
Antonio Marinelli racconta le Consorelle del Purgatorio: donne e devozione a Ruvo di Puglia
La Confraternita del Purgatorio riconosceva alle donne un ruolo ufficiale e significativo nella vita spirituale e comunitaria della città
Tra queste, emerge con particolare nitore un episodio che illumina, con inattesa sensibilità, il ruolo delle donne nella vita confraternale della Ruvo di fine Seicento. In un contesto storico segnato da rigide gerarchie sociali e culturali, la Confraternita del Purgatorio si distingue per una scelta che, pur radicata nei canoni morali dell'epoca, rivela un'apertura significativa e per certi versi anticipatrice.
Il testo che segue, tratto dalle Regole del 1684 e sapientemente analizzato da Marinelli, è un frammento vivo di storia sociale e religiosa che racconta dinamiche di inclusione spesso trascurate. La possibilità riconosciuta alle donne di essere accolte come "consorelle" diventa un segno tangibile di partecipazione e dignità all'interno della comunità devota.
LA CONFRATERNITA (quella del Purgatorio) CHE VOLLE VALORIZZARE LE DONNE IN VESTE DI "CONSORELLE"
"Nel 1684, con la redazione delle Regole della Congregazione delle Anime del Purgatorio della Città di Ruvo, la confraternita del Purgatorio di Ruvo fissò per iscritto i principi che regolavano la vita religiosa e comunitaria dei suoi membri. Tra i vari capitoli dello statuto, il Quinto Capo riveste un particolare interesse perché affronta il tema dell'ammissione delle donne nella Congregazione.
In un'epoca in cui il ruolo femminile nella società era fortemente limitato e spesso relegato alla sfera privata, questo passaggio dello statuto testimonia un'apertura significativa.
Il testo recita:
"Siccome la nostra Congregazione ammette ogni ceto di persone colle modificazioni però sopra spiegate, così non esclude le Donne, purché siano di buona vita, fama e costumi per essere costoro sorelle di nostra Congregazione".
Queste parole mostrano chiaramente la volontà della confraternita di non limitare l'accesso solo agli uomini. Pur mantenendo i criteri morali tipici dell'epoca — l'essere di "buona vita, fama e costumi" — lo statuto riconosce ufficialmente alle donne la possibilità di far parte della comunità confraternale, attribuendo loro il titolo di "sorelle" della Congregazione.
Si tratta di un elemento di grande rilevanza storica. Le confraternite, infatti, rappresentavano uno dei principali luoghi di partecipazione religiosa e sociale nella vita delle città dell'Italia meridionale tra Seicento e Settecento. Attraverso di esse si organizzavano opere di carità, celebrazioni religiose, preghiere comunitarie e attività di assistenza. Consentire anche alle donne di farne parte significava riconoscere loro un ruolo nella vita spirituale e devozionale della comunità.
Le donne appartenenti alla confraternita partecipavano in particolare alle pratiche di suffragio per le anime dei defunti, alla preghiera comunitaria e al sostegno delle attività religiose della Congregazione. La loro presenza contribuiva a rafforzare quella rete di devozione e solidarietà che era alla base della spiritualità confraternale.
Questo passaggio dello statuto del 1684 dimostra dunque come la Confraternita del Purgatorio di Ruvo non fosse soltanto un'istituzione religiosa, ma anche uno spazio in cui, pur nei limiti della mentalità del tempo, veniva riconosciuto alle donne un ruolo ufficiale e significativo nella vita della comunità.
A distanza di oltre tre secoli, queste parole conservano un valore storico importante: testimoniano una forma di inclusione che, per l'epoca, rappresentava un segno di attenzione e di riconoscimento della presenza femminile nella vita religiosa della città."
Alla luce di questa preziosa testimonianza, lo scritto di Antonio Marinelli assume un valore che va oltre la mera ricostruzione storica, offrendo uno spunto di riflessione sul lungo cammino della presenza femminile negli spazi pubblici e religiosi.
La scelta della Confraternita del Purgatorio di accogliere le donne come parte integrante della propria vita spirituale si rivela, ancora oggi, un segnale di lungimiranza che parla al presente con sorprendente attualità.
In queste righe, custodite dal tempo e restituite alla lettura contemporanea, si coglie il senso intenso di una comunità che, pur nei limiti del proprio contesto storico, seppe riconoscere valore e voce anche a chi spesso ne era privo. È proprio in queste pieghe della storia minore, apparentemente marginale, che si annidano le tracce più valide di un progresso silenzioso, fatto di piccoli ma significativi passi verso una più ampia partecipazione e consapevolezza comune.

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