La sanità nel nord barese? Insufficiente ormai da anni

Forza Italia: Emiliano più impegnato al congresso Pd che alla salute dei pugliesi

sabato 22 aprile 2017 22.15
A cura di Grazia Ippedico
Nel territorio neutro di Ruvo, città che ha rinunciato ormai da un pezzo al proprio ospedale, si è dibattuto ieri sera sul tema controverso e importante della sanità pugliese. Nella sala conferenze dell'ex convento dei Domenicani, il giornalista Giuseppe Di Bisceglie ha moderato un incontro che vedeva protagonisti l'onorevole Damascelli, consigliere regionale, Gaetano Minutillo in rappresentanza di Forza Italia di Terlizzi, il dottor Nicola Rosato e l'onorevole Francesco Paolo Sisto.

La tesi è chiara: poco, anzi pochissimo, si sta facendo in giunta regionale per il diritto alla salute della popolazione pugliese, in particolare per i cittadini del Nord barese.
Ciò che sembra, purtroppo non solo ai rappresentanti di Forza Italia, è che per il presidente Michele Emiliano sia stato sin ora più importante il Congresso del Pd che il riordino ospedaliero.

E allora come si tutela la salute dei cittadini? La risposta di Damascelli è in breve questa: dalle nostre parte la salute dei cittadini non viene tutelata. Oltre all'idea di creare cinque ospedali di primo livello (uno nel Salento, uno a Taranto, uno a Monopoli-Fasano, l'altro nel nord- barese e l'ultimo ad Andria) Damascelli (e successivamente Nicola Rosato confermerà), c'era l'idea di punti di primo intervento e del rafforzamento del ruolo dei medici di base. Tutto rimasto però solo sulla carta.

L'80% delle finanze della Puglia vengono impegnate nella sanità e nei servizi sociali. C'è la necessità di un progetto che diventi definitivo anche per il nord barese, per Molfetta, Corato, Terlizzi, Ruvo. Il problema è che ad oggi esistono programmi di finanziamento per quattro ospedali di primo livello, ma del futuro presidio del Nord Barese in giunta si parla pochissimo. Finanziamenti non ce sono.
«Quel che è peggio - aggiunge Damascelli - è che attualmente non ci sono strutture territoriali che vadano a coprire la mancanza di un ospedale di primo livello. Per un codice verde o bianco mi troverò comunque ad andare al pronto soccorso, ad ingolfare posti dove le urgenze sono maggiori.»

Ragionamento che non fa una piega e che viene avvallato da Nicola Rosato esperto in direzione e organizzazione della sanità, il quale si dilunga nella analisi della situazione sanitaria regionale sottolineando che non raggiunge la sufficienza ormai da anni.

Il giornalista Di Bisceglie fa notare che ormai si parla da dieci anni del rafforzamento del ruolo dei medici di base e nulla è stato ancora attuato, Rosato ammette che la sanità pugliese vive di rattoppi e non più di programmazione. «La medicina italiana, in alcune regioni del nord giunge all'eccellenza, risultando tra le migliori d'Europa. La Puglia è ormai dal 2009 in piano di rientro. Questo di fatto significa che sono stati programmati circa 770 posti in meno negli ospedali di primo livello e circa 990 in meno di lunga degenza. Cosa è stato fatto? Hanno avvallato la tendenza di molti ad andare a curarsi fuori dalla Regione Puglia, senza un piano di contenimento dell'emigrazione. Non c'è una visione prospettica di recuperare la mobilità passiva della medicina del territorio, che costa alla Puglia ben 380 milioni di euro l'anno.»

L'onorevole Francesco Paolo Sisto ha accusato apertamente Emiliano di non fare un piano di riordino territoriale della sanità bensì un piano di riordino politico. Ha accusato apertamente la Giunta regionale di favorire interessi privati coprendoli di nobili intenzioni quali appunto la salvaguardia della salute del cittadino. Accusando una evidente mancanza di professionalità ed una evidente confusione burocratica, il parlamentare ha accusato il governatore pugliese di "cialtronismo brillante" riconoscendogli una capacità mediatica rilevante che va a supplire alla mancanza di dialogo, alla mancanza di interazione e interfaccia di valutazione.