
Vita di città
Storia Viva - Sulle tracce di San Lorenzo a Ruvo: storia di una chiesa scomparsa sulla via per Terlizzi
Il racconto di un'antica chiesa scomparsa e di alcune opere d'arte raffiguranti il Santo
Ruvo - lunedì 10 agosto 2026
6.08
Tra le pieghe della storia di Ruvo di Puglia si nascondono edifici e luoghi di culto oggi scomparsi, ma che per secoli hanno rappresentato un punto di riferimento per la comunità. Uno di questi è l'antica chiesa di San Lorenzo, un piccolo edificio rurale che un tempo sorgeva appena fuori dalle mura cittadine, oltre l'antica Porta de Sarra, lungo la via che conduceva a Terlizzi (in un'area presumibilmente compresa tra l'attuale Piazza Dante e, appunto, la strada per Terlizzi).
Prima di addentrarci nelle vicende dell'edificio, vale la pena ricordare a chi fosse dedicato. San Lorenzo è stato un celebre diacono della Chiesa Romana, martirizzato sotto l'imperatore Valeriano per non aver rinnegato la propria fede. La tradizione agiografica lo ricorda come l'uomo che distribuì i tesori della Chiesa ai poveri e che morì bruciato su una graticola – un dettaglio, quest'ultimo, tanto celebre quanto storicamente incerto.
Nell'iconografia classica, Lorenzo è quasi sempre raffigurato come un giovane diacono che reca con sé la palma del martirio, una borsa con il tesoro e la sua immancabile graticola. Il suo corpo riposa a Roma, nella cripta della confessione della basilica a lui intitolata sulla via Tiburtina, accanto ai santi Stefano e Giustino.
La presenza della chiesetta ruvese dedicata al martire è attestata fin dal Medioevo. Il documento più antico che ne fa menzione risale al 1223, in cui l'edificio viene localizzato chiaramente "non lontano dalla città", e più precisamente "prope portam de Sarra iuxta viam qua itur Terlitium" (vicino a porta de Sarra, lungo la via per la quale si va a Terlizzi).
Dalle antiche carte della Matricula scopriamo inoltre che la chiesetta era in parte proprietà di un giudice locale, un certo Sifandus, che in un atto di devozione decise di donare le sue quote al Capitolo Cattedrale di Ruvo.
La piccola chiesa rurale sopravvisse per molti secoli. L'ultima traccia documentale della sua esistenza risale al 1765, quando il vescovo Pietro Angelo Ruggieri la incluse nell'elenco delle chiese rurali della diocesi redatto in occasione della sua relatio ad limina (una relazione formale sullo stato della diocesi inviata a Roma). Dopo questa data, l'edificio scompare gradualmente dalle cronache.
Sebbene la chiesetta sia andata perduta, il culto di San Lorenzo a Ruvo ha lasciato preziose testimonianze artistiche. La più importante è senza dubbio la splendida statua litica (in pietra) risalente al XVI-XVII secolo, oggi custodita nella navata sinistra della Concattedrale, vicino all'ingresso della cappella del Santissimo Sacramento.
Quest'opera si distingue per la ricchezza dei dettagli scultorei. Il santo poggia su un plinto dalle eleganti facce concave, impreziosito agli angoli da teste di cherubino, mentre la figura del diacono è caratterizzata da una raffinata simbologia: sotto il braccio destro stringe un libro, emblema dei suoi profondi studi teologici e umanistici, mentre con la mano sinistra regge la tradizionale graticola. La dalmatica, l'abito liturgico tipico dei diaconi, completa la composizione con un prezioso decoro floreale, i cui motivi sembrano germogliare armoniosamente da un mascherone scolpito alla base.
In passato, questa statua – già inventariata nel 1801 – troneggiava al centro di una cappella dedicata al santo che si apriva sulla navata destra della Cattedrale. Questa cappella faceva parte di una serie di cappelle laterali (quelle del Crocifisso, di San Biagio e del Santissimo) che furono purtroppo abbattute durante i radicali restauri di inizio Novecento, volti a ripristinare le linee romaniche del tempio. Nel corso degli stessi restauri fu distrutto anche il soffitto dipinto della stessa chiesa. Sul tavolato era raffigurato anche San Lorenzo in un piccolo clipeo.
A partire dal Seicento, la devozione verso il diacono romano trovò una nuova "casa" nella chiesa di Santa Maria Maddalena, annessa al vicino complesso dei frati Cappuccini.
Sull'altare maggiore di questa chiesa venne collocata una statua lignea del santo, presumibilmente realizzata da Francesco Paolo Antolini (autore di un'omologa e sopravvissuta statua di Santa Lucia). Purtroppo, questa statua in legno – che raffigurava Lorenzo in una sgargiante dalmatica rossa, con lo sguardo rivolto al cielo, la palma del martirio al petto e la graticola nella mano sinistra – è andata distrutta o dispersa insieme all'antico altare maggiore ligneo.
