
Religioni
Fra Michele Berardi e fra Francesco Sorice a Ruvo di Puglia per parlare alle nuove generazioni
Nella Concattedrale di Ruvo di Puglia, un intenso incontro con i giovani e i giovanissimi sulle parole del Vangelo di Luca
Ruvo - sabato 12 settembre 2026
Ci sono giornate in cui la stanchezza sembra prevalere su ogni slancio, in cui le energie si consumano lentamente e le reti, dopo una lunga notte, vengono ritirate quasi irrimediabilmente vuote. È proprio allora che l'invito a "prendere il largo" assume il suo significato più valido e, forse, più esigente.
È stata questa la suggestiva immagine al centro dell'incontro che, nei giorni scorsi, ha riunito giovani e giovanissimi nella Concattedrale di Ruvo di Puglia, in un momento di ascolto, riflessione e fraternità curato da fra Michele Berardi e fra Francesco Sorice.
Al cuore dell'incontro, la pagina del Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11), con il racconto della pesca miracolosa: Simone e i suoi compagni hanno trascorso la notte a faticare senza raccogliere nulla, ma Gesù li esorta a tornare al largo e a calare nuovamente le reti. Una pagina evangelica che, attraversando i secoli, continua a parlare con singolare immediatezza alle inquietudini e alle speranze dell'uomo contemporaneo.
Per i giovani presenti, quel "prendi il largo" è divenuto così una consegna, quasi una provocazione a non lasciarsi irretire dalla rassegnazione quando i risultati tardano ad arrivare, quando gli sforzi sembrano vani e il futuro appare avvolto dall'incertezza. Il Vangelo suggerisce un diverso sguardo, quello di chi, pur conoscendo la fatica e il peso delle proprie fragilità, sceglie di fidarsi e di ricominciare.
Si tratta di accettare la sfida di abitare le profondità della propria esistenza, senza accontentarsi della superficie. Per i più giovani, spesso sospesi tra aspettative, interrogativi e desiderio di futuro, la Parola si è fatta dunque invito a osare, a non avere paura delle acque profonde, a riconoscere che anche una rete apparentemente vuota può diventare il preludio di una pesca inattesa.
La testimonianza di fra Michele e fra Francesco ha dato all'incontro un carattere particolarmente fraterno. Le loro parole e la loro presenza hanno accompagnato i ragazzi in un itinerario di confronto, restituendo alla dimensione comunitaria il suo valore più prezioso, quello di non affrontare da soli le traversate della vita.
È stata questa la suggestiva immagine al centro dell'incontro che, nei giorni scorsi, ha riunito giovani e giovanissimi nella Concattedrale di Ruvo di Puglia, in un momento di ascolto, riflessione e fraternità curato da fra Michele Berardi e fra Francesco Sorice.
Al cuore dell'incontro, la pagina del Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11), con il racconto della pesca miracolosa: Simone e i suoi compagni hanno trascorso la notte a faticare senza raccogliere nulla, ma Gesù li esorta a tornare al largo e a calare nuovamente le reti. Una pagina evangelica che, attraversando i secoli, continua a parlare con singolare immediatezza alle inquietudini e alle speranze dell'uomo contemporaneo.
Per i giovani presenti, quel "prendi il largo" è divenuto così una consegna, quasi una provocazione a non lasciarsi irretire dalla rassegnazione quando i risultati tardano ad arrivare, quando gli sforzi sembrano vani e il futuro appare avvolto dall'incertezza. Il Vangelo suggerisce un diverso sguardo, quello di chi, pur conoscendo la fatica e il peso delle proprie fragilità, sceglie di fidarsi e di ricominciare.
Si tratta di accettare la sfida di abitare le profondità della propria esistenza, senza accontentarsi della superficie. Per i più giovani, spesso sospesi tra aspettative, interrogativi e desiderio di futuro, la Parola si è fatta dunque invito a osare, a non avere paura delle acque profonde, a riconoscere che anche una rete apparentemente vuota può diventare il preludio di una pesca inattesa.
La testimonianza di fra Michele e fra Francesco ha dato all'incontro un carattere particolarmente fraterno. Le loro parole e la loro presenza hanno accompagnato i ragazzi in un itinerario di confronto, restituendo alla dimensione comunitaria il suo valore più prezioso, quello di non affrontare da soli le traversate della vita.

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