San Michele
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Vita di città

StoriaViva - Tracce del culto a San Michele nella Cattedrale di Ruvo

L'antico protettore e custode della diocesi ricordato sulla facciata e in una cappella oggi soppressa

La devozione a San Michele Arcangelo, tra le più radicate nel Mezzogiorno d'Italia, affonda le sue origini nelle celebri apparizioni del Gargano e si diffonde capillarmente lungo le direttrici della transumanza e dei pellegrinaggi. Anche Ruvo di Puglia partecipò a questo orizzonte spirituale, accogliendo e rielaborando il culto micaelico fino a riconoscere ufficialmente, nel 1595, l'Arcangelo quale "protector et custos dioecesis".

Accanto alla chiesa dedicata all'Arcangelo, la Cattedrale si configura come uno dei principali centri di irradiazione del suo culto. Già sulla facciata si coglie un primo, significativo indizio: nella lunetta della bifora sottostante il rosone è scolpita una figura riconducibile a San Michele, segno della sua presenza simbolica fin dalle fasi medievali del tempio. Un'immagine discreta ma eloquente, che inserisce il culto dell'Arcangelo nel programma iconografico della chiesa. La figura scolpita nella lunetta rappresenta chiaramente San Michele Arcangelo, ma con una variante iconografica significativa: impugna una croce astile invece della più consueta spada. Questo dettaglio non è casuale. La croce, in luogo dell'arma, sottolinea una lettura più teologica che militare della figura micaelica: non solo il guerriero che sconfigge il demonio, ma il difensore della fede in virtù della Croce, cioè del sacrificio di Cristo. In questo senso, la vittoria sul male non è affidata alla forza, ma al potere salvifico cristologico.

All'interno, la devozione si tradusse in forme più strutturate tra XVII e XVIII secolo, quando nella navata destra fu realizzata una cappella dedicata a questo culto. Questo spazio, oggi non più visibile nella sua configurazione originaria a causa dei restauri novecenteschi, trova tuttavia una traccia nel percorso ipogeico, dove si possono ancora leggere le stratificazioni architettoniche che ne attestano l'esistenza. La cappella costituiva un punto di riferimento per la pietà popolare e per le pratiche devozionali legate all'Arcangelo.

Fulcro di questo ambiente era l'altare micaelico, la cui importanza è confermata da un significativo privilegio: nel 1725 papa Benedetto XIII concesse l'indulgenza plenaria ai fedeli che vi si recavano in determinate occasioni. Un riconoscimento che non solo elevava il prestigio dell'altare, ma inseriva Ruvo nel più ampio circuito devozionale micaelico, in dialogo con i grandi santuari dell'epoca.

Sull'altare campeggiava una statua lignea settecentesca di San Michele, espressione della tipica iconografia guerriera dell'Arcangelo: armato di spada e scudo, con l'iscrizione Quis ut Deus, nell'atto di sconfiggere il demonio. Un'immagine fortemente simbolica, forse opera di Nicolantonio Brudaglio, che richiama il ruolo di difensore del bene e custode della comunità cristiana, particolarmente sentito in epoca barocca.

Le trasformazioni subite dalla Cattedrale nel corso del XX secolo portarono alla soppressione della cappella e allo spostamento degli arredi, segnando una frattura nella continuità visiva del culto. La statua stessa non è oggi esposta alla venerazione, ma la memoria della sua presenza sopravvive nelle fonti e nelle tracce materiali ancora leggibili.

Nonostante le perdite, l'insieme di questi elementi – sculture, strutture architettoniche, documenti e testimonianze – restituisce l'immagine di una devozione viva e profondamente radicata. Il culto di San Michele a Ruvo si inserisce così in una più ampia geografia sacra che, a partire dal Gargano, ha modellato per secoli la spiritualità e l'identità religiosa della Puglia.
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