Palazzo Pirlo
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Vita di città

Storia Viva - Il racconto di pietra della loggia di Palazzo Pirlo Rubini a Ruvo

Dal seicento simboli di unione e fertiltà scolpiti nella pietra

Nel cuore del tratto finale di via Cattedrale, tra palazzi ottocenteschi e scorci di una città che ha saputo conservare le sue radici, si apre una loggia antica e discreta: quella di Palazzo Pirlo Rubini. Apparentemente fuori dal tempo, sembra voler ricordare ai passanti che lì si trova qualcosa di più antico e prezioso delle facciate moderne circostanti.

L'edificio originario venne acquistato nel 1610 da Giovanni Rubini, probabilmente in seguito al matrimonio con un membro dell'influente casato Caputi, come testimonia lo stemma bipartito sopra l'iscrizione.

La celebrazione dell'unione tra le due casate è il tema centrale dell'evocativa decorazione dei pilastrini della loggia. Il ballatoio, esempio di arte civile tardo-rinascimentale, richiama alcuni stilemi presenti in altri edifici coevi della città. Significativa è, ad esempio, la somiglianza tra gli ornamenti del caposcala della scala di accesso posteriore al Palazzo Rocca, in largo San Giovanni, e i pilastrini della casa di via Cattedrale.

All'estrema destra della balconata dei Rubini si scorgono un uomo e una donna, completamente nudi, che sostengono con le braccia i rispettivi figli, anch'essi un uomo e una donna. I due giovani si stringono sopra i genitori in un abbraccio colmo d'amore e simbolo di felicità matrimoniale. Questo bassorilievo narra, quindi, l'unione delle due nobili famiglie attraverso le nozze dei loro rampolli.

Accanto allo stemma bipartito, compaiono due aquile bicipiti coronate, simbolo che rafforza l'idea dell'unione familiare. Questa figura, presente anche nella bandiera presidenziale russa e nell'emblema albanese, ha origini bizantine: in quel contesto, l'aquila a due teste rappresentava l'unione tra gli imperi d'Oriente e d'Occidente, due teste ma un solo corpo.
Evocativa dell'unione dei ceppi familiari è anche la scultura sul pilastrino tra i civici 104 e 106, che raffigura due ramoscelli uniti attraverso un anello, probabilmente una fede nuziale, a formare un unico ramo.

Tra gli altri pilastrini, spicca l'immagine di un carciofo, ortaggio legato nel Rinascimento al tema della gravidanza. Come riportato dal botanico Castore Durante, questa pianta sembrerebbe utile per scoprire una maternità: "A conoscere se una dona è gravida se le dia a bevere quattro once del succo di queste foglie, e se lo vomiterà è gravida."
Allusiva alla procreazione è anche la presenza, su un altro pilastrino, di tre stelle a otto punte sovrapposte, simboli di Venere e della Madonna, emblemi di fertilità, continuità del ciclo vita-morte e del legame dell'essere umano con la Natura.

Oggi, chi passa davanti a Palazzo Pirlo Rubini può fermarsi ad ammirare ogni dettaglio scolpito: ogni pilastrino, ogni aquila, ogni ramoscello intrecciato è un frammento di storia che parla di matrimoni felici, famiglie unite, speranze e simboli che attraversano i secoli. La loggia è un racconto di pietra, un piccolo libro aperto su un angolo della Ruvo del Seicento, dove la nobiltà e l'arte trasformavano la vita quotidiana in simbolo e poesia.
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