Sdegni Placati
Sdegni Placati
Vita di città

Storia Viva - Gli Sdegni Placati, testo teatrale di un ruvese del Seicento

Nel 1650 Antonio Avitaya scrive una commedia e la dedica alla famiglia Carafa

Dimenticate i polverosi scaffali delle biblioteche e immaginate invece le luci di una ribalta barocca a Ruvo di Puglia, nel pieno del Seicento. Era il 1650 quando le città di Ruvo e Andria si fermarono per festeggiare un evento di eccezionale importanza: la nascita di Carlo, primogenito dei Carafa, duchi d'Andria e signori del luogo. In quell'atmosfera di festa e sfarzo, tra le sale del palazzo nobiliare, risuonarono per la prima volta i versi de "Gli Sdegni Placati", una commedia che sembra un gioco di specchi già a partire dal nome del suo autore.

Ottaviano Ianida, infatti, non era che un velo: un sofisticato anagramma dietro cui si nascondeva con eleganza un membro della prestigiosa famiglia Avitaja (o Avitaya). Si tratta di Antonio Avitaya, intellettuale, capace di mescolare l'onore nobiliare con l'ironia del teatro. La vicenda, che si sposta idealmente a Milano, trascina il pubblico in un labirinto di sentimenti estremi e travestimenti audaci, tipici del gusto dell'epoca.

Al centro di tutto c'è Clelia, una giovane nobile intrappolata da un giuramento terribile fatto alla madre in punto di morte: potrà concedersi in sposa solo a colui che sarà capace di uccidere Florindo, l'uomo che lei crede essere il suo peggior nemico. Ma il cuore segue logiche diverse dalla vendetta. Per studiare il suo avversario, Clelia decide di vestire panni maschili e, sotto il nome di Enrico, riesce a farsi assumere come musico proprio in casa di Florindo. È qui, nell'intimità quotidiana e protetta dal travestimento, che lo sdegno inizia a sgretolarsi, lasciando spazio a un amore che non può più essere negato.

Tra duelli sfidati e mai consumati, millanterie del Capitano Armidoro — il classico soldato spaccone — e l'irriverente comicità del servo Gio. Antonio, che parlava il dialetto pugliese per divertire la platea locale, la commedia approda a un lieto fine dove ogni rancore viene finalmente deposto. L'opera non è solo un divertimento, ma il riflesso di una società che vedeva nell'onore e nella parola data i pilastri dell'esistenza, pur concedendosi il lusso della finzione teatrale.

La storia di quest'opera si intreccia indissolubilmente con l'ascesa degli Avitaya, che in quel periodo rappresentavano una delle colonne portanti della società ruvese. Il legame con i Carafa non era solo di cortesia letteraria, ma era fatto di scambi concreti che hanno disegnato il volto attuale della città. Fu proprio la famiglia Avitaya, infatti, ad acquistare dai Carafa l'edificio che oggi conosciamo come il Palazzo Municipale di Ruvo di Puglia.

Questo imponente palazzo, originariamente dimora dei feudatari, divenne così il simbolo tangibile di un passaggio di testimone tra l'antica aristocrazia e una nobiltà locale colta e intraprendente. Gli Avitaya furono capaci di passare con disinvoltura dalla gestione dei propri possedimenti alla scrittura di commedie, lasciandoci una testimonianza preziosa di come l'ingegno e la cultura potessero "placare" anche i tempi più turbolenti.
Altri contenuti a tema
Storia Viva - Il colera del 1886, una tragedia nella memoria di Ruvo di Puglia Storia Viva - Il colera del 1886, una tragedia nella memoria di Ruvo di Puglia 140 anni dopo il racconto di una delle pagine più dolorose dell’Ottocento ruvese
Storia Viva - Quando a Ruvo si pregava per la pioggia: San Vincenzo, il santo “della siccità” Storia Viva - Quando a Ruvo si pregava per la pioggia: San Vincenzo, il santo “della siccità” Storia di un culto oggi quasi dimenticato
Storia Viva - Speciale Riti di Passione: nella Domenica di Pasqua il Cristo Risorto attraversa Ruvo di Puglia Storia Viva - Speciale Riti di Passione: nella Domenica di Pasqua il Cristo Risorto attraversa Ruvo di Puglia Il rito della rinascita tra tradizione, comunità e speranza
Storia Viva - Speciale Riti di Passione: la Pietà e il tempo del dolore Storia Viva - Speciale Riti di Passione: la Pietà e il tempo del dolore Dalla preghiera del 1916 alle guerre di oggi, il volto eterno delle madri in attesa di rinascere
Storia Viva - Speciale Riti di Passione: Il Venerdì Santo a Ruvo negli occhi di un bambino Storia Viva - Speciale Riti di Passione: Il Venerdì Santo a Ruvo negli occhi di un bambino Dal racconto di Domenico Cantatore alla processione di oggi. Memoria, fede e meraviglia
Storia Viva - Speciale Riti di Passione: Dal dipinto alla processione, il “Trasporto di Cristo” di Ciseri e gli Otto Santi di Ruvo Storia Viva - Speciale Riti di Passione: Dal dipinto alla processione, il “Trasporto di Cristo” di Ciseri e gli Otto Santi di Ruvo Dalla pittura ottocentesca alla devozione popolare: un’immagine che diventa rito
Storia Viva - Speciale Riti di Passione: l'altare del vento, l’abbraccio della Desolata al Legno nudo Storia Viva - Speciale Riti di Passione: l'altare del vento, l’abbraccio della Desolata al Legno nudo Dalle riflessioni di Sant'Alfonso Maria de' Liguori al Venerdì di Passione a Ruvo di Puglia
Storia Viva - Il Crocifisso della Cattedrale di Ruvo di Puglia Storia Viva - Il Crocifisso della Cattedrale di Ruvo di Puglia Tra storia e simbolo, il racconto di uno dei manufatti più intensi della Passione
© 2001-2026 RuvoViva è un portale gestito da InnovaNews srl. Partita iva 08059640725. Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Trani. Tutti i diritti riservati.
RuvoViva funziona grazie ai messaggi pubblicitari che stai bloccandoPer mantenere questo sito gratuito ti chiediamo disattivare il tuo AdBlock. Grazie.