La statua di S. Giuseppe Calasanzio e l'altare maggiore della chiesa di S. Domenico
La statua di S. Giuseppe Calasanzio e l'altare maggiore della chiesa di S. Domenico
Vita di città

Storia Viva - Gli Scolopi a Ruvo e la nascita dell'istruzione pubblica nell'Ottocento

Come l'ex convento dei Domenicani divenne il cuore dell'istruzione ottocentesca grazie all'arrivo dei Padri delle Scuole Pie

Nel cuore dell'Ottocento, la storia civile di Ruvo di Puglia incrociò il destino dell'antico convento del Santissimo Rosario, dando vita a una delle stagioni educative più significative per la comunità locale. Tutto ebbe origine dai profondi sconvolgimenti dell'età napoleonica, quando la legge eversiva del 7 agosto 1809 decretò la soppressione generale degli ordini religiosi nel Regno di Napoli per incamerarne i beni a beneficio del Tesoro statale. I Padri Domenicani, che avevano fondato il complesso e per secoli lo avevano, furono costretti ad abbandonarlo definitivamente. I commissari demaniali, dopo aver stilato un rapido inventario che stimò lo stabile in circa ottomila ducati, determinarono il trasferimento del complesso alla municipalità che lo destinò a caserma della Gendarmeria Reale.

All'indomani della Restaurazione borbonica e del concordato del 1818 tra papa Pio VII e Ferdinando I, mentre si profilava l'ipotesi di un semplice ripristino dei frati predicatori, intervenne la lungimirante mediazione del celebre giureconsulto ruvestino Giovanni Jatta. Uomo di vasta cultura e profondo prestigio presso la corte di Napoli, Jatta comprese che il riscatto sociale della sua terra richiedeva un'istituzione capace di formare la gioventù locale, sia laica sia avviata alla carriera ecclesiastica. Con abile determinazione, orientò la scelta verso i padri dell'Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, noti come Scolopi.

Fondata da san Giuseppe Calasanzio all'inizio del Seicento, questa congregazione rappresentava una vera e propria avanguardia educativa: fu il primo ordine religioso interamente votato all'istruzione primaria e secondaria pubblica e gratuita, aperto soprattutto ai fanciulli delle classi meno abbienti con un metodo pedagogico rigoroso che univa la pietà cristiana allo studio approfondito delle lettere classiche, della lingua volgare, della matematica e delle scienze naturali.

La proposta di Jatta fu pienamente approvata da re Ferdinando I, che il 12 ottobre 1819 emanò il Rescritto Reale con cui assegnava formalmente l'ex convento e la chiesa annessa agli Scolopi, dotandoli di una rendita annua di circa mille ducati derivante dalle proprietà dell'antico cenobio.

L'insediamento dei religiosi trasformò radicalmente il complesso in un vivace polo scolastico e culturale. L'attività didattica si distinse fin da subito per lo zelo pedagogico e la disciplina formativa, offrendo per oltre quarant'anni un punto di riferimento formativo imprescindibile per l'intera gioventù ruvestina. L'impegno dei padri non rimase confinato alle aule: nel 1854, sotto il rettorato di padre Giuseppe De Laurentis, la comunità si fece carico di imponenti lavori di restauro, consolidamento e completamento architettonico della chiesa del Santissimo Rosario, restituendo monumentalità e decoro artistico all'intero sito. Sul portale di accesso e sull'altare maggiore si possono ancora osservare gli stemmi degli Scolopi che raffigurano il monogramma coronato di Maria affiancato dalle lettere greche MP e ΘY (Madre di Dio). Il fondatore dell'ordine, San Giuseppe Calasanzio, fu ricordato con una significativa statua "vestita" posta in una nicchia della prima cappella a destra dell'altare maggiore.

Questa feconda parentesi educativa si interruppe bruscamente all'indomani dell'Unità d'Italia, quando le leggi eversive del 1866 soppressero le corporazioni religiose superstiti, costringendo i padri ad abbandonare definitivamente la città. Ciononostante, la vocazione pubblica dell'edificio rimase intatta: dopo essere stato trasformato temporaneamente in lazzaretto nel 1885 per volere del vescovo Luigi Bruno durante la drammatica epidemia di colera, il plesso fu destinato a sede stabile della scuola pubblica cittadina, perpetuando nei decenni successivi l'eredità educativa sorta dall'intuizione di Giovanni Jatta e dal carisma calasanziano degli Scolopi.
Altri contenuti a tema
Storia Viva - La Madonna del Rosario a Ruvo, dal dipinto di Alonso de Corduba alla statua di Giuseppe Manzo Storia Viva - La Madonna del Rosario a Ruvo, dal dipinto di Alonso de Corduba alla statua di Giuseppe Manzo Un viaggio nella fede e nell'arte tra i secoli alla ricerca del le radici del culto mariano del mese di ottobre
Storia Viva - La tenacia di Giulia Viesti, la donna che salvò la Collezione Jatta e plasmò il museo di Ruvo Storia Viva - La tenacia di Giulia Viesti, la donna che salvò la Collezione Jatta e plasmò il museo di Ruvo La storia dimenticata della donna che fece edificare il palazzo del 1842 e salvò il celebre patrimonio di antichità.
Storia Viva - Il passo del Poverello, storie e volti di san Francesco a Ruvo Storia Viva - Il passo del Poverello, storie e volti di san Francesco a Ruvo Viaggio nella devozione senza tempo che unisce il Poverello d'Assisi alla comunità ruvese
Storia Viva - I Santi Medici a Genova, la devozione operaia dei ruvesi Storia Viva - I Santi Medici a Genova, la devozione operaia dei ruvesi Una comunità di lavoratori lontana da casa ha esportato la devozione ai Santi Taumaturghi
Storia Viva - L’altare perduto della Vergine dei Sette Dolori in Cattedrale a Ruvo Storia Viva - L’altare perduto della Vergine dei Sette Dolori in Cattedrale a Ruvo Memoria di un'opera distrutta e smembrata
Storia Viva - La reliquia della Santa Croce nella chiesa del Carmine a Ruvo di Puglia Storia Viva - La reliquia della Santa Croce nella chiesa del Carmine a Ruvo di Puglia La stauroteca esposta per le feste della Croce
Storia Viva - Una devozione dimenticata, la Madonna del Pozzo a Ruvo di Puglia Storia Viva - Una devozione dimenticata, la Madonna del Pozzo a Ruvo di Puglia Dai doni in oro alle statue rifiutate, ascesa e declino di un'antica fede popolare ruvese
Storia Viva - Francesco Rubini, l'incorrotto patriota ruvese del risorgimento Storia Viva - Francesco Rubini, l'incorrotto patriota ruvese del risorgimento Ha detto: «Libero pensa e libero scrivi ed incorrotto vivi, né chinar mai la fronte.»
© 2001-2026 RuvoViva è un portale gestito da InnovaNews srl. Partita iva 08059640725. Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Trani. Tutti i diritti riservati.
RuvoViva funziona grazie ai messaggi pubblicitari che stai bloccandoPer mantenere questo sito gratuito ti chiediamo disattivare il tuo AdBlock. Grazie.