
Settimana Santa a Ruvo, Antonio Marinelli racconta la commissione dei Misteri del Carmine
Un prezioso documento d’archivio illumina le origini delle statue processionali realizzate nel Seicento da Filippo Altieri
Nel suo contributo, Marinelli ripercorre la commissione delle statue dei Misteri da parte dell'Arciconfraternita del Carmine, affidata nel 1673 allo scultore altamurano Filippo Altieri.
Di seguito, il suo scritto integrale.
L'ARCICONFRATERNITA DEL CARMINE E LA COMMISSIONE DELLE STATUE DEI MISTERI A FILIPPO ALTIERI
"Filippo Altiero (e non Altieri come poi successivamente riportato) nasce ad Altamura il 23 luglio 1646 da Vincenzo Antonio e Laura Pepe.
Apprendista nella bottega del maestro Aniello Perrone, fa ritorno ad Altamura dove apre un laboratorio in proprio dove si rivolgono esponenti ecclesiastici (di confraternite in modo particolare) onde poter commissionare e far realizzare simulacri lignei per finalità di culto come avvenne anche per la chiesa del Carmine di Ruvo per mano e volontà della omonima confraternita.
Muore giovanissimo nel 1684 alla età di 38 anni.
All'Aprile 1673 si data il Contratto (Alberano)- "Obligo di Mastro Filippo Altieri delli Misteri della Passione di Gesù" - con il quale Filippo Altieri (nel documento è indicato sempre con il solo primo nome) si impegnò a eseguire le tre statue del Cristo da servire per i riti e la processione del Venerdì Santo [per la Confraternita del Carmine]:
"...detto M.ro Philippo si obliga come di sopra di venirle a lavorare in questa Città di Ruvo dal principio del prossimo venturo mese di giugno di questo presente anno 1673 e quelle haver da perfezionare per tutto il mese di gennaio del seguente anno 1674. Pattuita la fattura di ciascheduna di esse alla ragione di docati quattordici...".
[Le statue commissionate e pattuite comprendevano: Cristo nell'orto, Cristo alla colonna ed Ecce Homo].
I termini contrattuali furono rispettati anche in merito alle scadenze di consegna e nel Marzo 1674, infatti, l'Altieri ricevette altre somme di denaro [per la realizzazione delle statue suddette] e in quella stessa occasione lo scultore, in aggiunta, si impegnò a eseguire, e consegnare entro il mese di Settembre dello stesso anno, la statua di Gesù con la croce sulle spalle, il famoso Calvario:
"Io sottoscritto M.ro Filippo dico con la presente haver ricevuto ducati quattordeci dal Sig. d. Francesco Antonio Miraglia depositario odierno della Venerabile Congregatione della Madonna del Carmine, e sono in soddisfattione della statua di Gesù Christo alla Colonna..., e di più ho ricevuti altri docati sette per la statua di Gesù Christo colla Croce, e colorita, e promette portarla in Ruvo a mia spesa per tutto il mese di Settembre venturo 1674.
Anche in fede della verità ho fatto fare la presente per mano dal sottoscritto sacerdote, e firmata col segno di croce di mia propria mano.
Ruvo li di 23 Marzo 1674.
Segno d Croce del sopra detto Mastro Filippo Altiero per non saper scrivere.
Io don Pompeo Cocumazzo ho scritto la presente con ordine e volontà del sopra detto in sua presenza, e sono testimonio.
Io don Francesco Paulo Stragapede testimonio."
L'ultima statua a essere realizzata fu proprio quella del Cristo portacroce consegnata, come da contratto, nel Settembre del 1674 e anch'essa pagata quattordici ducati"
quella statua che il popolo di Ruvo devotamente chiama "Gesù Calvario".
La ricostruzione offerta da Marinelli rappresenta un tassello fondamentale per comprendere l'identità religiosa e culturale della città. Le statue dei Misteri, ancora oggi fulcro delle celebrazioni del Venerdì Santo, sono segni tangibili di una committenza confraternale viva e consapevole, capace di investire risorse e fede in manufatti destinati a segnare la spiritualità per secoli.
Attraverso documenti, nomi, date e cifre, riemerge così la figura di Filippo Altieri, giovane scultore che, pur scomparso prematuramente, ha lasciato un'impronta indelebile nella memoria devozionale ruvese. E ancora oggi, quando il "Gesù Calvario" attraversa le strade cittadine nel silenzio della notte del Venerdì Santo, quel contratto del 1673 continua idealmente a compiersi, rinnovando un legame intenso tra arte, fede e popolo.


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