Pieta
Pieta
Vita di città

Storia Viva - Speciale Riti di Passione: la Pietà e il tempo del dolore

Dalla preghiera del 1916 alle guerre di oggi, il volto eterno delle madri in attesa di rinascere

Nel corso dei secoli, la devozione alla Vergine ha trovato voce in preghiere e inni capaci di superare l'inesorabile scorrere del tempo ed essere, purtroppo, sempre attuali. Tra le invocazioni affiora per intensità e umanità la "Preghiera a Maria SS. della Pietà per il tempo di guerra", pubblicata nel 1916, nel cuore lacerato della Prima Guerra Mondiale.

Sono parole nate tra le trincee, tra il fango e il fragore delle armi, quando il silenzio era solo una breve tregua tra due esplosioni. Parole che oggi, a distanza di oltre un secolo, tornano a vibrare con una forza inattesa. Perché il dolore cambia i suoi scenari, ma non la sua natura. Cambiano le divise, cambiano le lingue, ma non il pianto delle madri.

"A Voi, o Maria Santissima della Pietà, che sotto il dolcissimo Vostro nome siete la speranza di tutte le anime desolate, a Voi ricorriamo in questi giorni di universale desolazione; a Voi innalziamo il nostro grido di dolore, a Voi affidiamo le lacrime delle madri, lo strazio delle spose, l'angoscia dei figli."


Allora erano soldati lontani, inghiottiti dalla terra e dalla paura. Oggi sono altri figli, altri padri, altre vite sospese nei conflitti che continuano a ferire il mondo. Guerre vicine e lontane, alcune dimenticate, altre entrate nelle nostre case attraverso immagini quotidiane.

Un tempo si affidavano parole alla carta, nella speranza incerta di una risposta; oggi si attende un segnale, un messaggio, un nome che non tornerà più. Cambiano i gesti, ma resta identica l'attesa.

"Come nella crudele persecuzione di Erode Voi, o Madre, tremaste di spasimo per la vita del Vostro divin Figlio, così oggi riguardate pietosa a tante madri che, nell'ansia più straziante, temono per la vita dei loro cari esposti ai pericoli della guerra."


Ieri era la fuga, l'esilio, la notte attraversata per salvare la vita. Oggi sono viaggi disperati, mari senza nome, confini che si chiudono, minacce di bombardamenti, decisioni unilaterali. Madri che stringono figli al petto, cercando una salvezza che spesso tarda ad arrivare.

È la stessa scena che si ripete nei secoli: la fragilità umana in cammino, sospesa tra paura e speranza.

La Pietà diventa allora immagine eterna. Non solo Maria che accoglie il corpo del Figlio, ma ogni madre che sorregge un dolore che non può essere colmato. Ogni abbraccio che resta sospeso nel vuoto della perdita.

"Ma ora, o Madre addolorata, tante madri non hanno neppure la consolazione di rivedere i loro figli, né di raccoglierne l'ultimo respiro; e il loro pianto si leva solitario verso il cielo, senza conforto umano che lo possa lenire."


Queste parole, scritte più di cento anni fa, sembrano raccontare il nostro presente. Parlano di assenze che non trovano risposta, di vite spezzate troppo presto, di silenzi che abitano le case. Non sempre è la guerra dichiarata a portare via gli affetti: talvolta è una guerra invisibile, fatta di distanze, di solitudini, di fragilità quotidiane.

E allora la processione della Pietà muta identità e si trasforma in un momento di rivelazione.

Nel passo lento del simulacro, nella compostezza dei confratelli, nel silenzio raccolto della folla, si riflette un dolore che appartiene a tutti. Un dolore che non chiede spiegazioni, ma presenza. Che non cerca parole, ma condivisione.

"O Regina della Pace, volgete il Vostro sguardo misericordioso su questa umanità travagliata; placate gli odi, spegnete le armi, fate che presto ritorni tra i popoli quella pace che sola può ridare consolazione ai cuori affranti."


