
Eventi e cultura
Storia Viva – L’incantevole Epifania di Gaspar Hovic in Sant’Angelo
L’Adorazione dei Magi del 1613, un capolavoro fiammingo nella chiesa ruvese
Ruvo - martedì 6 gennaio 2026
Tra le opere più significative di Gaspar Hovic, pittore fiammingo attivo nell'Italia meridionale tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, l'Adorazione dei Magi nella chiesa di Sant'Angelo a Ruvo occupa un posto di assoluto rilievo. Firmata e datata 1613 è considerata il suo capolavoro ed è anche l'ultima opera a oggi conosciuta dell'artista. Come osservò Michele D'Elia, la tela appare come un vero e proprio "sommario meditato", in cui Hovic, ormai sessantenne, condensa le esperienze più importanti della sua carriera e porta a maturazione i caratteri della propria maniera, con un esito che lo stesso studioso definì "fiabesco".
Il dipinto ornava in origine la cappella gentilizia della famiglia Avitaya nella chiesa di Sant'Angelo dei Minori Osservanti a Ruvo di Puglia, come attestato dalla Platea del Monte Zaza-Avitaya del Settecento, ora conservata nel Museo del Libro di Ruvo. Nel tempo la tela ha perso la sua collocazione originaria e oggi è posta sopra la bussola d'ingresso della chiesa, posizione che ne limita la fruizione visiva. Il restauro concluso nel 2009 ha però restituito alla pittura la brillantezza cromatica e la preziosità originarie.
La scelta del tema risponde pienamente alla spiritualità francescana: alla dimensione affettiva del Dio bambino, nato povero in una stalla, si unisce il significato teologico dell'Epifania, ovvero la manifestazione di Cristo ai popoli pagani. I doni dei Magi – oro, incenso e mirra – sintetizzano simbolicamente la regalità, la divinità e la natura mortale del Figlio di Dio.
La scena è ambientata davanti a un edificio classico in rovina, adattato a stalla, simbolo della civiltà pagana superata dal Cristianesimo. Secondo uno schema compositivo collaudato, la scena sacra è decentrata a sinistra per consentire l'ampio sviluppo del racconto. La Vergine, dall'espressione dolce e serena, mostra il Bambino appena sollevato dalla culletta di vimini, mentre San Giuseppe, raffigurato come un umile pellegrino, si toglie rispettosamente il cappello davanti ai prestigiosi visitatori.
Il primo a prostrarsi è il Mago anziano, che depone ai piedi del Bambino un prezioso calice colmo di monete d'oro; alle sue spalle gli altri due re offrono la mirra, contenuta in una raffinata cassetta, e l'incenso, custodito in una navicella d'oro. Attorno si muove una folla esclusivamente maschile di soldati, servitori e fanciulli curiosi. Tra questi spicca una figura con turbante verde che guarda direttamente fuori dal quadro, con uno sguardo vivo e ammiccante: la critica vi ha riconosciuto un probabile autoritratto di Hovic, che all'epoca dell'esecuzione doveva avere circa 63 anni.
Sul fondo si snoda un lungo corteo di cavalieri, cammelli e trombettieri, immerso in un paesaggio sempre più rarefatto e vaporoso, realizzato con pennellate sottilissime e delicate dissolvenze atmosferiche. In alto, la stella cometa guida il movimento della scena, orientando i suoi raggi verso il capo della Madonna.
Nell'opera si avvertono riferimenti alla pittura napoletana coeva, ma anche un aggiornamento sulla recente arte nordica: la morbidezza degli incarnati e la minuzia descrittiva rimandano a Rubens, mentre i fondi smeraldini e il preziosismo pittorico richiamano Jan Brueghel. Questo ritorno alle origini ha portato a ipotizzare un secondo soggiorno dell'artista in patria poco prima del 1613.
Gaspar Hovic viene unanimemente riconosciuto come un artista dotato di una notevole capacità ricettiva. Con il suo stile eclettico e versatile seppe assimilare e diffondere modelli diversi, contribuendo in modo significativo alla circolazione del tardomanierismo e alla maturazione di nuove esperienze figurative nell'Italia meridionale. L'Adorazione dei Magi di Ruvo resta così il suo più alto risultato e il suo autentico testamento pittorico.
