Nozze Spada. <span>Foto Teresa Fiore</span>
Nozze Spada. Foto Teresa Fiore
Vita di città

Storia Viva - Quando le nozze finivano sui quotidiani. Il matrimonio Spada–Marini d'Armenia nel 1908

La cronaca pubblicata il 23 aprile 1908 offre uno straordinario spaccato della società ruvese di inizio Novecento

Sfogliando le pagine dei quotidiani di inizio Novecento si scopre come i grandi matrimoni dell'aristocrazia e dell'alta borghesia fossero considerati autentici avvenimenti di cronaca. È il caso delle nozze tra Maria Maddalena Spada e Donato Marini d'Armenia, celebrate a Ruvo il 23 aprile 1908 e raccontate con dovizia di particolari dal Corriere delle Puglie, storico quotidiano barese che, alcuni decenni più tardi, avrebbe dato origine all'attuale Gazzetta del Mezzogiorno.

Pubblicato col titolo Nuptialia, l'articolo restituisce uno spaccato prezioso della società ruvese dell'epoca, quando le unioni tra le principali famiglie cittadine rappresentavano eventi di rilevanza sociale e istituzionale.

La cronaca si apre descrivendo una «festa gentile e commovente nella sua austera ed elegante signorilità», celebrata nella Villa Spada, trasformata per l'occasione in una scenografica serra di piante ornamentali e delicati fiori, il cui profumo accompagnava gli ospiti lungo tutta la cerimonia.

Il matrimonio civile venne officiato dal sindaco facente funzione Vito Caputi, che omaggiò gli sposi con un bouquet di camelie e mughetti. A seguire, nella cappella privata della villa, addobbata con i tradizionali fiori d'arancio, si svolse la celebrazione religiosa presieduta da monsignor Piscicelli Taeggi, Gran Priore della Basilica di San Nicola di Bari, assistito dal canonico Giustiniani.
A sottolineare l'importanza dell'evento contribuì anche la benedizione apostolica inviata da Papa Pio X, trasmessa attraverso il cardinale Casimiro Gennari, zio dello sposo e tra le più autorevoli figure della Chiesa italiana di quegli anni.

Dopo la cerimonia gli invitati parteciparono a un raffinato ricevimento con rinfreschi e alla distribuzione dei tradizionali confetti racchiusi in eleganti boîtes, dettaglio che il cronista non mancò di annotare.

L'aspetto più curioso dell'articolo è senza dubbio l'ampio elenco dei regali ricevuti dagli sposi. Una consuetudine giornalistica ormai scomparsa, ma assai diffusa all'inizio del Novecento, quando pubblicare i nomi dei donatori rappresentava una forma di riconoscimento pubblico e di attestazione del prestigio sociale.
Tra i doni figurano anelli con perle e diamanti, collane di brillanti, ventagli in pizzo e madreperla, servizi d'argento per il caffè e la tavola, statue artistiche in bronzo e biscuit, orologi d'oro, quadri, cofanetti, binocoli da teatro e diversi assegni da mille lire, cifra allora considerevole.

L'elenco costituisce oggi una preziosa testimonianza della rete di relazioni che legava alcune delle più importanti famiglie della Ruvo di inizio Novecento: gli Spada, i Marini d'Armenia, i Vitulli Montaruli, i Loiodice, gli Iatta, i Cotugno, i Lorusso, i Caldarola, i Cervone, i Fenicia, i Fiore e molti altri protagonisti della vita economica, professionale e istituzionale della città.
A distanza di oltre un secolo, quella cronaca assume un valore che va ben oltre il semplice racconto mondano.

L'articolo restituisce infatti l'immagine di una Ruvo elegante e dinamica, dove le grandi dimore patrizie erano teatro di eventi che coinvolgevano autorità civili, religiose e personalità di rilievo nazionale. Allo stesso tempo, documenta usi, linguaggi e cerimoniali ormai scomparsi, offrendo agli studiosi uno spaccato autentico della società locale all'alba del Novecento.

Piccole cronache come questa, nate per raccontare un giorno di festa, si rivelano oggi preziose fonti per ricostruire la memoria storica della città e comprendere il tessuto sociale che ha contribuito a costruirne l'identità.

Illustrazione di copertina generata con l'AI
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