Sant'Antonio Abate. <span>Foto Domenico Amenduni</span>
Sant'Antonio Abate. Foto Domenico Amenduni
Vita di città

Storia Viva - Via Sant’Antonio tra passato e presente. L’antica chiesa scomparsa e la forza del vicinato

Documenti d’archivio, devozioni popolari e identità urbana in una delle strade più vive di Ruvo

Passeggiando oggi per Via Sant'Antonio, nel cuore del centro storico di Ruvo di Puglia, si percepisce subito un'atmosfera particolare. Questa strada, posta ai margini del passeggio serale, rappresenta un piccolo laboratorio di "vicinato attivo", dove la collaborazione tra residenti si manifesta in gesti quotidiani e in iniziative condivise.

In particolare durante il periodo natalizio la via si trasforma in uno degli angoli più suggestivi della città, grazie agli allestimenti realizzati con cura e affetto dagli abitanti. Eppure, dietro questa vivacità contemporanea e dietro lo stesso nome della strada, sopravvive il ricordo silenzioso di un luogo sacro ormai scomparso: l'antica chiesa di Sant'Antonio Abate.

Oggi la memoria dell'edificio è affidata quasi esclusivamente ai documenti d'archivio e al titolo toponomastico. Gli studi storici collocano la costruzione della chiesa tra il XV e l'inizio del XVI secolo. Le fonti indicano che sorgeva in un'area compresa tra la "via maggiore" — le attuali via Veneto e via De Gasperi — e il tratto di mura noto come Giornatella. È molto probabile che l'edificio si trovasse all'incirca a metà dell'attuale via Sant'Antonio, addossato alla cinta muraria difensiva.
A confermare l'antichità del sito vi sono diverse pergamene conservate nell'Archivio Capitolare, datate 1523, 1580 e 1618, che menzionano censi enfiteutici su case costruite proprio nella "strada di S. Antonio", in prossimità delle mura.

Un documento prezioso per ricostruire la vita del quartiere è il Partimento della Massa Capitolare del 1776. Da esso apprendiamo che la chiesa era a quell'epoca ancora esistente e confinava con la casa — dotata di "cellaro" e magazzino — di una certa Diamanta Berardi. L'abitazione insieme a molti beni di quest'ultima, vennero donati al Capitolo con l'obbligo di celebrare messe perpetue sull'altare di San Biagio.

La chiesa di Sant'Antonio fu, inoltre, sede di un beneficio ecclesiastico che, nel 1776, risultava già unito a quello di San Nicolò Vetere, altra chiesa posta nei pressi dell'attuale via Nicola Cassano. Tra le proprietà del beneficio figurava anche una "cocevola", un piccolo appezzamento di terreno fuori dalla porta del Castello. Tuttavia, alla fine del Settecento la struttura era ormai in stato di abbandono. Nel corso dell'Ottocento fu definitivamente demolita o profondamente trasformata, lasciando come unica eredità il nome della strada.

Se la chiesa non esiste più, la devozione verso Sant'Antonio Abate continua a vivere nelle tradizioni locali. Il 17 gennaio, giorno della ricorrenza, a Ruvo — come in molte altre città — si rinnova il rito della benedizione degli animali, spesso sostenuto dalle associazioni animaliste e legato alle vicende dell'ordine monastico fondato su ispirazione del Santo.

I monaci antoniani, infatti, ottennero il permesso di allevare maiali nei centri abitati perché il loro grasso era fondamentale per curare il "Fuoco di Sant'Antonio". I maiali della comunità circolavano liberamente nelle città e la campanella serviva a identificarli, segnalando che erano destinati a opere di carità e cura.

A Ruvo, il rapporto con Sant'Antonio — protettore degli animali e del mondo agricolo — è testimoniato anche dall'arte. Una preziosa immagine del Santo affianca l'affresco del Santuario campestre di Santa Maria di Calentano. La sua presenza in un luogo rurale sottolinea la profonda connessione tra la devozione religiosa e la civiltà contadina e pastorale che ha modellato l'identità del territorio.

Via Sant'Antonio, dunque, è un vero e proprio filo rosso che unisce la comunità di oggi alla storia di ieri, custodendo nella quotidianità il ricordo di un passato che continua a parlare.

Si ringrazia Domenico Amenduni per la foto della "Strode du Prisce"
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