

Pertanto, sulla base della dettagliata ricostruzione degli eventi la Procura della Repubblica di Trani, coordinata dal pubblico ministero Marcello Catalano, il 5 dicembre 2018, ha emesso un fermo di indiziato di delitto nei confronti del 54enne, per i reati - in concorso - di tentata rapina pluriaggravata, tentato omicidio aggravato, nonché di detenzione illegale di armi.

Ma non è finita qui: l'uomo, infatti, era destinatario anche di una ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura della Repubblica di Larino, a seguito delle indagini svolte dalla Compagnia Carabinieri di Termoli in relazione ad un furto avvenuto, in concorso con altre tre persone non ancora identificate, il 4 luglio 2018 nel comune di Petacciato, in provincia di Campobasso, sempre ai danni di uno sportello bancomat.

L'uomo è sfuggito una prima volta alle forze dell'ordine nel dicembre 2018 nella sua Andria, in una seconda circostanza il giorno del suo compleanno, il 27 febbraio 2019 e in una terza, nel maggio scorso, a Polignano a Mare, rendendosi protagonista di una fuga rocambolesca: riconosciuto da un militare è fuggito prima in bici e poi a piedi per le vie del centro storico, aiutato a dileguarsi, in piena notte, da un complice alla guida di un'auto.

L'attività investigativa e l'intensificazione del controllo del territorio sono peraltro alla base di un calo drastico degli episodi criminosi ai danni di bancomat e postamat, scesi in Puglia dai 103 del 2018 ai 22 rilevati nel 2019, come ha spiegato il generale Alfonso Manzo nella conferenza stampa trasmessa via Skype. L'ultimo assalto armato a portavalori di cui il 54enne si sarebbe reso protagonista risalirebbe al 2 gennaio 2019 ad Altamura.

La latitanza di Giuseppe Magno, «persona estremamente violenta», ha detto il generale comandante regionale dei Carabinieri, iniziata appunto al principio del dicembre 2018, si è conclusa nella notte del 18 aprile scorso all'interno di un appartamento di una struttura residenziale sita a Marittima, una frazione di 1.982 abitanti del comune di Diso, nella parte meridionale del Salento, dove il catturando da un paio di mesi aveva trovato rifugio.

A tale domicilio i Carabinieri sono giunti a seguito di un articolato servizio di osservazione, controllo e pedinamento realizzato sul conto della moglie dell'uomo che, nel tardo pomeriggio del venerdì precedente, non ha rinunciato a lasciare la propria residenza di Andria, sfidando anche il rischio di cadere nella fitta rete dei controlli, per raggiungere nientemeno che Marittima, frazione di Diso, per incontrare il marito.



Le indagini, condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari secondo metodi tradizionali e attraverso l'esecuzione di un'intensa attività tecnica, sono state coordinate dal procuratore Renato Nitti e dalla Procura della Repubblica di Trani, di cui il giudice per le indagini preliminari ha condiviso pienamente la linea ed ha autorizzato puntualmente le operazioni.

«Giuseppe Magno - ricordano i Carabinieri - è un uomo già condannato, nel passato, per aver commesso reati predatori, nonché più volta indagato, negli anni, per aver partecipato ad assalti armati, anche a portavalori». Avrebbe riportato una condanna definitiva per il reato di furto in concorso già nel 1991. L'ultima azione, quella per la quale era ricercato ormai da quasi un anno e mezzo, risale al 6 ottobre 2018.

«Le investigazioni finalizzate alla cattura dell'uomo - fanno sapere ancora gli inquirenti - hanno avuto un'accelerazione nell'ultima decade dello scorso mese, atteso che erano state acquisite risultanze secondo cui, approfittando del contingente stato di emergenza sanitaria, il ricercato aveva in animo di organizzare un furto di cassaforte presso un ufficio postale, in previsione del caricamento di contanti per il pagamento di pensioni».

Successivamente all'arresto del pregiudicato andriese, nel domicilio leccese dello stesso, sono stati rinvenuti e sequestrati apparati ricetrasmittenti, 2 telefoni cellulari, strumenti e materiale da effrazione. Ad Altamura, invece, presso una base logistica del latitante, è stata rinvenuta e posta sotto sequestro un'Audi Q5 di provenienza furtiva, utilizzata dall'uomo per gli spostamenti in provincia di Bari ed in quella di Barletta, Andria e Trani, completa di targhe clonate.

Al momento dell'arresto il 54enne non ha opposto alcuna resistenza ed è stato associato presso il carcere di Lecce, mentre proseguono le indagini finalizzate ad individuare la filiera dei fiancheggiatori del ricercato nonché ad identificare la fitta rete dei sodali, quella che il colonnello Fabio Cairo ha definito «una vera e propria rete di protezione», che gli ha consentito «rocambolesche fughe» in ben tre occasioni prima dell'arresto.

Nei 500 giorni di latitanza si sarebbe spostato dalla Murgia al Salento, dove gli è costato caro l'ultimo incontro con la moglie, da tempo pedinata. Ad entrambi è stata anche elevata una sanzione amministrativa per aver violato le disposizioni anti Covid-19.
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