Tuttavia, all'interno della chiesa dei Cappuccini, il legame con il martire è ancora oggi vivo e tangibile: vi è infatti esposto un prezioso reliquiario ligneo a forma di braccio che, in una teca centrale, custodisce devotamente un frammento osseo di San Lorenzo. Un ultimo, prezioso filo conduttore che lega la Ruvo di oggi alla sua storia più antica.
Prima di addentrarci nelle vicende dell'edificio, vale la pena ricordare a chi fosse dedicato. San Lorenzo è stato un celebre diacono della Chiesa Romana, martirizzato sotto l'imperatore Valeriano per non aver rinnegato la propria fede. La tradizione agiografica lo ricorda come l'uomo che distribuì i tesori della Chiesa ai poveri e che morì bruciato su una graticola – un dettaglio, quest'ultimo, tanto celebre quanto storicamente incerto.
Nell'iconografia classica, Lorenzo è quasi sempre raffigurato come un giovane diacono che reca con sé la palma del martirio, una borsa con il tesoro e la sua immancabile graticola. Il suo corpo riposa a Roma, nella cripta della confessione della basilica a lui intitolata sulla via Tiburtina, accanto ai santi Stefano e Giustino.
La presenza della chiesetta ruvese dedicata al martire è attestata fin dal Medioevo. Il documento più antico che ne fa menzione risale al 1223, in cui l'edificio viene localizzato chiaramente "non lontano dalla città", e più precisamente "prope portam de Sarra iuxta viam qua itur Terlitium" (vicino a porta de Sarra, lungo la via per la quale si va a Terlizzi).
Dalle antiche carte della Matricula scopriamo inoltre che la chiesetta era in parte proprietà di un giudice locale, un certo Sifandus, che in un atto di devozione decise di donare le sue quote al Capitolo Cattedrale di Ruvo.
La piccola chiesa rurale sopravvisse per molti secoli. L'ultima traccia documentale della sua esistenza risale al 1765, quando il vescovo Pietro Angelo Ruggieri la incluse nell'elenco delle chiese rurali della diocesi redatto in occasione della sua relatio ad limina (una relazione formale sullo stato della diocesi inviata a Roma). Dopo questa data, l'edificio scompare gradualmente dalle cronache.
Sebbene la chiesetta sia andata perduta, il culto di San Lorenzo a Ruvo ha lasciato preziose testimonianze artistiche. La più importante è senza dubbio la splendida statua litica (in pietra) risalente al XVI-XVII secolo, oggi custodita nella navata sinistra della Concattedrale, vicino all'ingresso della cappella del Santissimo Sacramento.
Quest'opera si distingue per la ricchezza dei dettagli scultorei. Il santo poggia su un plinto dalle eleganti facce concave, impreziosito agli angoli da teste di cherubino, mentre la figura del diacono è caratterizzata da una raffinata simbologia: sotto il braccio destro stringe un libro, emblema dei suoi profondi studi teologici e umanistici, mentre con la mano sinistra regge la tradizionale graticola. La dalmatica, l'abito liturgico tipico dei diaconi, completa la composizione con un prezioso decoro floreale, i cui motivi sembrano germogliare armoniosamente da un mascherone scolpito alla base.
In passato, questa statua – già inventariata nel 1801 – troneggiava al centro di una cappella dedicata al santo che si apriva sulla navata destra della Cattedrale. Questa cappella faceva parte di una serie di cappelle laterali (quelle del Crocifisso, di San Biagio e del Santissimo) che furono purtroppo abbattute durante i radicali restauri di inizio Novecento, volti a ripristinare le linee romaniche del tempio. Nel corso degli stessi restauri fu distrutto anche il soffitto dipinto della stessa chiesa. Sul tavolato era raffigurato anche San Lorenzo in un piccolo clipeo.
A partire dal Seicento, la devozione verso il diacono romano trovò una nuova "casa" nella chiesa di Santa Maria Maddalena, annessa al vicino complesso dei frati Cappuccini.
Sull'altare maggiore di questa chiesa venne collocata una statua lignea del santo, presumibilmente realizzata da Francesco Paolo Antolini (autore di un'omologa e sopravvissuta statua di Santa Lucia). Purtroppo, questa statua in legno – che raffigurava Lorenzo in una sgargiante dalmatica rossa, con lo sguardo rivolto al cielo, la palma del martirio al petto e la graticola nella mano sinistra – è andata distrutta o dispersa insieme all'antico altare maggiore ligneo.
Tuttavia, all'interno della chiesa dei Cappuccini, il legame con il martire è ancora oggi vivo e tangibile: vi è infatti esposto un prezioso reliquiario ligneo a forma di braccio che, in una teca centrale, custodisce devotamente un frammento osseo di San Lorenzo. Un ultimo, prezioso filo conduttore che lega la Ruvo di oggi alla sua storia più antica.



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