
Eventi e cultura
“Le parole che abito”: il Centro Studi Cultura et Memoria APS di Ruvo di Puglia a Corato
A Palazzo Gioia, a Corato, un progetto nel segno dell’incontro e della rinascita
Ruvo - sabato 26 settembre 2026
Sarà una serata all'insegna della memoria, delle radici e dell'identità quella in programma oggi, sabato 26 settembre, alle 19.00, a Palazzo Gioia, con il progetto "Le parole che abito – La Terra fertile delle Madri", promosso dal Centro Studi Cultura et Memoria APS di Ruvo di Puglia.
Un appuntamento nel quale le parole si fanno materia viva e la memoria diviene spazio di incontro. Il programma si aprirà con la proiezione del cortometraggio "Lingua matrigna" di Patrizia Labianca, dedicato al rapporto intimo e profondo con la propria lingua di origine.
A seguire, la performance "Nata due volte" legherà danza e narrazione attraverso la coreografia di Mimma Di Vittorio e i testi e la recitazione di Patrizia Labianca, accompagnati dai costumi di Nina Avella e Pina Paparella e dal montaggio musicale di Livio Minafra.
Cuore simbolico dell'iniziativa sarà inoltre l'esposizione dell'opera tessile "Le parole che abito", concepita come un "connettivo interculturale": un mosaico di tessuti, storie e identità che, attraverso l'atto del cucire e del ricomporre, restituisce la forza generativa della relazione.
Il progetto, curato dal Centro Studi Cultura et Memoria APS, appare così come un raffinato esercizio di memoria e di dialogo, nel quale l'arte diviene linguaggio universale che sa di oltrepassare confini e appartenenze.
A suggellare l'iniziativa, un messaggio che ne racchiude l'essenza: "Lingua, memoria, identità, rinascita per un futuro di pace."
Un appuntamento nel quale le parole si fanno materia viva e la memoria diviene spazio di incontro. Il programma si aprirà con la proiezione del cortometraggio "Lingua matrigna" di Patrizia Labianca, dedicato al rapporto intimo e profondo con la propria lingua di origine.
A seguire, la performance "Nata due volte" legherà danza e narrazione attraverso la coreografia di Mimma Di Vittorio e i testi e la recitazione di Patrizia Labianca, accompagnati dai costumi di Nina Avella e Pina Paparella e dal montaggio musicale di Livio Minafra.
Cuore simbolico dell'iniziativa sarà inoltre l'esposizione dell'opera tessile "Le parole che abito", concepita come un "connettivo interculturale": un mosaico di tessuti, storie e identità che, attraverso l'atto del cucire e del ricomporre, restituisce la forza generativa della relazione.
Il progetto, curato dal Centro Studi Cultura et Memoria APS, appare così come un raffinato esercizio di memoria e di dialogo, nel quale l'arte diviene linguaggio universale che sa di oltrepassare confini e appartenenze.
A suggellare l'iniziativa, un messaggio che ne racchiude l'essenza: "Lingua, memoria, identità, rinascita per un futuro di pace."


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