
Vita di città
Storia Viva - Una devozione dimenticata, la Madonna del Pozzo a Ruvo di Puglia
Dai doni in oro alle statue rifiutate, ascesa e declino di un'antica fede popolare ruvese
Ruvo - martedì 1 settembre 2026
5.59
Nel 1705 il sacerdote Domenico Tanzella, quasi in fin di vita, guarì miracolosamente dopo aver bevuto l'acqua di un pozzo di Capurso, nel quale scoprì un'immagine affrescata della Vergine col Bambino. Grazie anche all'opera dei frati alcantarini, la devozione per questa sacra effigie si diffuse rapidamente in tutto il Regno di Napoli. A Ruvo di Puglia, il culto attecchì in modo particolare nella chiesa del Purgatorio. È qui che prende vita una storia meravigliosa fatta di arte e fede popolare.
Nella prima metà dell'Ottocento, la congrega del Purgatorio commissionò una pregevole statua lignea raffigurante la Madonna e il bambino benedicente, intenti a sorreggere due secchielli in argento. Lo studioso Francesco Di Palo attribuisce l'opera a Giuseppe Volpe, scultore nato a Terlizzi nel 1796 e formatosi probabilmente nella rinomata bottega napoletana di Francesco Verzella. Purtroppo, la statua si presenta oggi coperta da una maldestra ridipintura.
Come ogni devozione molto sentita, l'immagine era un tempo ornata da numerosi oggetti preziosi donati dai fedeli per chiedere grazie o sciogliere voti. Un inventario del 1842 elenca tra i beni una collana d'oro, orecchini, braccialetti (detti "maniglie") e persino un anello d'oro al dito del Bambino. Tuttavia, le stringenti necessità economiche della congrega portarono a un drastico ridimensionamento del tesoro: nel 1867 gran parte dell'oro fu venduta all'orefice Filomeno Fatelli per 63 ducati e 58 grana, somma che venne poi utilizzata per acquistare arredi sacri essenziali e restaurare l'altarino della Vergine ormai deteriorato.
Agli inizi del Novecento, forse a causa dei mutati gusti devozionali dell'epoca, si decise di sostituire l'antica statua lignea. Il 2 giugno 1901 la Congrega autorizzò la costruzione di una nuova statua in cartapesta, commissionata al premiato scultore leccese Luigi Guacci per 440 lire. La base, interamente indorata in oro zecchino, fu affidata all'indoratore Salvatore Ammassari per 500 lire. L'opera giunse a Ruvo nell'agosto del 1901, ma evidentemente non scaldò mai i cuori dei fedeli. A meno di un anno di distanza, nel febbraio 1902, la Consulta decise di rimettere al culto la vecchia e amata statua lignea. L'effigie in cartapesta fu lasciata in chiesa ma pietosamente "coverta", per poi scomparire del tutto nel corso dei decenni successivi. La base, invece, fu conservata nel deposito confraternale e da alcuni anni è utilizzata dalla Parrocchia Concattedrale per l'esposizione dell'Addolorata in occasione delle feste della Vergine.
Tra il 1852 e il 1961, la festa in onore della Madonna del Pozzo fu un appuntamento imperdibile, celebrato inizialmente l'ultima domenica di agosto e poi spostato alla terza di settembre a cavallo tra i due secoli. Il paese si vestiva a festa con luminarie, mentre per tre giorni i musicanti annunciavano l'evento suonando tamburo e grancassa per le vie della città. Ai festeggiamenti partecipavano rinomate bande musicali, come quelle di Toritto e di Terlizzi (chiamata quest'ultima nel 1855 e nel 1864 per un compenso di 40 ducati più alloggio). Le celebrazioni culminavano con lo spettacolo dei fuochi artificiali e il coreografico lancio di palloni aerostatici.
Le due guerre mondiali interruppero brutalmente le tradizioni, che ripresero vigore solo negli anni '50. Nel 1964 fu persino stampato, con l'imprimatur vescovile, un manualetto di preghiere per il "Mese a Maria SS. del Pozzo" contenente fioretti e ossequi. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni Sessanta, questa gloriosa devozione ha perso progressivamente importanza fino a scomparire, lasciandoci oggi solo l'antica effigie in legno a silenziosa testimonianza di una fede dimenticata.
Nella prima metà dell'Ottocento, la congrega del Purgatorio commissionò una pregevole statua lignea raffigurante la Madonna e il bambino benedicente, intenti a sorreggere due secchielli in argento. Lo studioso Francesco Di Palo attribuisce l'opera a Giuseppe Volpe, scultore nato a Terlizzi nel 1796 e formatosi probabilmente nella rinomata bottega napoletana di Francesco Verzella. Purtroppo, la statua si presenta oggi coperta da una maldestra ridipintura.
Come ogni devozione molto sentita, l'immagine era un tempo ornata da numerosi oggetti preziosi donati dai fedeli per chiedere grazie o sciogliere voti. Un inventario del 1842 elenca tra i beni una collana d'oro, orecchini, braccialetti (detti "maniglie") e persino un anello d'oro al dito del Bambino. Tuttavia, le stringenti necessità economiche della congrega portarono a un drastico ridimensionamento del tesoro: nel 1867 gran parte dell'oro fu venduta all'orefice Filomeno Fatelli per 63 ducati e 58 grana, somma che venne poi utilizzata per acquistare arredi sacri essenziali e restaurare l'altarino della Vergine ormai deteriorato.
Agli inizi del Novecento, forse a causa dei mutati gusti devozionali dell'epoca, si decise di sostituire l'antica statua lignea. Il 2 giugno 1901 la Congrega autorizzò la costruzione di una nuova statua in cartapesta, commissionata al premiato scultore leccese Luigi Guacci per 440 lire. La base, interamente indorata in oro zecchino, fu affidata all'indoratore Salvatore Ammassari per 500 lire. L'opera giunse a Ruvo nell'agosto del 1901, ma evidentemente non scaldò mai i cuori dei fedeli. A meno di un anno di distanza, nel febbraio 1902, la Consulta decise di rimettere al culto la vecchia e amata statua lignea. L'effigie in cartapesta fu lasciata in chiesa ma pietosamente "coverta", per poi scomparire del tutto nel corso dei decenni successivi. La base, invece, fu conservata nel deposito confraternale e da alcuni anni è utilizzata dalla Parrocchia Concattedrale per l'esposizione dell'Addolorata in occasione delle feste della Vergine.
Tra il 1852 e il 1961, la festa in onore della Madonna del Pozzo fu un appuntamento imperdibile, celebrato inizialmente l'ultima domenica di agosto e poi spostato alla terza di settembre a cavallo tra i due secoli. Il paese si vestiva a festa con luminarie, mentre per tre giorni i musicanti annunciavano l'evento suonando tamburo e grancassa per le vie della città. Ai festeggiamenti partecipavano rinomate bande musicali, come quelle di Toritto e di Terlizzi (chiamata quest'ultima nel 1855 e nel 1864 per un compenso di 40 ducati più alloggio). Le celebrazioni culminavano con lo spettacolo dei fuochi artificiali e il coreografico lancio di palloni aerostatici.
Le due guerre mondiali interruppero brutalmente le tradizioni, che ripresero vigore solo negli anni '50. Nel 1964 fu persino stampato, con l'imprimatur vescovile, un manualetto di preghiere per il "Mese a Maria SS. del Pozzo" contenente fioretti e ossequi. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni Sessanta, questa gloriosa devozione ha perso progressivamente importanza fino a scomparire, lasciandoci oggi solo l'antica effigie in legno a silenziosa testimonianza di una fede dimenticata.



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