Immacolata
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Vita di città

Storia Viva - Un “paradiso” a Sant’Angelo per l'Immacolata

1879. Cronaca di un giubileo che trasformò la chiesa di Sant’Angelo in un mare di devozione

L'8 dicembre 1854 papa Pio IX, con la celebre Ineffabilis Deus, proclamò al mondo cattolico il dogma dell'Immacolata Concezione, definendo «rivelata da Dio» la verità secondo cui la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale sin dal primo istante della sua esistenza. Una convinzione antica e radicata nella pietà cristiana, ma che solo nella seconda metà dell'Ottocento trovò una formulazione dogmatica solenne, destinata a lasciare un segno profondo nella vita religiosa delle comunità.
Anche Ruvo di Puglia, come molte città italiane, accolse con fervore la proclamazione del dogma. A testimonianza di quella devozione rimane ancora oggi una piccola cappella rurale sulla vecchia strada per Corato: un semplice tempietto che ricorda, nelle forme modeste e sincere, l'entusiasmo con cui i fedeli locali celebrarono la Vergine "senza macchia".


Nel 1879, in occasione del venticinquesimo anniversario della proclamazione del dogma, papa Leone XIII concesse una speciale indulgenza plenaria a tutti i fedeli che, confessati e comunicati, avessero visitato un luogo di culto dedicato all'Immacolata durante l'ottava della solennità. Una decisione accolta con sincero entusiasmo nelle diocesi e negli ordini religiosi, che prepararono con cura le celebrazioni giubilari.

A Ruvo, la chiesa di Sant'Angelo divenne uno dei luoghi centrali della commemorazione. Le terziarie francescane e gli addetti al culto di quel tempio consideravano infatti la Vergine loro "principalissima Patrona", e attorno a lei si organizzavano celebrazioni e pratiche devozionali molto partecipate. Gli Annali Francescani del 1880 descrivono con vivacità il clima di quei giorni: la novena fu partecipatissima e la vigilia vide la predicazione del Padre Raffaele d'Andria, che con un "ben forbito sermone" espose il significato universale del giubileo mariano.

Al centro della chiesa, in un tosello addobbato con fiori, palme e gigli, venne esposta la statua lignea dell'Immacolata, risalente agli anni Cinquanta del Settecento e attribuita allo scultore andriese Nicola Antonio Brudaglio. Un'opera raffinata, dal volto giovanile e delicato, che richiama la Narrazione del Protovangelo di Giacomo, dove si ricorda che Maria aveva appena sedici anni al momento dell'Annunciazione.
Gli Annali raccontano che per tutto il periodo del novenario la chiesa appariva "fiammeggiante intorno intorno di lumi a cera", tanto da offrire «aspetto di Paradiso». Malgrado il freddo pungente e la distanza del tempio dal centro abitato, l'8 dicembre una folla straordinaria giunse per rendere omaggio alla Vergine.
L'atmosfera doveva essere davvero suggestiva: l'altare maggiore addobbato con ricche stoffe, la navata colma di fedeli, i canti, gli incensi, e quella statua luminosa che dominava il tempio circondata da gigli e candele. «La gente devota tutta si allietava – scrivono le cronache – risalendo col pensiero e col cuore da questa valle di lagrime alla magione dell'eterno sorriso».

Il Giubileo del 1879, pur lontano nel tempo, rappresenta un momento significativo della storia religiosa di Ruvo di Puglia. Un episodio che racconta non solo la devozione popolare verso l'Immacolata, ma anche la vitalità delle comunità francescane, capaci di mobilitare la città per una celebrazione condivisa e luminosa.
La statua della Vergine, custodita ancora oggi nella chiesa di Sant'Angelo ed esposta in occasione della novena dell'Immacolata, continua a vegliare sui fedeli, testimone silenziosa di un legame che attraversa i secoli.

Fonti: Annali Francescani, XI (1880); Il Divin Salvatore – Settimana Religiosa di Roma (1879); F. Di Palo, "Sub umbra alarum tuarum", in MI-KA-EL (2018).
Elaborazione da foto di Domenico Amenduni
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