ornella cantatore
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Speciale

Da Ruvo a Milano rincorrendo un sogno: cantare. Ecco la storia della giovanissima Ornella Cantatore

Viaggio alla scoperta dei giovani talenti di casa nostra

Ornella Cantatore è una giovane ragazza ruvese che ha deciso di lasciare alle sue spalle la comodità del suo paese, la vicinanza della sua famiglia e i suoi affetti, per rincorrere il suo unico sogno, quello del canto.

Ornella, ti va di presentarti?
Mi chiamo Ornella Cantatore, sono ruvese, ho diciannove anni e da un po' di tempo mi sono trasferita nella grande Milano.
Ho un sogno nel cassetto, quello di sfondare nel mondo della musica. Sono ancora in cerca di un nome d'arte che possa accompagnarmi per tutta la mia carriera, deve essere quello giusto e sto imparando che le cose hanno bisogno di tempo per maturare. Aspetto solo il momento esatto in cui quel nome arriverà, ho piena fiducia. Nel tempo libero mi piace anche dar sfogo alla mia creatività sporcando con un po' di inchiostro qualche foglio bianco.
Per quanto riguarda il mio percorso di studi, ho frequentato il liceo musicale di Barletta e oggi frequento il conservatorio di musica Giuseppe Verdi di Milano. Parlando di generi musicali, non mi piace limitarmi in uno specifico, ma posso dire di essere incline al genere chill/lo-fi/R&b/pop/jazz. Un po' tutto insomma.

Quando e come ha avuto inizio la tua passione per il canto?
La passione per la musica e l'arte risale ai miei primi anni di vita, quelli più spensierati, dove inconsciamente siamo anime che sperimentano. Io ho iniziato a sperimentare la musica osservando i grandi classici musical, le più grandi icone musicali e con il corpo e con la voce cercavo di imitarli e atteggiarmi ad una vera pop star. Indossavo i miei abiti di scena preferiti, glitters, stoffe colorate ed ero pronta per il mio classico show sulle note di Dancing Queen. Ah, quanto sognavo!
Nel corso degli anni questo sperimentare iniziava ad incalzare sempre più ed allora la mia mamma decise di portarmi a lezione di canto. Da lì in poi non ho mai più smesso.

E la passione per la scrittura?
Ero in quinta superiore quando ho iniziato a scrivere poesie e successivamente canzoni. La solitudine causata dai vari lockdown mi ha dato la possibilità di osservare con una lente di ingrandimento le ferite nascoste e pian piano di iniziare a comprenderle. Io dico sempre che le più grandi passioni nascono da precise esigenze.
Ecco, quando mi sono sentita completamente persa, presa da attacchi di panico, le parole erano lì pronte a riportarmi con i piedi per terra, riuscivano a farmi scivolare addosso quelle lacrime trattenute da troppo tempo, e dopo questo processo catartico, provavo quella leggerezza, quella freschezza, che caratterizza il cielo dopo la tempesta.
Non posso fare altro che ringraziare la musica, le parole, l'arte per continuare ad essere la mia fonte di salvezza, di speranza, il mio baricentro, la cura dell'anima.

Nel tuo percorso hai trovato o stai trovando delle difficoltà? Come le hai affrontate o come le stai affrontando?
La più grande difficoltà che sto affrontando credo sia la lotta contro il tempo.
Sai, in passato mi sono sempre sentita in ritardo, con quell'idea tossica che, finito il liceo, mi sarei dovuta sbrigare a trovare un posto rilevante in questo mondo che gira ad una velocità esorbitante. Mi sembra quasi che non riusciamo a goderci il preciso istante perché stiamo già pensando a quello che lo segue. Questo modo, ormai radicato, di vivere la nostra vita va un po' in contrasto con la mia concezione d'arte. Per me non può essere frenesia, l'arte per me è tempo che scorre lento, è un fiore che ha bisogno di sbocciare, di crescere, di maturare ed infine di essere condiviso con il mondo intero. Per la mia serenità voglio provare a lasciare che sia il tempo a fare il suo corso. Sono dell'idea che se qualcosa deve succedere, succederà prima o poi, basta mettersi in ascolto sempre e sapere cogliere quelle opportunità che potrebbero cambiarti la vita.

Tu sei una ruvese trasferitasi a Milano. Cosa ti manca di Ruvo?
Mi fa sorridere pensare che le possenti mura di pietra del centro storico conoscano i miei sogni e le mie mille preoccupazioni. Porto nel cuore quelle passeggiate notturne in solitudine dove mi piaceva ascoltare la quiete del paesino mentre ammiravo la sua bellezza. In Puglia, specialmente a Ruvo, il tempo sembra sempre che scorra più lento. Non so dire cosa mi manca di Ruvo, mi limito dicendo che mi manca Ruvo.

E di Milano invece cosa ti piace?
Di Milano mi piace il suo essere una città contaminata, colorata proprio come me. Mi piace per come riesce a farmi sentire, così libera di esprimermi attraverso tutti i colori che porto dentro.

Avresti qualche parola da donare alla tua Ruvo?
Si, tempo fa scrissi qualcosa dedicata alla mia Ruvo che mi piacerebbe molto condividere con voi.
"Cara la mia città
Mi hai cullata quando sono nata, mi hai vista bambina, mi vedi ora una ragazza e chissà, mi vedrai una donna. Sono cresciuta qui, tra le tue mura così belle quanto un po' strette.
Hai saputo incantarmi, deludermi, emozionarmi.
Sei bella al mattino quando il colore del cielo azzurro si sposa alla perfezione, ma sei ancora più bella di notte quando passeggiando sola nel centro storico, ti confido in silenzio i miei sogni e le mie preoccupazioni. Vorrei che di te si conservino le tue piaghe, le tue strade disconnesse, le tue vie così ripide da farti venire subito l'affanno, la tua cultura, il tuo dialetto, i tuoi detti, le tue tradizioni, il tuo corso alberato e la tua pace. Nonostante tutto, se un domani dovessi andar via, stai ben certa che da te vorrò sempre ritornare. È qui dove per caso ho piantato le radici, ed è sempre qui dove io lascio il mio cuore."

Michele Mastropirro
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