Fonti: C. Cipriani, I dipinti nella chiesa di Sant'Angelo a Ruvo di Puglia del pittore-mercante Gaspar Hovic, in Scritti di Ieri e di Oggi per la storia della chiesa di S. Angelo di Ruvo di Puglia, a cura di C. Bucci, Terlizzi 2017; F. Di Palo, SUB UMBRA ALARUM TUARUM. Spiritualità, devozioni e arte francescani nella 'nuova' chiesa di San Michele Arcangelo a Ruvo, in Mi-ka-el – Chi è come Dio? La Chiesa di san Michele Arcangelo a Ruvo di Puglia, Bari 2018.
Il dipinto ornava in origine la cappella gentilizia della famiglia Avitaya nella chiesa di Sant'Angelo dei Minori Osservanti a Ruvo di Puglia, come attestato dalla Platea del Monte Zaza-Avitaya del Settecento, ora conservata nel Museo del Libro di Ruvo. Nel tempo la tela ha perso la sua collocazione originaria e oggi è posta sopra la bussola d'ingresso della chiesa, posizione che ne limita la fruizione visiva. Il restauro concluso nel 2009 ha però restituito alla pittura la brillantezza cromatica e la preziosità originarie.
La scelta del tema risponde pienamente alla spiritualità francescana: alla dimensione affettiva del Dio bambino, nato povero in una stalla, si unisce il significato teologico dell'Epifania, ovvero la manifestazione di Cristo ai popoli pagani. I doni dei Magi – oro, incenso e mirra – sintetizzano simbolicamente la regalità, la divinità e la natura mortale del Figlio di Dio.
La scena è ambientata davanti a un edificio classico in rovina, adattato a stalla, simbolo della civiltà pagana superata dal Cristianesimo. Secondo uno schema compositivo collaudato, la scena sacra è decentrata a sinistra per consentire l'ampio sviluppo del racconto. La Vergine, dall'espressione dolce e serena, mostra il Bambino appena sollevato dalla culletta di vimini, mentre San Giuseppe, raffigurato come un umile pellegrino, si toglie rispettosamente il cappello davanti ai prestigiosi visitatori.
Il primo a prostrarsi è il Mago anziano, che depone ai piedi del Bambino un prezioso calice colmo di monete d'oro; alle sue spalle gli altri due re offrono la mirra, contenuta in una raffinata cassetta, e l'incenso, custodito in una navicella d'oro. Attorno si muove una folla esclusivamente maschile di soldati, servitori e fanciulli curiosi. Tra questi spicca una figura con turbante verde che guarda direttamente fuori dal quadro, con uno sguardo vivo e ammiccante: la critica vi ha riconosciuto un probabile autoritratto di Hovic, che all'epoca dell'esecuzione doveva avere circa 63 anni.
Sul fondo si snoda un lungo corteo di cavalieri, cammelli e trombettieri, immerso in un paesaggio sempre più rarefatto e vaporoso, realizzato con pennellate sottilissime e delicate dissolvenze atmosferiche. In alto, la stella cometa guida il movimento della scena, orientando i suoi raggi verso il capo della Madonna.
Nell'opera si avvertono riferimenti alla pittura napoletana coeva, ma anche un aggiornamento sulla recente arte nordica: la morbidezza degli incarnati e la minuzia descrittiva rimandano a Rubens, mentre i fondi smeraldini e il preziosismo pittorico richiamano Jan Brueghel. Questo ritorno alle origini ha portato a ipotizzare un secondo soggiorno dell'artista in patria poco prima del 1613.
Gaspar Hovic viene unanimemente riconosciuto come un artista dotato di una notevole capacità ricettiva. Con il suo stile eclettico e versatile seppe assimilare e diffondere modelli diversi, contribuendo in modo significativo alla circolazione del tardomanierismo e alla maturazione di nuove esperienze figurative nell'Italia meridionale. L'Adorazione dei Magi di Ruvo resta così il suo più alto risultato e il suo autentico testamento pittorico.
Fonti: C. Cipriani, I dipinti nella chiesa di Sant'Angelo a Ruvo di Puglia del pittore-mercante Gaspar Hovic, in Scritti di Ieri e di Oggi per la storia della chiesa di S. Angelo di Ruvo di Puglia, a cura di C. Bucci, Terlizzi 2017; F. Di Palo, SUB UMBRA ALARUM TUARUM. Spiritualità, devozioni e arte francescani nella 'nuova' chiesa di San Michele Arcangelo a Ruvo, in Mi-ka-el – Chi è come Dio? La Chiesa di san Michele Arcangelo a Ruvo di Puglia, Bari 2018.

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