
Vita di città
Storia Viva - Nicola Boccuzzi, l'eroe ruvese dei "due mondi" della Medicina
La vita straordinaria di un medico da Ruvo di Puglia all'Argentina
Ruvo - martedì 16 giugno 2026
5.29
C'è un filo invisibile, ma indissolubile, che unisce la terra degli ulivi di Ruvo di Puglia alle sterminate pianure della provincia di Buenos Aires. Questo filo porta il nome di Nicola Boccuzzi, un uomo che ha saputo incarnare la missione medica nel senso più alto e filantropico del termine, lasciando un'impronta indelebile nella storia dell'emigrazione italiana in Sudamerica.
Medico instancabile, politico illuminato e fondatore di comunità, Boccuzzi visse secondo un motto che fu la bussola di ogni sua azione: «Tutto per i poveri, nulla per sé».
Nato a Ruvo di Puglia il 19 luglio 1856 da Antonio Boccuzzi e Rachele Cassano, Nicola mostrò fin da giovane una profonda dedizione allo studio. Si trasferì a Napoli per frequentare la facoltà di medicina, dove si laureò con successo il 6 settembre 1882. La sua non fu un'istruzione accademica fine a se stessa; Boccuzzi scelse subito di mettere la sua firma sui primi importanti progressi scientifici nello studio di piaghe epocali come la difterite e la tubercolosi polmonare.
La vera prova del fuoco arrivò nel 1884, quando una devastante epidemia di colera flagellò Napoli. Senza esitare, il giovane medico ruvese si offrì come volontario, scendendo nei vicoli più poveri e infetti della città per curare gli ultimi. Due anni più tardi, nel 1886, quando il medesimo morbo colpì la sua Ruvo di Puglia, Boccuzzi tornò a casa per prestare lo stesso servizio eroico. Grata, la comunità ruvese lo elesse Consigliere Comunale, ma il richiamo della professione e i continui impegni medici a Napoli lo costrinsero a rassegnare le dimissioni.
Nel 1885, Boccuzzi decise di imbarcarsi per l'Argentina, terra che in quegli anni accoglieva migliaia di connazionali in cerca di fortuna. Il suo impatto con la nuova realtà fu drammatico: sbarcò a San Juan proprio il giorno dopo che un terribile ciclone aveva raso al suolo la zona. Pur parlando pochissimo il castigliano, Boccuzzi si rimboccò le maniche, curando i feriti e offrendo conforto alle vittime.
Da quel disastro nacque l'insediamento di Florencio Varela, di cui Boccuzzi è considerato a tutti gli effetti uno dei padri fondatori. Intuendo la necessità di strutture adeguate, fu il primo in assoluto a battersi per la costruzione di un ospedale cittadino (che vedrà la luce nel 1911).
Per dare dignità e supporto alla folta comunità di migranti italiani, fondò prima la Società Italiana Cosmopolita "La Lira" – unendo i compatrioti attorno alla musica di Giuseppe Verdi, di cui era un fervido ammiratore – e successivamente la Società Italiana di Mutuo Soccorso "La Patriottica". Questa istituzione divenne un faro per gli italiani, garantendo loro assistenza sociale, sanitaria ed economica.
La stima dei cittadini verso il "medico venuto dalla Puglia" crebbe a dismisura. Nelle prime storiche elezioni comunali di Florencio Varela del 1882, Boccuzzi venne eletto Consigliere ad appena quattro anni dal suo arrivo nel paese.
Il culmine della sua parabola politica arrivò nel 1893: a seguito delle dimissioni del sindaco Peter Bourel, Nicola Boccuzzi venne nominato Sindaco (Primo Cittadino) di Florencio Varela. Sotto la sua lungimirante amministrazione vennero gettate le basi urbanistiche della città, tra cui il progetto della grande piazza centrale e del macello pubblico.
Ciò che lo rese immortale agli occhi della gente comune, tuttavia, non furono le pur importanti opere pubbliche, ma la sua immutata umanità. Boccuzzi continuò a esercitare la medicina gratuitamente per chiunque non potesse permettersela, arrivando spesso a pagare di tasca propria i medicinali per i pazienti più indigenti o a lasciar loro del denaro sul comodino.
Colpito da un aggressivo cancro, Nicola Boccuzzi ebbe un fatale malore a Plaza de la Constitución, a Buenos Aires. Si spense il 22 luglio 1907, all'età di soli 51 anni, assistito dai luminari dell'epoca tra cui lo scienziato italo-argentino Silvio Dessy.
La sua morte scosse profondamente l'Argentina. L'anno successivo, nel 1908, la città di Florencio Varela gli eresse un busto in Avenida San Martín (opera dello scultore Humberto Somadossi) e gli intitolò la via principale. Nel 2007, in occasione del centenario della sua scomparsa, il governo argentino ha proclamato le celebrazioni "di interesse provinciale", emettendo francobolli speciali e biglietti della lotteria nazionale con il suo volto.
