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Timore del ritorno al lockdown, il peso psicologico su genitori e figli

Riflessione degli psicologi Di Gioia e Sannino sul timore di genitori, bambini e adolescenti in questo periodo

Si teme una nuova chiusura come nei mesi scorsi. L'incertezza sull'andamento dei contagi da Covid sta mettendo un'altra volta in allerta le famiglie che in primavera hanno sperato di tornare a vivere la normalità dopo un periodo che ha messo a dura prova la resilienza di tutti noi.

Lo psicologo e psicoterapeuta Antonio Di Gioia fa alcune considerazioni sulla situazione attuale: «Dopo alcune settimane in cui la tensione, lo stress erano diminuiti, ci ritroviamo a dover ripensare ad un'eventuale periodo che potrebbe far restare tutti a casa e trascorrere la maggior parte del tempo isolati, se non con incontri online e soprattutto senza certezza sulla durata di questo nuovo isolamento».

Di Gioia spiega come si sia evoluto l'approccio all'emergenza pandemica: «Non c'è stato il tempo di elaborare quanto in precedenza accaduto e già ci ritroviamo a fare i conti con nuove restrizioni, ma con uno spirito differente. Non riusciamo ad accettare un'altra volta le regole senza provare rabbia, frustrazione, ansia o al contrario apatia e demotivazione. Abbiamo meno voglia di reagire, di affrontare e gestire la paura, come accaduto nei mesi scorsi quando abbiamo imparato ad essere vicini, ad affrontare, per la prima volta, un momento di panico generale con la condivisione di questo stato di allarme generale, tanto da stare vicini, quando ad esempio, si sostava sui balconi e ci si emozionava cantando tutti insieme.

Si ha paura per la perdita della sicurezza economica, le aziende stanno vivendo queste restrizioni con rabbia, aggressività, imprenditori e padri di famiglia che vedono crollare le proprie attività. Si ha timore di perdere tutte le occasioni di stare insieme, di socializzare, si teme per la salute».

Di Gioia continua: «Per alcuni tutto questo si può tramutare in quel che si chiama "pandemic fatigue" che, secondo l'Oms, è la risposta più prevedibile e naturale ad uno stato prolungato di crisi, e porta a forte apatia e demotivazione, toglie le forze per svolgere le più elementari attività quotidiane perché la mente le ritiene troppo faticose. Questa situazione di cambiamento e soprattutto di deprivazione può portare a gravi conseguenze se prolungato nel tempo Depressione, ansia, attacchi di panico, rabbia implosa sono in aumento, così già si inizia a parlare di suicidi da Covid.

Ritrovarsi nella condizione di essere nuovamente limitati genera stanchezza, paura che si manifesta o con l'evitamento o con la negazione dell'evento perché ci troviamo di fronte ad un nemico invisibile dagli effetti potenzialmente visibili, e la paura genera molta collera.

Anche i bambini e gli adolescenti oggi stanno reagendo al post lookdown ed al cambiamento del quotidiano causato dalla pandemia con ripercussioni sulla gestione della qualità della vita, ed è la dottoressa Daniela Sannino, psicologa e psicoterapeuta familiare, a spiegare come stanno reagendo: "In tanti hanno vissuto conseguenze fisiche ed emozionali-psichiche come disturbi del sonno, crisi d'ansia e aumento dell'irritabilità. Un nuovo cambio della routine e la prospettiva di dover restare in casa può spaventare i bambini, che al momento non sono tenuti a cambiare tutte le abitudini. L'incertezza, la precarietà, la rabbia degli adulti, non rassicura i bambini che più dei grandi hanno bisogno di guide, di base sicura».

Il problema si pone soprattutto con gli adolescenti, e la Sannino ricorda: «Gli adolescenti, chiamati a dover tornare alla didattica a distanza potrebbero rivelarsi particolarmente irritabili, o isolarsi per ritrovare gli amici almeno virtualmente».

I genitori devono riorganizzarsi con il lavoro, gli impegni e non lasciare i ragazzi a gestire il malessere da soli. Una situazione che in primavera, nonostante le difficoltà, ha portato ad un cambiamento nelle relazioni e nelle dinamiche familiari, ad un ritrovato dialogo genitori-figli con la presenza reale di tutti i membri della famiglia, ma che in una situazione di forzatura può alimentare tensioni e conflitti.

Bisogna bilanciare le attività in casa, saper distribuire tempi e luoghi di condivisione e solitudine: «Non dimentichiamoci poi degli anziani. Ora più che mai è opportuno che i Comuni costituiscano un gruppo multiprofessionale di esperti, una task Force, per interventi a sostegno di anziani, adolescenti, un servizio di sostegno per le famiglie, un numero verde, un pronto intervento per la prevenzione e per garantire il diritto alla salute, al benessere, soprattutto ora che c'è più bisogno».
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