
Vita di città
Il profumo dell’estate chiuso in una bottiglia: la salsa fatta in casa – LE FOTO
A Ruvo di Puglia, anche ad agosto, tante famiglie si ritrovano attorno un’antica tradizione che racconta di famiglia e amore per la propria terra
Ruvo - lunedì 17 agosto 2026
Ad agosto, a Ruvo di Puglia, l'estate ha un profumo preciso, quello dei pomodori maturi, appena raccolti, che riempiono le cassette e si preparano a diventare salsa.
È un profumo che sa di sole, di campagna e di casa. Un profumo capace, ancora oggi, di riportare indietro nel tempo.
Per tante famiglie ruvesi, infatti, il mese di agosto è anche il mese della salsa. Un appuntamento che si rinnova ogni anno e che, nonostante il trascorrere del tempo, continua a riunire intere famiglie attorno a un gesto antico, tramandato di generazione in generazione.
Ci sono le cassette di pomodori, le bottiglie da lavare con cura, le grandi pentole, il rumore degli strumenti che lavorano i frutti maturi e le mani che, instancabili, si muovono secondo gesti ormai conosciuti a memoria. E poi ci sono le voci, quelle dei nonni, dei genitori, dei figli e dei nipoti. Voci che si accavallano mentre si lavora, si raccontano storie, si ride e, inevitabilmente, si ricordano le estati di tanti anni fa.
Perché fare la salsa in casa, a Ruvo, è un rito familiare. È ritrovarsi. È dedicarsi del tempo. È conservare qualcosa che viene da lontano.
I pomodori vengono scelti quando hanno raggiunto la giusta maturazione, poi lavati, lavorati e passati. Il loro succo rosso e profumato viene raccolto e imbottigliato con attenzione. Infine le bottiglie vengono immerse nell'acqua e fatte bollire: è il momento che permette di conservare quel sapore per i mesi successivi.
Un lavoro che richiede tempo e pazienza, ma che per chi lo vive ogni anno ha un valore che va ben oltre la fatica.
Perché dentro quelle bottiglie finiscono le giornate d'agosto, il calore del sole, il rumore delle risate, la voce di chi non c'è più, i consigli imparati da una nonna o da una madre, le mani di un padre, l'entusiasmo dei bambini che osservano e imparano.
È così che una tradizione riesce a sopravvivere.
Non perché qualcuno la impone, ma perché qualcuno sceglie di continuare a farla.
E quando, nel cuore dell'inverno, una bottiglia viene finalmente aperta, basta poco per ritrovare quell'estate.
Il profumo del pomodoro invade la cucina e, per un istante, sembra di tornare a quelle giornate calde di agosto. Tornano i volti, le voci, le tavolate, le mani al lavoro. Torna una casa piena di vita.
Si ringrazia per le foto Carmine Lovino e Vittoria Di Terlizzi.
È un profumo che sa di sole, di campagna e di casa. Un profumo capace, ancora oggi, di riportare indietro nel tempo.
Per tante famiglie ruvesi, infatti, il mese di agosto è anche il mese della salsa. Un appuntamento che si rinnova ogni anno e che, nonostante il trascorrere del tempo, continua a riunire intere famiglie attorno a un gesto antico, tramandato di generazione in generazione.
Ci sono le cassette di pomodori, le bottiglie da lavare con cura, le grandi pentole, il rumore degli strumenti che lavorano i frutti maturi e le mani che, instancabili, si muovono secondo gesti ormai conosciuti a memoria. E poi ci sono le voci, quelle dei nonni, dei genitori, dei figli e dei nipoti. Voci che si accavallano mentre si lavora, si raccontano storie, si ride e, inevitabilmente, si ricordano le estati di tanti anni fa.
Perché fare la salsa in casa, a Ruvo, è un rito familiare. È ritrovarsi. È dedicarsi del tempo. È conservare qualcosa che viene da lontano.
I pomodori vengono scelti quando hanno raggiunto la giusta maturazione, poi lavati, lavorati e passati. Il loro succo rosso e profumato viene raccolto e imbottigliato con attenzione. Infine le bottiglie vengono immerse nell'acqua e fatte bollire: è il momento che permette di conservare quel sapore per i mesi successivi.
Un lavoro che richiede tempo e pazienza, ma che per chi lo vive ogni anno ha un valore che va ben oltre la fatica.
Perché dentro quelle bottiglie finiscono le giornate d'agosto, il calore del sole, il rumore delle risate, la voce di chi non c'è più, i consigli imparati da una nonna o da una madre, le mani di un padre, l'entusiasmo dei bambini che osservano e imparano.
È così che una tradizione riesce a sopravvivere.
Non perché qualcuno la impone, ma perché qualcuno sceglie di continuare a farla.
E quando, nel cuore dell'inverno, una bottiglia viene finalmente aperta, basta poco per ritrovare quell'estate.
Il profumo del pomodoro invade la cucina e, per un istante, sembra di tornare a quelle giornate calde di agosto. Tornano i volti, le voci, le tavolate, le mani al lavoro. Torna una casa piena di vita.
Si ringrazia per le foto Carmine Lovino e Vittoria Di Terlizzi.
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