Anche Ruvo di Puglia non ha mai dimenticato il suo illustre cittadino, dedicandogli una via nel tessuto urbano. Nicola Boccuzzi resta l'esempio fulgido di come la scienza, la politica e la solidarietà, quando guidate da un amore autentico per il prossimo, possano abbattere i confini geografici e trasformare un uomo in un simbolo eterno di civiltà.
Medico instancabile, politico illuminato e fondatore di comunità, Boccuzzi visse secondo un motto che fu la bussola di ogni sua azione: «Tutto per i poveri, nulla per sé».
Nato a Ruvo di Puglia il 19 luglio 1856 da Antonio Boccuzzi e Rachele Cassano, Nicola mostrò fin da giovane una profonda dedizione allo studio. Si trasferì a Napoli per frequentare la facoltà di medicina, dove si laureò con successo il 6 settembre 1882. La sua non fu un'istruzione accademica fine a se stessa; Boccuzzi scelse subito di mettere la sua firma sui primi importanti progressi scientifici nello studio di piaghe epocali come la difterite e la tubercolosi polmonare.
La vera prova del fuoco arrivò nel 1884, quando una devastante epidemia di colera flagellò Napoli. Senza esitare, il giovane medico ruvese si offrì come volontario, scendendo nei vicoli più poveri e infetti della città per curare gli ultimi. Due anni più tardi, nel 1886, quando il medesimo morbo colpì la sua Ruvo di Puglia, Boccuzzi tornò a casa per prestare lo stesso servizio eroico. Grata, la comunità ruvese lo elesse Consigliere Comunale, ma il richiamo della professione e i continui impegni medici a Napoli lo costrinsero a rassegnare le dimissioni.
Nel 1885, Boccuzzi decise di imbarcarsi per l'Argentina, terra che in quegli anni accoglieva migliaia di connazionali in cerca di fortuna. Il suo impatto con la nuova realtà fu drammatico: sbarcò a San Juan proprio il giorno dopo che un terribile ciclone aveva raso al suolo la zona. Pur parlando pochissimo il castigliano, Boccuzzi si rimboccò le maniche, curando i feriti e offrendo conforto alle vittime.
Da quel disastro nacque l'insediamento di Florencio Varela, di cui Boccuzzi è considerato a tutti gli effetti uno dei padri fondatori. Intuendo la necessità di strutture adeguate, fu il primo in assoluto a battersi per la costruzione di un ospedale cittadino (che vedrà la luce nel 1911).
Per dare dignità e supporto alla folta comunità di migranti italiani, fondò prima la Società Italiana Cosmopolita "La Lira" – unendo i compatrioti attorno alla musica di Giuseppe Verdi, di cui era un fervido ammiratore – e successivamente la Società Italiana di Mutuo Soccorso "La Patriottica". Questa istituzione divenne un faro per gli italiani, garantendo loro assistenza sociale, sanitaria ed economica.
La stima dei cittadini verso il "medico venuto dalla Puglia" crebbe a dismisura. Nelle prime storiche elezioni comunali di Florencio Varela del 1882, Boccuzzi venne eletto Consigliere ad appena quattro anni dal suo arrivo nel paese.
Il culmine della sua parabola politica arrivò nel 1893: a seguito delle dimissioni del sindaco Peter Bourel, Nicola Boccuzzi venne nominato Sindaco (Primo Cittadino) di Florencio Varela. Sotto la sua lungimirante amministrazione vennero gettate le basi urbanistiche della città, tra cui il progetto della grande piazza centrale e del macello pubblico.
Ciò che lo rese immortale agli occhi della gente comune, tuttavia, non furono le pur importanti opere pubbliche, ma la sua immutata umanità. Boccuzzi continuò a esercitare la medicina gratuitamente per chiunque non potesse permettersela, arrivando spesso a pagare di tasca propria i medicinali per i pazienti più indigenti o a lasciar loro del denaro sul comodino.
Colpito da un aggressivo cancro, Nicola Boccuzzi ebbe un fatale malore a Plaza de la Constitución, a Buenos Aires. Si spense il 22 luglio 1907, all'età di soli 51 anni, assistito dai luminari dell'epoca tra cui lo scienziato italo-argentino Silvio Dessy.
La sua morte scosse profondamente l'Argentina. L'anno successivo, nel 1908, la città di Florencio Varela gli eresse un busto in Avenida San Martín (opera dello scultore Humberto Somadossi) e gli intitolò la via principale. Nel 2007, in occasione del centenario della sua scomparsa, il governo argentino ha proclamato le celebrazioni "di interesse provinciale", emettendo francobolli speciali e biglietti della lotteria nazionale con il suo volto.
Anche Ruvo di Puglia non ha mai dimenticato il suo illustre cittadino, dedicandogli una via nel tessuto urbano. Nicola Boccuzzi resta l'esempio fulgido di come la scienza, la politica e la solidarietà, quando guidate da un amore autentico per il prossimo, possano abbattere i confini geografici e trasformare un uomo in un simbolo eterno di civiltà.



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