L'invocazione conclusiva, dunque, attraversa il tempo senza consumarsi. Ieri come oggi, la pace resta fragile, continuamente minacciata, eppure necessaria come l'aria. Non solo tra le nazioni, ma nelle famiglie, nei rapporti, nei cuori inquieti dell'uomo contemporaneo.

Forse è questo il senso più profondo della Pietà: ricordarci che nessun dolore è isolato, che ogni lacrima trova eco in un'altra, che esiste uno sguardo capace di accogliere tutto. Uno sguardo materno che comprende, perché tutto ha attraversato.

Così, mentre la processione si snoda tra le strade, il tempo si raccoglie in un unico istante. Gli occhi degli uomini del passato incontrano gli occhi degli uomini del presente. Le parole di allora si intrecciano ai silenzi di oggi. Le lacrime di ieri e quelle di oggi sono rivolte nella stessa direzione.

E in quel volto di Madre, immobile eppure vivo, l'umanità continua a cercare — e forse ancora a trovare — una carezza possibile, un senso che resiste, una speranza che, nonostante tutto, non smette di nascere.
Altri contenuti a tema
Storia Viva - Palazzo Caputi, un viaggio tra storia, nobiltà e antichità nel cuore di Ruvo Storia Viva - Palazzo Caputi, un viaggio tra storia, nobiltà e antichità nel cuore di Ruvo Quando l'architettura incontra l'archeologia
Storia Viva - Palazzo Avitaya, da palazzo nobiliare a sede del Comune di Ruvo di Puglia Storia Viva - Palazzo Avitaya, da palazzo nobiliare a sede del Comune di Ruvo di Puglia Architettura, nobiltà e vicende storiche della dimora simbolo della cittadinanza ruvese
Storia Viva - La Madonna del Rosario a Ruvo, dal dipinto di Alonso de Corduba alla statua di Giuseppe Manzo Storia Viva - La Madonna del Rosario a Ruvo, dal dipinto di Alonso de Corduba alla statua di Giuseppe Manzo Un viaggio nella fede e nell'arte tra i secoli alla ricerca del le radici del culto mariano del mese di ottobre
Storia Viva - La tenacia di Giulia Viesti, la donna che salvò la Collezione Jatta e plasmò il museo di Ruvo Storia Viva - La tenacia di Giulia Viesti, la donna che salvò la Collezione Jatta e plasmò il museo di Ruvo La storia dimenticata della donna che fece edificare il palazzo del 1842 e salvò il celebre patrimonio di antichità.
Storia Viva - Il passo del Poverello, storie e volti di san Francesco a Ruvo Storia Viva - Il passo del Poverello, storie e volti di san Francesco a Ruvo Viaggio nella devozione senza tempo che unisce il Poverello d'Assisi alla comunità ruvese
Storia Viva - I Santi Medici a Genova, la devozione operaia dei ruvesi Storia Viva - I Santi Medici a Genova, la devozione operaia dei ruvesi Una comunità di lavoratori lontana da casa ha esportato la devozione ai Santi Taumaturghi
Storia Viva - L’altare perduto della Vergine dei Sette Dolori in Cattedrale a Ruvo Storia Viva - L’altare perduto della Vergine dei Sette Dolori in Cattedrale a Ruvo Memoria di un'opera distrutta e smembrata
Storia Viva - La reliquia della Santa Croce nella chiesa del Carmine a Ruvo di Puglia Storia Viva - La reliquia della Santa Croce nella chiesa del Carmine a Ruvo di Puglia La stauroteca esposta per le feste della Croce
© 2001-2026 RuvoViva è un portale gestito da InnovaNews srl. Partita iva 08059640725. Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Trani. Tutti i diritti riservati.
RuvoViva funziona grazie ai messaggi pubblicitari che stai bloccandoPer mantenere questo sito gratuito ti chiediamo disattivare il tuo AdBlock. Grazie.